Rinnovabili? Sì, ma da un’altra parte

Quante volte sentendo parlare di energie alternative ci si è imbattuti in frasi quali:
Energia termica ottenuta grazie alla combustione dei rifiuti in inceneritori? No grazie.
Pale eoliche? Rovinano il panorama.
Pannelli solari? Solo se piazzati in Sahara.

Il primo argomento mi riservo di discuterlo in un successivo articolo. Mi preme ora mettere a confronto alcune notizie riportate recentemente sui principali quotidiani e sulla rivista Il Venerdì de La Repubblica.
In linea con il Protocollo di Kyoto, tutti i paesi che hanno sottoscritto tale accordo si sono impegnati a ridurre le emissioni di anidride carbonica, il principale gas serra, prodotto principalmente dalla combustione dei prodotti petroliferi. Quindi occorre impegnarsi nello sviluppo e nell’utilizzo di fonti di energia alternative meno impattanti. In particolare, l’Europa si è posta quale obiettivo da perseguire entro il 2020 la riduzione del 20% delle emissioni di anidride carbonica.

Una delle possibili alternative è l’energia eolica. Dai mulini a vento contro cui lottava Don Chisciotte, si è ora arrivati a piloni eolici, che, nel caso di Poggi Alti a Scansano, in Toscana, hanno le seguenti caratteristiche: 70 m di altezza, un rotore a tre pale con un diametro di 90 m, che produce 2 MW di energia. L’utilizzo di questi dieci piloni è sospeso a oggi, a seguito di una sentenza del Consiglio di Stato, in quanto la famiglia Biondi Santi (produttori del Morellino), sostenuta da Italia Nostra, si è opposta a tale scempio paesaggistico, essendo il parco eolico sorto di fronte al castello di Montepò, residenza dei produttori vinicoli.
Occorre far presente che la costruzione di tale centrale eolica rientra nel piano energetico della regione Toscana che, nel 2000, prevedeva la produzione di 300 MW da energie rinnovabili.

Italia Nostra propone l’energia geotermica nel nostro paese, lasciando l’eolico a zone maggiormente ventose quali l’Africa settentrionale, a detta del Comitato nazionale del paesaggio.
A quanto pare il Continente Nero è ora preso di punta per un altro grandioso progetto. Un parco fotovoltaico impiantato nel Sahara, di dimensioni pari a quelle della Lombardia, con centinaia di specchi piatti.
L’Istituto per l’energia della Commissione europea, promotore del piano, garantisce che si riuscirebbe a catturare l’energia necessaria per riscaldare tutto l’inverno il Vecchio Continente.
Molti sono però d’accordo con le perplessità poste da Michele Serra nell’Amaca (del quotidiano La Repubblica), ovvero sul fatto se oltre al progetto si sia fatto un bilancio economico-ambientale per il Sahara e le popolazioni che vi abitano.

A questo punto sorge spontaneo il confronto tra il caso di Scansano, valutato ai limiti della criminalità, e il progetto fotovoltaico sahariano, grandiosa opera di ingegneria per liberarci dalla dipendenza dal petrolio. Sia valido anche in questo caso il detto: lontano dagli occhi, lontano dal cuore?
Certa è una cosa: il paesaggio va preservato, ma continuando a utilizzare il petrolio, per quanto tempo ancora la nostra terra sarà in grado di offrirci un buon bicchiere di vino?

In Italia dobbiamo combattere contro una burocrazia contorta e uno spettro molto ampio di interpretazione delle leggi, che nel caso delle energie alternative, spesso, porta ad un blocco dei progetti, magari già realizzati, come il caso di Scansano appunto, ma non solo, dove i piloni restano, ma senza fare il loro dovere.

Articolo dell’ing. Roberta Lazzari


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