Sisma Giappone: estesa l’area di sicurezza attorno alla centrale nucleare Fukushima

Si aggrava la situazione nella centrale nucleare di Fukushima. Nel primo pomeriggio le autorità giapponesi hanno deciso di allargare l’area di evacuazione attorno al complesso nucleare, portandola a 30 chilometri. Il Ministero dei trasporti nipponico ha decretato inoltre il divieto di sorvolo entro 30 chilometri dalla centrale.
Allo stato attuale non si tratta di un ordine tassativo a lasciare la zona, ma, avvertono le autorità, chiunque non lasciasse la zona è invitato tassativamente a rinchiudersi in casa.

Nel frattempo il livello medio di radioattività nell’ambiente è salito anche di 10 volte i valori normali (Tokyo) e addirittura di 21 volte nel distretto centrale di Shinjuku. In ogni caso, le autorità hanno assicurato che tali livelli, pur essendo anomali, non rappresentano un pericolo per la salute.
Alle porte della capitale invece, si legge in una nota dell’Ansa, la situazione è più preoccupante: nella prefettura di Ibaraki, a nordest di Tokyo e confinante con l’area martoriata di Fukushima, le radiazioni hanno raggiunto un livello pari a circa 100 volte quello ordinario.

La centrale di Fukushima, un breve identikit
La centrale di Fukushima I comprende, in realtà, sei impianti nucleari a cui se ne devono aggiungere altri due in fase di costruzione.
Dei sei impianti, soltanto tre (quelli indicati con i numeri 1, 2 e 3) erano in funzione al momento del terremoto di venerdì scorso, mentre gli altri erano spenti per manutenzione.

Il complesso è stato costruito a partire dal 1966, mentre l’entrata in esercizio del primo impianto si fa risalire a cinque anni più tardi, nel 1971. I sei impianti sono del tipo BWR (Boiling water reactor), progettati dalla General Electric e dalla Hitachi e complessivamente producono oltre 4.500 MW.
Per il raffreddamento questi impianti utilizzano acqua demineralizzata.
Il calore che si genera dalla fissione nucleare all’interno del reattore viene raffreddato dall’acqua che, riscaldandosi, vaporizza.
Il vapore ottenuto viene utilizzato per azionare una turbina e quindi viene fatto condensare e torna ad essere acqua allo stato liquido che rientra in circolo nel reattore.
Al momento del terremoto negli impianti 1, 2 e 3 sono scattate le valvole di isolamento del reattore ed è stato così interrotto il flusso di vapore alle turbine. Da quel momento il reattore è stato isolato dal resto della centrale e in questo casi il raffreddamento è garantito da un sistema di emergenza, azionato da generatori diesel.

L’acqua necessaria dal sistema di emergenza è prelevata da grandi serbatoi interni all’edificio del reattore e: il valore prodotto viene condensato all’interno dell’impianto e rimesso in circolo. Se questa situazione si protrae a lungo, come è avvenuto nell’impianto 1, per evitare l’accumulo di pressione il vapore può essere scaricato all’esterno su autorizzazione dell’autorità locale per la sicurezza nucleare.

Fonte Ansa, Wikipedia


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