Ripensare la laurea in ingegneria. Studio su occupazione e remunerazione degli ingegneri

Il Centro Studi del Consiglio Nazionale degli Ingegneri (CNI) ha pubblicato, come ogni anno, uno studio sull’occupazione e sulla remunerazione degli ingegneri in Italia. Riportiamo la sintesi del documento, a firma del presidente del Centro Studi, ing. Romeo La Pietra.

Nel 2008, in base ai dati dell’indagine sulle Forze lavoro compiuta dall’Istat, i possessori di un titolo accademico (di ciclo breve o lungo) in ingegneria hanno raggiunto quota 542.000. Tra essi quasi il 40% ha meno di 35 anni, mentre un ulteriore 41% ha un’età compresa tra i 35 e i 55 anni.
Nello stesso anno il tasso di disoccupazione della popolazione in possesso di un titolo universitario in ingegneria è risultato pari al 3,1%, il più basso degli ultimi cinque anni.
La laurea in ingegneria si conferma dunque una “garanzia” per l’inserimento nel mercato del lavoro.
Ciò vale soprattutto per i laureati di ciclo lungo. L’indagine AlmaLaurea conferma, infatti, che il 78% circa dei laureati 2007 in ingegneria del vecchio ordinamento, a un anno dalla laurea, ha un’occupazione contro il 54,9% dell’universo dei laureati; la metà di essi ha, inoltre, impiegato due mesi a trovare un’occupazione e il 40% può contare su un contratto di lavoro a tempo indeterminato.

Dopo i laureati in medicina, quelli in ingegneria del vecchio ordinamento, a cinque anni dalla laurea, hanno la retribuzione netta mensile più elevata, pari a 1.678 euro, laddove la media complessiva è inferiore ai 1.350 euro. Quello retributivo è, però, un punto dolente che accomuna i laureati di ingegneria all’universo degli occupati in Italia.

Utilizzando i dati delle retribuzioni nette mensili rivalutate secondo gli indici Istat dei prezzi al consumo, esse si dimostrano decrescenti. Se i laureati in ingegneria del vecchio ordinamento nel 2000, a un anno dalla laurea, potevano contare su una retribuzione netta mensile di 1.330 euro, i loro “colleghi” laureatisi nel 2007 ne percepiscono quasi 100 di meno. E il quadro non cambia se si confrontano i redditi delle diverse coorti di laureati di ciclo lungo in ingegneria a cinque anni dalla laurea.
Questo è il principale motivo che spinge una quota crescente di laureati in ingegneria a cercare lavoro all’estero, dove i livelli di retributivi sono superiodi in media di circa il 25%-30% rispetto a quelli riscontrabili nel nostro Paese.

L’analisi si affina: ingegneri “puri” e ingegneri “ibridi”
L’indagine AlmaLaurea consente anche, per la prima volta, di valutare la condizione occupazionale dei laureati in ingegneria di ciclo breve (triennale) a tre anni dal conseguimento del titolo. Per affinare l’analisi, tali laureati sono distinti in due tipologie: i “puri”, quelli cioè che si sono immatricolati e laureati in corsi di laurea del nuovo ordinamento, e gli “ibridi” che si sono immatricolati in corsi quinquennali del vecchio ordinamento e hanno poi conseguito il titolo triennale del nuovo ordinamento.

I dati confermano quanto già affermato dal Centro Studi in precedenti rapporti: la laurea di primo livello viene percepita dalla grande maggioranza degli studenti di ingegneria come tappa di un percorso formativo più lungo e non come titolo da utilizzare per l’inserimento nel mercato del lavoro. A un anno dal conseguimento del titolo, infatti, quasi l’80% dei laureati del ciclo breve del 2007 ha proseguito gli studi e risulta iscritto ai corsi di laurea specialistica; distinguendo tra le due citate “tipologie”, la corrispondente quota arriva a sfiorare l’87% tra i laureati in ingegneria “puri”, mentre si riduce al 46,5% tra quelli “ibridi”. Quasi il 93% dei laureati triennali prosegue, inoltre, il percorso universitario nello stesso ateneo e nell’83,5% dei casi il percorso specialistico prescelto rappresenta il naturale proseguimento del corso di laurea di primo livello frequentato.

Il sistema basato sul “3+2” ha, inoltre, fallito l’obiettivo di ridurre il numero di laureati fuoricorso: nonostante la breve durata del ciclo specialistico (solo due anni) quasi il 50% dei laureati triennali in ingegneria del 2005 non ha ancora conseguito la laurea specialistica a tre anni dal conseguimento del titolo triennale. Limitando l’osservazione ai soli laureati “puri”, la quota dei fuoricorso supera il 52%, solo il 28,6% ha conseguito la laurea specialistica mentre un ulteriore 3,1% ha abbandonato gli studi.
Queste evidenze confermano la necessità di un profondo ripensamento dei percorsi accademici in ingegneria.

Articolo di Romeo La Pietra
Fonte Centro studi CNI


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