Riparte la proliferazione normativa: il progetto di legge sul controllo del settore edilizio in Emilia-Romagna

In data 14 ottobre 2010 si è tenuto presso la sede della Regione Emilia-Romagna un incontro conoscitivo finalizzato alla presentazione e discussione dei contenuti presenti nel disegno di legge regionale n. 336, presentato alla Giunta regionale il 30 luglio scorso dal relatore consigliere Tiziano Alessandrini.

Il testo di legge presenta non pochi punti che influiranno in modo deciso sulla pratica professionale e sulle procedure amministrative che la riguardano (leggi anche L’Odissea del progettista: D.I.A. o A.U.?) . Dopo una premessa discorsiva che enumera le finalità della legge (contenimento del tasso di illegalità del settore, aumento delle condizioni di sicurezza, incremento dell’efficienza complessiva del settore e della qualità realizzativi delle opere), viene esposto l’articolato della legge, che viene presentato (retorica ormai usuale che avvenga ogni qualvolta sono avanzate nuove norme che sovraccaricano l’apparato legislativo esistente in materia di edilizia e non soltanto) come orientato a semplificare, dematerializzare e rendere più efficienti e trasparenti le procedure.

Un preliminare esame della norma fa emergere, invece, preoccupazioni che spingono a pensare che gli esiti della sua applicazione porteranno nella direzione opposta. Dopo una esposizione dei principi generali e delle finalità politiche sottese all’iniziativa (artt. 1 e 2), si introducono, infatti, molti nuovi adempimenti, meccanismi di controllo e di documentazione aggiuntiva.

Viene, infatti, prevista (art. 3 c. 2) una intensificazione dei controlli sui cantieri, in base a criteri ancora da fissare ed in relazione alla dimensione dell’intervento ed alla pericolosità delle lavorazioni –  abbinando il tutto ad una, ancora non ben definita, “applicazione obbligatoria di sistemi informatici di controllo e registrazione automatica delle presenze nei cantieri” nonché dei flussi degli automezzi presenti.

L’art. 4 tratta delle procedure e della documentazione che attesta la regolarità delle operazioni di cantiere e dei soggetti, attraverso una informatizzazione delle notifiche e delle comunicazioni, prevedendo però specificazioni e nuove informazioni da comunicare agli enti preposti, anche su materie come catasto o avvalimento, certificazioni antimafia ed altro (art. 4 cc. 2), le quali sono tutte ampiamente coperte da esaustive e recenti normative nazionali ma che la regione si riserva di ridefinire ulteriormente.

Il capo III (artt. 5-9) stabilisce norme di controllo e coordinamento finalizzate all’innalzamento qualitativo del settore dei lavori pubblici (aggiornamento elenchi imprese e prezzi, controllo gare e contratti, trasparenza procedure e iniziative di spesa e così via, miglior coordinamento e scambio di informazioni tra gli enti preposti): tutti temi che sono contenuti nel Codice dei contratti (d.lgs. 1632006 e modifiche successive) e che, pertanto, sembrano soltanto oggetto di una messa a punto gestionale e di efficienza amministrativa.

Infine, a chiusura del capo III, si inseriscono (art. 9) requisiti e specifiche sulla qualità edilizia, da inserire nel contratto e nel capitolato, al fine di mettere al riparo la realizzazione dell’opera pubblica da ribassi eccessivi che ne pregiudichino la buona riuscita (cioè si prospettano disposizioni prestazionali sul rendimento energetico da ottenere, sull’eco-compatibilità, sulla salubrità dei materiali e sulla mitigazione dei rischi sul lavoro – come se tutto questo non facesse già parte di normative tecniche mature e come se non fosse consustanziale alle competenza e ai compiti di una stazione appaltante al momento della preparazione di una gara, art. 9 c. 2).

La legge si chiude con un’ultima parte di disposizioni ed adempimenti che riguardano la committenza privata. Si avanzano compiti (regionali) di ricognizione e segnalazioni di sorveglianza, raccolta dati ed informazioni (art. 10, c.2); si stabiliscono meccanismi di sospensione del titolo abilitativo (legato ad adempimenti ed attestazioni che riguardano la rispondenza dell’impresa a criteri di idoneità tecnico-professionali, posti alla base di appositi elenchi regolali da istruire, art. 11, c. 2 e 3).

Come avviene per tutte le norme di principio, è prematuro valutare la piena portata e le conseguenze di questo progetto di legge. Sembra, però, che al momento ci si trovi di fronte ad un testo eterogeneo, che mescola in modo poco coerente azioni di promozione della efficienza e di concorrenzialità degli interventi pubblici e privati (ovvero iniziative che non possono che essere appannaggio di apposite politiche attive e di incentivo e che non sono istituibili per decreto), prescrizioni e ulteriori adempimenti legati all’istituzione di nuovi strumenti regionali di controllo informativo (meccanismo che promette di duplicare ed appesantire norme nazionali già in funzione),  previsione di più elevati livelli nel rendimento dei manufatti edilizi (già oggetto di apposita normativa tecnica).

Tutto questo si inserisce all’interno di un orientamento, fortemente preoccupante, di moltiplicazione delle disposizioni legislative a livello regionale, volte a definire e specificare dettagliatamente ogni atto tecnico e gestionale che riguarda il progetto di ingegneria. Questo porta ad espropriare gli operatori ed i professionisti della proprie prerogative intellettuali e, sotto molti aspetti, apre alla possibile deresponsabilizzazione di tutti gli attori (pubblici e privati) coinvolti nel processo edilizio, i quali si vedono declassati a smistatori di documenti o a certificatori di atti. Tale tendenza è testimoniata anche da altri provvedimenti regionali recenti, come il d.g.r. 10712010 sulla redazione dei progetti strutturali e dal precedente d.g.r. 1212010 sulla sismica (leggi anche Riduzione rischio sismico: vademecum procedurale in Emilia-Romagna).

Articolo di Luca Gullì


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