Strutture miste acciaio e cls per l’ottimizzazione strutturale degli edifici

Le aree a elevato rischio sismico (zone 1 e 2 secondo la Classificazione sismica della Protezione Civile 2015) sono circa il 44% della superficie nazionale (131 mila kmq) e interessano il 36% dei comuni (2.893). Nelle aree ad elevato rischio sismico vivono 21,8 milioni di persone (36% della popolazione), per un totale di 8,6 milioni di famiglie e si trovano circa 6,2 milioni di edifici. Basterebbero questi numeri per comprendere quale sia il livello di rischio a cui è esposta gran parte della popolazione italiana e del patrimonio edilizio nazionale.

Non a caso, l’adeguamento sismico così come la costruzione di nuovi edifici in sicurezza sismica sono temi che, anche per effetto del terremoto dello scorso 24 agosto e successivi (culminati con il sisma del 31 ottobre), hanno visto crescere l’interesse sia dal punto di vista metodologico che strategico. Proprio per questo, a L’Aquila, luogo simbolo per la prevenzione del rischio terremoto, si sono riuniti rappresentanti del mondo accademico, della professione e delle aziende per discutere sul recupero dell’esistente e per costruire il nuovo in sicurezza sismica.

Al centro del dibattito, di cui daremo conto nel seguito di questo articolo, il ruolo delle strutture miste acciaio e cls e l’importanza di una visione globale nella progettazione sismica, come ha avuto modo di sottolineare Roberto Scotta, dell’Università di Padova, davanti a una platea di 150 ingegneri e progettisti.

Progettazione antisismica e visione globale

La visione complessiva nell’approccio progettuale per realizzare strutture antisismiche o per adeguare quelle esistenti è stato il fil rouge che ha guidato l’intervento del professor Roberto Scotta dell’Università di Padova, invitato per presentare e commentare i risultati scientifici emersi dai cicli di prove sperimentali effettuate presso l’ateneo della città veneta.

Perché le strutture miste acciaio – cls consentono una ottimizzazione delle strutture? “Poiché infatti, in prima fase le travi sono in semplice appoggio sui pilastri”, ha spiegato Scotta, “si ha trasferimento dai nodi verso la campata delle sollecitazioni per i carichi di prima fase”. L’ottimizzazione strutturale si verifica dunque perché risultano meno sollecitate le zone nodali delle travi laddove si deve esplicare la dissipazione energetica durante l’azione sismica e più sollecitate le zone di campata laddove vi è maggiore disponibilità di calcestruzzo compresso.

Dalla teoria alla pratica

Gli intrventi dell’ing. Stefano China, direttore tecnico di Tecnostrutture, e dell’ing. Alessandro Corazzin, strutturista e sviluppatore software hanno tradotto nella pratica quotidiana le osservazioni formulate durante il convegno. Corazzin, in particolare, ha affrontato il tema dell’interoperabilità tra software FEM, BIM e software di calcolo NPS®. China ha invece illustrato degli esempi applicativi di strutture miste, approfondendo gli aspetti progettuali con particolare focus su l’adeguamento sismico. Strutture tecnologicamente evolute, quali ad esempio le strutture miste-acciaio-calcestruzzo di tipo NPS®, possono contribuire a realizzare degli interventi estremamente efficaci di adeguamento sismico offrendo dei benefici in termini di affidabilità e leggerezza.

Classificazione sismica dei fabbricati

L’ing. Andrea Barocci, consigliere dell’associazione Ingegneria Sismica Italiana ha presentato un tema prioritario per la riduzione del rischio sismico: la classificazione della vulnerabilità sismica dei fabbricati. Si tratta di un tema entrato nell’agenda del Governo Renzi e che ci si augura di poter vedere sviluppato nell’immediato futuro, come ha confermato lo stesso Barocci.

Twitt-Barocci


Lascia una risposta

L'indirizzo email non verrà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

News dal Network Tecnico