Sicurezza: rischio interferenze nell’attività lavorativa

Il datore di lavoro è tenuto a garantire la sicurezza e la salute del proprio personale anche quando questo è impegnato presso altre aziende come per esempio nelle diffuse attività di outsourcing: l’obbligo di sicurezza si estende infatti a tutto l’ambiente lavorativo nel quale è chiamato a operare il lavoratore.

Questo è quanto stabilito in una recente sentenza della Cassazione in merito al rischio di interferenza nelle attività lavorative.
Da queste considerazioni della Suprema Corte ne deriva che il rischio eventuale alla sicurezza e alla salute del lavoratore può essere determinato non solo dal comportamento “errato” del datore di lavoro ma anche da attività di terzi.
Tutte le volte che vi sia la presenza di dipendenti – provenienti da più imprese – che operino nel medesimo “teatro lavorativo”, quest’ultimo deve essere considerato il loro ambiente di lavoro ai sensi degli artt. 4 e 5 del d.P.R. 27 aprile del 1955 n. 547. Di conseguenza, ciascun datore di lavoro è obbligato “a informarsi dei rischi derivanti dall’opera o dal risultato dell’opera degli altri attori sul medesimo teatro lavorativo e dare le conseguenti informazioni e istruzioni ai propri dipendenti” in forza dell’art. 2087 del codice civile.

La massima della sentenza
Ove lavoratori dipendenti da più imprese siano presenti sul medesimo teatro lavorativo nel quale i rischi lavorativi interferiscono con l’opera o con il risultato dell’opera di altri soggetti (lavoratori dipendenti o autonomi) e concorrono a configurare l’ambiente di lavoro (ai sensi degli artt. 4 e 5 del d.P.R n. 547 del 1955), ciascun datore di lavoro è obbligato, ai sensi dell’ articolo 2087 c.c., ad informarsi dei rischi derivanti dall’opera o dal risultato dell’opera degli altri attori sul medesimo teatro lavorativo e a dare le conseguenti informazioni e istruzioni ai propri dipendenti, l’applicazione di tale principio non subendo attenuazioni per la notorietà dell’impresa presso la quale il dipendente è inviato a lavorare per una presunta maggiore osservanza delle norme di prevenzione degli infortuni.” (Cass. Sez. Lavoro, 7 gennaio 2009 n.45).


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