Riforma delle professioni: tappe cadenzate per gli ingegneri

Nuovo faccia a faccia tra Ordini professionali e Guardasigilli, lo scorso 21 luglio. Questa volta per discutere su un documento di principi unitario consegnato dagli Ordini nelle mani del Ministro della giustizia Angelino Alfano.

Esprimono soddisfazione sull’incontro gli ingegneri, nonostante fosse sicuramente arduo l’impegno preso in primis da loro e dal presidente del Consiglio Nazionale degli Ingegneri, Giovanni Rolando: riunire i professionisti attorno ad un tavolo e trovare un testo condiviso da tutte le professioni tecniche, indipendentemente dall’appartenenza al Pat (Professionisti dell’area tecnica).

A questo si è giunti: un testo elaborato anche con il contributo del Cup (Comitato unitario delle professioni) e infine dallo stesso Cup condiviso. “Un percorso che ha rappresentato un segno di grande maturità da parte di tutte le professioni – ha detto Rolando – arrivando ad una posizione unitaria pur essendo 27 le professioni coinvolte e diversi i punti di vista in campo”.

E l’apprezzamento per i passi fatti sinora e l’unitarietà di intenti è arrivato anche dal Ministro Alfano. Dunque ora si va avanti e la strada è segnata: a breve, la trasformazione del testo di principi presentato dagli Ordini in testo di legge, con gli ingegneri che si sono già impegnati a dialogare con l’ufficio legislativo del Ministro per affrontare anche questo step.

Un tavolo con Confindustria per la vexata quaestio delle tariffe minime
Nello stesso tempo, però – ha precisato il presidente Rolando – riteniamo sia necessario anche un incontro con altri interlocutori, quali Confindustria e il suo presidente Emma Marcegaglia”, con cui è ancora aperto un dibattito sulla riforma ed in particolare sulla questione del ritorno alle tariffe minime delle prestazioni, che ha trovato una netta contrarietà da parte dello stesso presidente confindustriale.

A tal proposito, gli ingegneri ribadiscono che soprattutto il comparto tecnico ha bisogno di tariffe minime, a garanzia della collettività: “non si può equiparare un discorso puramente commerciale come quello degli industriali, che usufruiscono peraltro di finanziamenti pubblici in tempi di crisi, con un discorso professionale, dove i soggetti sono garanti dello Stato verso la collettività – ha aggiunto il presidente del CNI – Sono posizioni non paragonabili e si arriva ad assurdi come il fatto che i costi relativi alla sicurezza delle imprese non sono soggetti a ribasso, mentre i professionisti che progettano quella sicurezza sono sempre in regime di concorrenza e, in taluni casi, costretti a fornire ribassi anche del 90% e quindi a lavorare ampiamente in rimessa pur di rimanere sul mercato. Sono comunque certo che con un confronto pacato, anche con il Presidente Marcegaglia, gli Ordini sapranno spiegare le loro motivazioni e fugare ogni dubbio. Il tutto nell’interesse del cittadino”.

 

Fonte ufficio stampa CNI


Lascia una risposta

L'indirizzo email non verrà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

News dal Network Tecnico