RSPP, ASPP e datore di lavoro. Di chi è la responsabilità?

RSPP, ASPP e datore di lavoro. Di chi è la responsabilità?

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La figura del Responsabile del servizio di prevenzione e protezione – RSPP, introdotta inizialmente dal D.Lgs. 626/1994 è stata oggetto di modifica ad opera del D.Lgs. 81/2008 che, con l’art. 31, ne ha meglio delineato i requisiti soggettivi e le attribuzioni.

Quanto alle funzioni attribuite, esse possono essere suddivise nelle seguenti:

  • individuazione dei fattori di rischio, valutazione dei rischi e individuazione delle misure per la sicurezza degli ambienti di lavoro, nel rispetto della normativa vigente sulla base della specifica conoscenza dell’organizzazione aziendale;
  • elaborazione delle misure preventive e protettive;
  • elaborazione delle procedure di sicurezza per le varie attività aziendali;
  • proposizione dei programmi di informazione e formazione dei lavoratori;
  • partecipazione alle consultazioni in materia di tutela della salute e di sicurezza;
  • fornitura ai lavoratori delle informazioni necessarie.

Affinché il servizio di prevenzione e protezione possa svolgere adeguatamente i suddetti compiti il datore di lavoro ha il dovere di mettere a disposizione del servizio le informazioni sulla natura dei rischi, l’organizzazione del lavoro, la programmazione e l’attuazione delle misure preventive e protettive, la descrizione degli impianti e dei processi produttivi, i dati del registro degli infortuni e delle malattie professionali, le prescrizioni degli organi di vigilanza.

È evidente che tale quadro normativo induce a ritenere la figura del responsabile del servizio di prevenzione e protezione come organo dotato di funzioni propositive nei confronti del datore di lavoro, ed in particolare il dato normativo gli affida un ruolo essenzialmente consultivo.

In altre parole, il responsabile e gli addetti del servizio di prevenzione e protezione mantengono una “funzione essenzialmente consultiva e promozionale” e ciò la dottrina prevalente lo inferisce dall’assenza di obblighi penalmente sanzionati in capo ai predetti.

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RSPP, ASPP e reati propri del datore di lavoro

A questo proposito è stato affermato che i componenti del servizio aziendale di prevenzione, essendo semplici ausiliari del datore di lavoro, non possono venire chiamati a rispondere direttamente del loro operato, proprio perché difettano di un effettivo potere decisionale. Essi sono soltanto dei consulenti e i risultati dei loro studi e delle loro elaborazioni, come pacificamente avviene in qualsiasi altro settore dell’amministrazione dell’azienda (ad esempio, in campo fiscale, tributario, giuslavoristico, ecc.), vengono fatti propri da chi li ha scelti sulla base di un rapporto di affidamento liberamente instaurato e della loro opera si avvale per meglio ottemperare agli obblighi di cui è esclusivo destinatario.

L’RSPP ha il compito di coadiuvare il datore di lavoro nell’assolvimento dei suoi doveri, fornendogli quelle competenze tecniche ed organizzative di cui ha bisogno, attesa la varietà e complessità degli interventi diretti a garantire la tutela della salute e della sicurezza dei dipendenti, ma non ha autonomo obbligo di effettuare controlli sulla effettiva applicazione dei presidi antinfortunistici, in quanto privo di quella posizione di garanzia che il legislatore ha identificato espressamente in capo al datore di lavoro, al dirigente e al preposto, nell’ambito delle loro rispettive attribuzioni e competenze.

La norma che ha istituzionalizzato il servizio di prevenzione e protezione non ha identificato un nuovo garante della sicurezza, tantomeno, ha inteso trasferire su di esso quote di posizione di garanzia già attribuite al datore, al dirigente e al preposto. Solo chi è giuridicamente obbligato ad agire per attuare i precetti contenuti nella normativa sulla sicurezza e igiene sul lavoro è correlativamente il responsabile della loro violazione.

Tutti gli altri soggetti, non avendo obblighi di determinarsi per realizzare la sicurezza, non possono essere chiamati a rispondere della omissione di presidi antinfortunistici obbligatori.

Applicando le regole generali del diritto penale ai reati contravvenzionali in materia di sicurezza e prevenzione degli infortuni sui luoghi di lavoro, emerge che si tratta di reati propri, tali da poter essere commessi solo da soggetti che rivestano le speciali qualifiche individuate nel precetto legislativo sanzionato, ossia il datore di lavoro o il committente nel caso di appalto, il dirigente, il preposto, il medico competente, il progettista, il fabbricante, il venditore, ecc., figure soggettive tra le quali non spicca mai il responsabile o l’addetto al servizio di prevenzione e protezione.

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RSPP e datore di lavoro. Cosa succede in caso di infortunio?

Ci si domanda se dall’omissione di misure di prevenzione, la mancata o erronea valutazione dei rischi, l’assenza di idonee misure di prevenzione e protezione (per le quali non vi è punibilità dell’ RSPP) possa comportare una responsabilità del consulente allorquando dalle stesse derivi un infortunio.

In proposito è stato risposto che va distinto nettamente il piano delle responsabilità prevenzionali derivanti dalla violazione di norme di puro pericolo, da quello delle responsabilità per reati colposi di evento, quando cioè si siano verificati infortuni sul lavoro o tecnopatie in quanto, nel caso in cui l’errore valutativo del consulente abbia comportato non la creazione di un semplice stato di pericolo, ma la produzione di un evento lesivo dell’incolumità e della salute di un terzo, ci si trova davanti ad un reato comune di danno e la ricerca delle responsabilità va, quindi, compiuta alla stregua del normale criterio secondo cui qualunque comportamento colposo abbia contribuito a produrre l’evento lesivo, genera in chi l’ha posto in essere la responsabilità per ciò che è accaduto.

Anche il consulente che, agendo con imperizia, imprudenza, negligenza o osservanza di leggi e discipline, abbia dato un suggerimento sbagliato, oppure abbia trascurato di segnalare una situazione di rischio, inducendo così il datore di lavoro ad omettere l’adozione di una doverosa misura prevenzionale, risponderà assieme a questi dell’evento di danno derivatone, essendo a lui ascrivibile a titolo di colpa professionale che può assumere, in alcuni casi, un carattere addirittura esclusivo.

Secondo questo indirizzo giurisprudenziale, risulterebbe evidente la sussistenza, a carico dello stesso RSPP, di un obbligo di sicurezza che trova una sanzione mediata nel codice penale, realizzando così un sistema che – nel caso di specie – richiede al RSPP la realizzazione di un risultato e non semplicemente l’applicazione della ordinaria diligenza.

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La nuova formazione  sulla sicurezza  per RSPP e ASPP

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