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L’attenzione espressa dalle norme tecniche emanate negli ultimi anni sul tema della resistenza al fuoco delle strutture impone un’evoluzione culturale e concettuale in termini di competenze specifiche e di figure professionali esperte nel campo dell’antincendio, e la necessità di ricorrere a strumenti operativi e modelli di calcolo in grado di prefigurare scenari di incendio e simulazioni di comportamento e collasso delle strutture.

La progettazione antincendio in Italia è stata a lungo sottovalutata, a causa principalmente della mancanza di una formazione specifica dei progettisti in questo settore, e relegata a mera attività complementare alla progettazione architettonica e strutturale, eseguibile da chiunque avesse la capacità di applicare le indicazioni prescrittive definite nei decreti ministeriali in fase di progettazione e i dati sperimentali contenuti in tabelle in fase di verifica e certificazione.

Per anni il livello minimo di prestazione degli edifici in tema di antincendio, fatti salvi i casi di costruzioni per le quali il legislatore aveva definito un chiaro riferimento normativo, è stato prefigurato dal progettista architettonico attraverso la definizione della resistenza al fuoco delle strutture e la compartimentazione antincendio. Il criterio seguito era quello della circolare 91/1961, Norme di sicurezza per la protezione contro il fuoco dei fabbricati a struttura in acciaio destinati ad uso civile (con riferimento non solo a strutture in acciaio, ma anche a pareti in laterizio e calcestruzzo e solai in laterizio, in c.a. e c.a. precompresso – tabelle 2 e 3), mediante la determinazione di una classe minima di resistenza al fuoco sostanzialmente funzione di una grandezza rappresentativa del materiale combustibile, e quindi del suo carico d’incendio (C = kq), presente in un dato compartimento antincendio. La suddetta circolare non faceva alcun riferimento al rapporto esistente tra la classe determinata e la potenziale durata dell’incendio reale, né a quale obiettivo di resistenza si intendesse classificare la struttura. Semplicemente si assegnava una classe di resistenza al fuoco a una struttura o a un compartimento e si assumeva che fosse in grado di garantire le caratteristiche prestazionali per tutta la durata dell’incendio che, sulla base del carico d’incendio calcolato, si sarebbe potuto sviluppare. Questo appiattimento culturale ha generato uno svilimento generale della disciplina relativa al comportamento e alla resistenza al fuoco delle strutture da cui oggi è indispensabile emanciparsi, a causa non solo dell’ampliarsi dei riferimenti normativi, dalle norme UNI alle EN degli Eurocodici (si veda in particolare EN 1991 1-2 del 2002: Eurocode 1 – Actions on structures – Part 1-2: General actions – Actions on structures exposed to fire), ma anche soprattutto dell’introduzione di un nuovo approccio di tipo prestazionale per la progettazione delle strutture e degli involucri edilizi.

Lo sviluppo tecnologico delle costruzioni e la necessità di contenere il più possibile il loro costo, a parità di livello di sicurezza, ha sollecitato il ridimensionamento dell’approccio prescrittivo, vale a dire quello legato strettamente all’applicazione della norma senza alcuna percezione del livello di sicurezza raggiunto, a favore di un approccio in un cui l’obiettivo è proprio il livello di prestazione/sicurezza che si intende raggiungere, secondo quanto indicato nel d.m. 9 marzo 2007, Prestazioni di resistenza al fuoco delle costruzioni nelle attività soggette al controllo del Corpo nazionale dei Vigili del Fuoco, avvalendosi delle soluzioni ingegneristiche che la tecnica delle costruzioni e la tecnologia dei materiali mettono a disposizione, con un’analisi puntuale della prestazione posseduta alla conclusione dell’opera, secondo quanto previsto dal d.m. 16 febbraio 2007, Classificazione di resistenza al fuoco di prodotti ed elementi costruttivi di opere da costruzione.

Luisa Bravo, Ingegnere PhD, Libero professionista

L’articolo di Luisa Bravo continua sulla e-zine n. 6 di Ingegneri, a breve online, interamente dedicata ai software.

Sul numero 6 della e-zine:
– Progettazione e ricerca con i programmi ad accesso libero in rete
di Luca Gullì
– Progetto e certificazione antincendio. Strumenti per un’analisi dinamica
di Luisa Bravo
– I nuovi strumenti di fotogrammetria digitale per la conoscenza del patrimonio storico urbano: il rilievo degli ornati di Palazzo Albergati a Bologna
di Simone Garagnani
– Le scelte di un software per il territorio
di Aurelio Muzzarelli
– Sensibilità Digitali. Strumenti per la progettazione parametrico-generativa in architettura
di Alessio Erioli

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