Strutture a travi reticolari autoportanti, le ragioni della sostenibilità

Un edificio si definisce sostenibile quando il suo impatto ecologico complessivo risulta bilanciato dall’adozione di tecnologie tali da compensare il prelievo di risorse ed energia dall’ambiente.
Il concetto di sostenibilità applicato alle costruzioni implica una molteplicità di requisiti, a cominciare da quelli connessi alle soluzioni costruttive scelte. Tra queste, le travi reticolari autoportanti presentano caratteristiche significative funzionali alla sostenibilità.

In quanto prodotti prefabbricati, infatti, eliminano i consumi di risorse energetiche, materiali e umane tipici delle lavorazioni in cantiere. Dalla prefabbricazione degli elementi strutturali deriva un minor impatto ambientale in virtù sia dei minori consumi di risorse anzidetti – minor utilizzo di energia, contenute emissioni di gas serra, ridotto inquinamento acustico – sia dei ridotti tempi di esecuzione.

Le travi reticolari sono elementi prefabbricati in grado di sostenere il proprio peso e quello degli elementi gravanti su di esse ancor prima del getto di calcestruzzo in cantiere. Completata la posa, la struttura è in grado di sostenere anche il sovraccarico di esercizio.
Le strutture reticolari autoportanti si prestano anche alla realizzazione di elementi di dimensioni e portata considerevoli, con ridotte sezioni resistenti grazie alle proprietà meccaniche tipiche dell’acciaio.

Gli elevati standard qualitativi delle diverse tipologie produttive consentono di realizzare opere di ridotto impatto, facilmente inseribili nell’ambiente circostante”, dichiara Giancarlo Coracina di Acai, l’Associazione fra i costruttori in acciaio italiani, che già è intervenuto su Ingegneri.cc con alcune considerazioni riguardanti le nuove Norme tecniche per le costruzioni (leggi articolo).

Bisogna inoltre mettere in risalto che le opere che utilizzano le travi reticolari autoportanti garantiscono una più elevata durabilità nel tempo. Questo si traduce in una riduzione degli interventi di manutenzione con un conseguente abbattimento dei costi di mantenimento dell’opera. A fine vita, inoltre, l’anima in acciaio è interamente riciclabile mentre i detriti possono essere reinseriti nel ciclo costruttivo”.


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