Serbatoi interrati fissi. Bonifica da GPL

Nel caso di installazione di nuovo serbatoio previa rimozione di serbatoio fisso interrato che costituiva deposito di GPL, quali procedure occorre adottare per la sicurezza e la salvaguardia dell’ambiente?
A questa domanda rispondiamo pubblicando la soluzione proposta da Marco Vinci, editorialista della rivista Progetto Sicurezza, da cui abbiamo tratto il quesito (leggi anche (Spazi confinati: tecniche ed equipaggiamenti).

Premesso che in genere si riscontra la non compatibilità della presenza del nuovo serbatoio installato accanto a quello rimosso, occorre rilevare che, dal punto di vista di semplice rispondenza alla normativa vigente, i due serbatoi possono coesistere solo se il serbatoio da rimuovere sia in condizioni di sicurezza e cioè “bonificato” ed etichettato come tale da chi ha eseguito l’operazione, avendone titolo (leggi anche Spazi confinati e ambienti sospetti di inquinamento).

Nella circolare prot. n. 0012026 del 5 agosto 2010 del Dipartimento dei vigili del fuoco, del soccorso pubblico e della difesa civile – Direzione centrale per la prevenzione e la sicurezza tecnica (area prevenzione incendi – Largo S. Barbara, 2- Roma – diretta ai Comandi provinciali dei VV.F.) viene precisato quanto segue sulle operazioni di bonifica cui deve essere sottoposto il serbatoio rimosso affinché possa essere considerato alla stregua di un contenitore non pericoloso.

Un serbatoio può ritenersi ‘bonificato’ quando dallo stesso sia stata eliminata ogni traccia di fase liquida e la concentrazione della fase gas sia inferiore al 20% del limite inferiore di infiammabilità.
Per raggiungere tali condizioni la fase gas, non potendo essere immessa tal quale in atmosfera, di solito è convogliala in un altro recipiente idoneo; oppure, molto più frequentemente, ad un bruciatore munito di idonea fiamma pilota.

In ogni caso l’avvenuta bonifica del serbatoio deve essere adeguatamente certificata ed il contenitore etichettato.
Entrando nel merito delle operazioni di bonifica si ritiene che alcune fasi delle stesse siano caratterizzate, nella stragrande maggioranza dei casi, da criticità e, quindi, da livelli di rischio non compatibili con gli ambienti nelle quali vengono svolte.

Basti pensare che , quando si opera con azoto, la miscela deve essere inviata al bruciatore sino a quando quest’ultima non risulta più infiammabile.

In aggiunta il bruciatore, nella generalità dei casi, deve essere sistemato in ambienti destinati nell’ordinario ad altri utilizzi quali cortili, giardini ecc. caratterizzati da una forte vocazione domestica e da potenziali rischi interferenziali, che dovrebbero essere preventivamente valutati.

In relazione alle considerazioni sopra riportate, si evidenzia che le operazioni indicate possano essere svolte, per le criticità che esse presentano, non come prassi ‘normale’ di gestione del serbatoio, ma in situazioni ‘eccezionali’ dove l’adozione di opportune misure di prevenzione e protezione, tipiche delle condizioni emergenziali, mitigano, rendendoli accettabili, i fattori di rischio prima evidenziati”.

La circolare prosegue ricordando come qualsiasi operazione tecnica messa in essere non debba, in alcun modo, pregiudicare la sicurezza di alcuno.

A cura di Marco Vinci (tratto dalla rivista Progetto Sicurezza, Maggioli Editore)


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