Rischio sociale da frana. Come valutare i rischi per la popolazione italiana?

Rischio sociale da frana. Come valutare i rischi ai quali è soggetta la popolazione italiana?

Rischio sociale da frana

Per misurare il rischio sociale da frana e per capire quali strategie adottare sulla popolazione nel caso di eventi naturali, sono stati analizzati ben 1.017 fenomeni di instabilità gravitativa di versante fatali, ovvero frane, avvenute tra il 1861 e il 2015 lungo il territorio italiano ed i dati raccolti sono stati oggetto della ricerca pubblicata da Earth-Science Reviews ed eseguita dall’Istituto di ricerca per la protezione idrogeologica del CNR.

L’obiettivo dello studio è stato quello di proporre un approccio innovativo per quantificare in termini probabilistici distribuzione spazio-temporale, tempo di ritorno e impatto atteso sulla popolazione di questi eventi calamitosi, ovvero per quantificare il rischio sociale da frana alla quale è esposta la popolazione e la società italiana.

L’approccio proposto consente la valutazione in termini probabilistici della distribuzione spaziale e temporale del rischio attraverso l’uso dei dati di intensità e frequenza di oltre mille frane con vittime, che si sono manifestate durante un lasso di tempo di oltre 150 anni, ovvero dall’unità d’Italia a oggi.

 Lapproccio innovativo proposto utilizza dati storici relativi a un dettagliato catalogo per eventi dei quali sono disponibili informazioni accurate, sulla localizzazione e sul numero delle vittime, in base al quale si è quantificata la magnitudo dellevento franoso, spiega Mauro Rossi del Cnr-Irpi ideatore dello studio assieme ai coautori Fausto Guzzetti, Paola Salvati, Marco Donnini, Elisabetta Napolitano e Cinzia Bianchi.

I risultati dello studio, oltre a migliorare la zonazione del rischio a scala sinottica, hanno permesso per la prima volta una valutazione del tempo di ritorno delle frane fatali e dell’impatto atteso sulla popolazione.

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Quali sono i parametri in funzione dei quali è definito il rischio sociale da frana?

Rischio sociale da frane

Fig.1_Mappe che individuano le frane mortali delle quali si conosce l’entità degli incidenti mortali. La magnitudo delle frane mortali, misurate sul numero degli incidenti mortali, è raccolta in cinque classi identificate da punti di dimensione crescente e colori differenti ©A predictive model of societal landslide risk in Italy

Sulla base dei dati relativi alle frane fatali è stata applicata una distribuzione di probabilità per modellare il rischio sociale e stimare, per la prima volta, il tempo di ritorno delle frane in funzione dell’impatto atteso sulla popolazione.

Tempi di ritorno che variano in base alle zone, con valori che risultano:

  • bassi (inferiore ai 30 anni), per diverse porzioni delle Alpi centrali e del nord-est, delle Alpi occidentali e della Campania;
  • intermedi, nel settore nord-occidentale delle Alpi e in Liguria, e in aree limitate della zona di transizione Alpi-Appennini, in Calabria e nel settore nord-occidentale della Sicilia”.

Dallo studio è emerso, inoltre, che il rischio sociale da frana in Italia varia largamente ed è funzione della combinazione di tre parametri:

F – l’evento con il più alto numero di vittime registrato;

E – il numero totale di frane con vittime;

S – l’esponente della distribuzione di probabilità adottata che rappresenta la proporzione tra frane con bassa e alta magnitudo.

L’ideatore dello studio, sul rischio sociale da frane, ha precisato che: “le tre variabili sono state calcolate su una griglia con celle di 10 km di lato per consentire una valutazione regolare ed uniforme del rischio sociale sull’intero territorio nazionale”.

Fausto Guzzetti, direttore del Cnr-Irpi ha precisato che lo studio oltre a conoscere meglio le variazioni spazio-temporali del rischio sociale da frana in Italia, contribuisce a promuovere l’efficacia dei sistemi di allertamento nazionale e regionali, a progettare e implementare efficaci strategie di comunicazione, mitigazione e adattamento.

Non solo frane. Il nuovo approccio consentirà lo studio di altre tipologie di rischi

La frana è un fenomeno che si compone di una serie di processi che causano lo spostamento a valle (per rottura lungo una qualsivoglia superficie) di una massa di terreni e/o rocce formanti il pendio.

Le modalità di spostamento verso il basso (gravitativo) della massa sono strettamente legate alle caratteristiche geologiche, tettoniche, litostratigrafiche e idrogeologiche del pendio: il materiale può in generale crollare, ribaltare, scivolare, fluire (o colare). Questo tipo di fenomeno viene identificato in base al tipo dei materiali e alla meccanica del movimento.

Tali scenari sono stati analizzati con lo studio che ha permesso di elaborare un approccio in grado di fornire una rappresentazione coerente e realistica tale da poter essere applicata anche in contesti geografici al di fuori del territorio nazionale, dove le frane rappresentano un pericolo esteso e a volte sottovalutato.

Il catalogo dal quale sono state ottenute queste analisi rappresenta ununicità italiana, sia per lestensione temporale sia per il contenuto informativo, conclude Paola Salvati del Cnr-Irpi e coautrice del lavoro, ma il nostro approccio può essere applicato ad altre tipologie di rischi naturali e non, per i quali siano noti i dati di frequenza e di magnitudo.

Il modello proposto conferma la difficoltà nella modellazione di set di dati di tipo sparso, quanto sia complesso definire in modo univoco il rischio e come non sia sufficiente un solo parametro per definirlo correttamente. Attraverso lo studio viene ribadita l’importanza delle attività di raccolta e gestione di banche dati relative a eventi naturali, finora non riconosciute a sufficienza nonostante esse siano fondamentali ed indispensabili per una corretta valutazione dei rischi.

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