Terre e rocce da scavo, modifiche in vista

Il 16 aprile scorso il Governo ha licenziato il possibile testo del decreto legislativo con cui dare attuazione alla direttiva 2008/98/CE, sulla gestione dei rifiuti, che ha sostituito e abrogato (con effetto dal 12 dicembre 2010) alcune previgenti direttive comunitarie sull’argomento (75/439/CE, 91/689/CE e 2006/12/CE).

Il provvedimento prevede una quasi totale riscrittura della parte quarta del d.lgs. 152/2006 operando una sorta di rivisitazione di alcuni concetti fondamentali come le nozioni di rifiuto, riciclaggio, recupero, responsabilità dei gestori di rifiuti e, in particolare, di sottoprodotto.

La prossima revisione anche di quest’ultimo concetto potrebbe comportare almeno due conseguenze.
1) La definizione di questo concetto non sarà più elencata tra le varie definizioni di cui all’art. 183, ma verrebbe compiutamente indicata in un apposito articolo, il 184-bis, che recherebbe una descrizione più distesa e lineare di cosa potere e dovere intendere quando si parla di “sottoprodotti”.
2) Tutti quei materiali che, avario titolo, possono considerarsi sottoprodotti vengono attratti unicamente da tale nuova norma. Vengono così a scomparire distinzioni di sorta o peculiari tipologie di sottoprodotti. Tra queste, sinora sono da ricomprendersi le terre e le rocce da scavo, che a mente dell’ancora vigente art. 186, intanto godono di una disciplina particolare soltanto se vengono “ottenute quali sottoprodotti”.

Nella bozza di decreto si registra subito una importante differenza tra l’attuale disciplina e quella che potrebbe venire: mentre l’articolo 186, specifico in argomento, disegna una gestione dei materiali da scavo alquanto vincolata (1), la ricomprensione di fatto delle terre/rocce tra i sottoprodotti, così come definiti dall’art. 184-bis, in mancanza di un’apposita norma porta a semplificare la gestione, non richiedendosi più tutti gli stringenti requisiti in precedenza (o meglio, a oggi) imposti dalla normativa ambientale.

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Note
1. Utilizzo esclusivamente per reinterri, rilevati, rimodellazioni e riempimenti; caratterizzazione dei materiali a spese dell’utilizzatore e rispetto dei limiti tabellari del t.u. ambiente; necessaria previsione progettuale di detto utilizzo, che deve essere preventivamente assentita dall’autorità competente; obbligo di gestione quali rifiuti del materiale eventualmente residuo; limiti temporali al deposito dei materiali da scavo.

A cura di P. Costantino e P. De Maria (tratto da L’Ufficio Tecnico 6.2010)

Foto di apertura di MathKnight (wiki)


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