Solare termodinamico a sali fusi: il primo in Italia

In questi caldi giorni di luglio è stata inaugurata a Priolo Gargallo (Siracusa) la Centrale Solare Archimede, un investimento interamente Enel, senza aiuti statali, che vede lo sviluppo di un progetto Enea. La centrale è del tipo solare termodinamico con tecnologia a sali fusi, integrata con un impianto a ciclo combinato in grado di funzionare per 24 ore al giorno, anche in assenza di sole. L’impianto ha una potenza di 5 MWe permettendo un risparmio di 2.100 tep/anno (tep = tonnellate equivalenti di petrolio) ed evitare 3.250 g CO2/anno.

Il solare termodinamico siciliano consiste in un sistema a collettori parabolici lineari, che concentrano la radiazione solare su un tubo ricevitore in vetro e acciaio, nel quale si trova il vettore energetico (olio minerale, sali fusi e gas, ad esempio). Si ha quindi il primo passaggio: il fluido vettore assorbe la radiazione solare e la trasforma in energia termica. Quest’ultima viene quindi trasportata e accumulata oppure direttamente trasformata in energia meccanica e quindi elettrica, attraverso uno scambiatore di calore che alimenta un ciclo vapore. La particolarità dell’impianto siciliano è il fluido vettore utilizzato. Di solito si tratta di olio minerale che raggiunge temperature prossime ai 400°C, in questo caso invece (il primo al mondo) è stata utilizzata una miscela di sali fusi, che permettono di raggiungere temperature comprese tra i 290 e i 550°C. Inoltre il sistema di accumulo dell’energia termica, che permette un funzionamento continuo dell’impianto, è molto efficiente e garantisce perdite di appena l’1% del calore accumulato.
A ciò si aggiunge che Enea ha sviluppato nuovi collettori solari e un nuovo tubo ricevitore in cui scorre il fluido vettore.

Ma esistono altre tecnologie solari termodinamiche che stanno maturando. Si tratta di:
sistemi a torre centrale: utilizzano centinaia di specchi riflettenti disposti a cerchio che seguono il movimento del sole, concentrandone la luce su un ricevitore posto sulla sommità di una torre, di alcune decine (o centinaia) di metri di altezza;
sistemi dish-stirling: costituiti da un grande paraboloide riflettente ad inseguimento che concentra la radiazione solare nel punto focale. In questo caso il ricevitore è un motore a combustione esterna: il motore stirling. Sul punto focale si ha un fattore di concentrazione pari a 2.000 soli, che rende ideali questi sistemi per l’alimentazione di utenze isolate dalla rete elettrica.

Si vanno quindi ad affiancare alle “tradizionali” fonti di energia rinnovabile anche questi sistemi di sfruttamento dell’energia solare, che possono andare ad implementare il mix con cui dovrebbe essere costituito il parco energetico nazionale: fonti non rinnovabili, rinnovabili e nucleare.

Articolo di Roberta Lazzari

Fonti:
www.ansa.it
www.nextville.it


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