Referendum nucleare. The Day After

Affermare che la vittoria dei “Sì” al referendum sul nucleare, che boccia (di nuovo) il futuro dell’atomo nel nostro Paese, dipenda esclusivamente dall’onda emotiva a seguito del disastro di Fukushima non è corretto, anche se è indubbio il ruolo giocato dalla tragedia giapponese in una fetta della pubblica opinione. Nella realtà dei fatti, allo stato attuale, nulla cambia, poiché non sono mai iniziati i cantieri per la costruzione delle centrali di nuova generazione e quelle vecchie, rottami risalenti al precedente referendum del 1987, non sono ancora state smantellate nonostante siano passati oltre vent’anni.

Gli italiani hanno dimostrato di essere più lungimiranti dei nostri governanti sulla politica energetica”, ha commentato l’ad di Energy Resources, Enrico Cappanera. Prevedibile l’entusiasmo degli operatori del settore delle energie rinnovabili al risultato referendario, anche se occorre essere consapevoli che, oggi, le fonti energetiche pulite non sono in grado di garantire una sufficiente autonomia all’Italia. Anche su questo punto nessuna novità sotto il sole. Lo stesso Cappanera ammette, infatti che: “Fotovoltaico, eolico e geotermico non possono soddisfare da soli i bisogni energetici del nostro Paese, ma la risposta non poteva essere, e non sarà, il nucleare. Almeno fino a quando la tecnologia per la fusione nucleare (sicura e pulita) non sarà una realtà” … o, aggiungiamo noi, fino a quando i progressi nella ricerca delle fonti rinnovabili non effettueranno la svolta, garantendo performance oggi impensabili.

Ma allora cosa possiamo ricavare dal “day after” della messa al bando del nucleare?
Uno spunto, di carattere politico più che tecnologico, ce la fornisce Federico Rendina in un articolo apparso oggi su IlSole24.com. Abrogando per il momento il programma nucleare (1), scrive Rendina, si è rinunciato anche all’allestimento entro un anno al massimo del Piano Energetico Nazionale che dia finalmente un equilibrio coerente e a lungo termine ai sussidi per le rinnovabili, al potenziamento delle infrastrutture energetiche, alla promozione della ricerca di settore, alla creazione di un vero mercato dei prodotti e dei servizi energetici.

Sulla stessa lunghezza d’onda anche l’intervento di Simone Gambuto che in un intervento sul portale di AgiEnergia commenta come: “vi sono interessi e “impedimenti”, “legittimi” che ostacolano un serio dibattito sul merito della questione energetica e, più in generale, bloccano il Paese”.
Ora la sfida energetica diventa ardua, ma certamente stimolante, almeno a dare credito alla nota diffusa dal Ministro dell’ambiente Prestigiacomo: “L’energia pulita è un settore in grandissima espansione e oggi occorre guardarla con un orizzonte che vada ben oltre il 2020, data che fissa gli impegni internazionali del nostro paese in materia di rinnovabili“.

Ci permettiamo di aggiungere una considerazione personale. Nel 1900 chi avesse chiesto a chiunque quando l’uomo fosse stato capace di viaggiare fino alla Luna, sarebbe stato preso per un folle. Meno di 70 anni dopo è accaduto e oggi si sogna (e ci si prepara) per viaggiare su Marte. E’ davvero così assurdo pensare che le fonti rinnovabili non possano un giorno (magari neppure tanto lontano) consentirci di affrancarci dai combustibili fossili? Non crediamo sia solo una speranza.

di Mauro Ferrarini  

Note
1. A questo proposito, una penna mordace de La Stampa ha aggiunto: “Fino a quando gli italiani non si decideranno a dare la risposta giusta


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