Riforma delle professioni: una querelle infinita. E la proposta Lauro fa imbufalire i professionisti

Iniziativa semplicemente ridicola. Va giù duro il Consiglio nazionale degli architetti nel commentare la proposta del senatore Raffaele Lauro di abolire l’articolo 33 della Costituzione. In pratica azzerare Ordini professionali e gli Esami di Stato di abilitazione. E tutto questo, praticamente, in simultanea con la lettera che il presidente del Consiglio nazionale degli Ingegneri, Giovanni Rolando, ha inviato al neo ministro della giustizia, Nitto Palma.

Dunque, con l’inizio di agosto di aprono due fronti nella infinita querelle della riforma delle professioni, che cerchiamo di riassumere sinteticamente. Da un lato troviamo un senatore della maggioranza che propone un’iniziativa di legge per abolire gli ordini professionali, dall’altro c’è una lettera del CNI al responsabile del dicastero della giustizia in cui si auspica l’apertura di “un progetto di ampio respiro incentrato sulla valorizzazione delle competenze professionali, non a difesa di interessi corporativi, ma come imprescindibile garanzia della collettività di avvalersi di prestazioni qualificate che, nel nostro caso, significa operare mettendo la sicurezza delle persone al primo posto”.

E proprio ai ministri del lavoro Sacconi e a quello della giustizia Nitto Palma si rivolgono gli architetti del consiglio nazionale, realmente imbufaliti dalla proposta di Lauro. Chiedono in sostanza una netta presa di distanza da questa iniziativa.

Se non lo facessero”, scrive il CNAPCC, “il sospetto che il senatore Lauro sia un mero esecutore di volontà altrui prenderebbe corpo e forma. Fa riflettere – infatti – che, mentre meno di 48 ore fa il Ministro del Lavoro tentava di ricucire un rapporto con i rappresentanti dei professionisti italiani, un parlamentare di maggioranza, peraltro privo di specifiche competenze nella materia, intervenga in modo totalmente sconclusionato su di un argomento così delicato e importante come la riforma delle professioni”.

Ma perché, secondo Lauro, si dovrebbero abolire gli ordini?
Secondo il senatore del Pdl gli ordini professionali si sono trasformati in corporazioni che hanno il solo obiettivo di difendere privilegi acquisiti e che forniscono ai cittadini servizi mediocri. A rinforzare le proprie argomentazioni, Lauro sostiene che si tratta di un serio ostacolo alla libera concorrenza e cita uno studio della Banca d’Italia che ha stimato una perdita di oltre 10 punti di PIL a causa della presenza degli ordini.

Risponde subito per le rime il CNAPCC, rilevando come “appaiano del tutto fantasiose e infondate le argomentazioni circa il costo in termini di PIL degli ordini: numeri del tutto inventati e buttati a caso solo per dare una parvenza di credibilità ad una iniziativa semplicemente ridicola”.

Una cosa – conclude la nota – è discutere della modernizzazione del Paese e, con questa, dell’aggiornamento delle professioni e delle loro strutture organizzative ed istituzionali, altro è lasciarsi andare a parole in libertà delle quali nessuno di noi ha bisogno”.

 

a cura di Mauro Ferrarini


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