Renewable Energy Sources: approfondiamo la direttiva RES

Il 30 novembre 2010 è stato approvato dal Consiglio dei Ministri, in via preliminare, il decreto legislativo che recepisce la direttiva 2009/28/CE del Parlamento europeo e del Consiglio del 23 aprile 2009 sulla promozione dell’uso dell’energia da fonti rinnovabili, recante modifica e successiva abrogazione delle direttive 2001/77/CE e 2003/30/CE, anche detta Direttiva RES (Renewable Energy Sources).

Il primo importante obiettivo della direttiva RES è il conseguimento entro il 2020 di una quota pari al 17% di energia prodotta da fonti rinnovabili rispetto al consumo finale lordo (energia utilizzata per scopi industriali, di trasporto, per le famiglie, per i servizi privati e pubblici, per l’agricoltura, per la sivilcoltura e per la pesca). Di questo 17% la quota destinata al trasporto dovrà essere almeno pari al 10%. Tale direttiva punta ad incrementare l’utilizzo delle fonti rinnovabili attenuando gli oneri indiretti dovuti al processo di realizzazione degli impianti alimentati a fonti rinnovabili, così da poter ridurre i costi specifici di incentivazione a carico dei consumatori finali di energia.

Le fonti rinnovabili incentivate sono l’energia eolica, solare, aerotermica (energia accumulata nell’aria ambiente sottoforma di calore), geotermica (energia immagazzinata nel sottosuolo sottoforma di calore), idrotermica (energia immagazzinata nelle acque superficiali sottoforma di calore) e oceanica, idraulica, biomassa, gas di discarica, gas residuati dai processi di depurazione e biogas.

Soffermandosi all’ambito delle autorizzazioni, arriva una notevole semplificazione del procedimento (leggi anche Novità nelle autorizzazioni delle energie pulite). Per la costruzione e l’esercizio degli impianti di produzione di energia elettrica alimentati da fonti rinnovabili, delle opere connesse e delle infrastrutture necessarie, vi sono tre tipologie di autorizzazioni possibili:

1. l’autorizzazione unica rilasciata dalla Regione (o da altra Amministrazione da essa delegata), come disciplinata dal d.lgs. 387/2003;
2. la dichiarazione di impianto alimentato da fonte rinnovabile (DIRE), che sostituisce la dichiarazione di inizio attività (DIA) per tutti i casi previsti dagli artt. 11-12 del d.m. 10 settembre 2010 Linee Guida per l’autorizzazione degli impianti alimentati da fonti rinnovabili (leggi anche Linee Guida per l’Autorizzazione degli impianti alimentati da fonti rinnovabili);
3. la comunicazione di inizio lavori per gli interventi qualificati come edilizia libera.

Dichiarazione di impianto alimentato da fonti rinnovabili (DIRE)
La DIRE è una dichiarazione che si basa sulla regola del silenzio assenso, presentata, anche per via telematica, al Comune dal proprietario degli immobili, o da chi ne ha la disponibilità, almeno 30 giorni prima della data dell’effettivo inizio dei lavori. Tale dichiarazione deve essere accompagnata dai seguenti documenti:
– relazione di progetto e relativi elaborati progettuali a firma di un progettista abilitato;
– preventivo per la connessione redatto dal gestore della rete elettrica e accettato dal proponente;
– indicazione della ditta cui affidare i lavori.

La DIRE è sottoposta al termine massimo di realizzazione dell’opera di tre anni. La parte di intervento non realizzata in questo tempo sarà soggetta a nuova DIRE.
Il proponente è tenuto comunicare al comune la data di fine lavori.

In merito al procedimento di Autorizzazione Unica (AU) vengono ridotti i termini (leggi anche L’Odissea del progettista: D.I.A. o A.U.), ovvero all’interno dei 180 giorni previsti per lo svolgimento dell’iter sono compresi anche i termini per la verifica di assoggettabilità a valutazione di impatto ambientale (VIA), nel caso in cui l’esito sia negativo, viceversa in caso di necessità di attivazione dell’iter di VIA il termine massimo per la conclusione del procedimento di AU è pari a 90 giorni, al netto dei termini previsti dal procedimento VIA (150 giorni).

Il decreto entrerà in vigore il giorno successivo alla data di pubblicazione in Gazzetta Ufficiale, e quindi, salvo passaggi legislativi non preventivabili … entro la seconda metà del 2011?!?

Articolo di Roberta Lazzari

Fonti:
AICARR Journal #4


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