Quale sacchetto

Non è cosa nuova che quando si va a fare la spesa ci venga chiesto: “Desidera una borsa?”.

E allora inizia la sfilza di modelli, che giorno dopo giorno diventa sempre più fornita. Si spazia tra dimensioni e tra materiali. Il più delle volte ci viene direttamente presentato il listino delle sporte prima di iniziare a caricare i nostri acquisti sul nastro per la lettura del codice a barre. E il più delle volte optiamo per il sacchetto più economico, che tuttavia non è quello amico della natura. Ci limitiamo a pensare: “Dopo lo utilizzerò ancora per fare la spesa, oppure come sacchetto dell’immondizia non riciclabile”.
Poi di fatto capita che nelle nostre case ci sia un cassetto o uno scomparto della credenza addetto alla custodia di questi sacchetti di plastica multicolor e di varie grandezze.
Puntualmente a fare la spesa ci presentiamo sprovvisti di sporte e la storia si ripete.
Finché un bel giorno decidiamo di fare ordine in casa e aprendo quel cassetto o quell’anta ci ritroviamo in un’esplosione di colori che il vestito di Arlecchino era a tinta unita in confronto. E che facciamo? Una bella borsa capiente e via in discarica.

È ora di cambiare.

Non dico di prendere spunto dai francesi che portano la baguette sotto l’ascella (anche in estate) priva di involucro, o dagli americani che riempiono allo sfondamento i sacchetti di carta e che poi si stupiscono della loro poca tenuta, ma dico semplicemente di cominciare a considerare di spendere qualche centesimo in più e alla cassa optare per il sacchetto in tela, amico della natura o come lo si vuole chiamare, che effettivamente è resistente al pari di quello di plastica ed è riutilizzabile anche in molte altre occasioni.
Attualmente oltre ai supermercati anche alcuni negozi di abbigliamento al posto della classica borsa di carta o di plastica con il proprio logo ne forniscono una di tela, che con più facilità viene riutilizzata dall’acquirente, svolgendo quindi la doppia funzione di rispetto per la natura e di pubblicità continuativa per l’esercizio.

E per i nostri rifiuti?
In molti comuni vengono forniti agli utenti gli appositi sacchetti da utilizzare. Distinti per dimensione, colore e, a volte, materiale a seconda che il rifiuto sia secco (non riciclabile) o umido (organico). In quest’ultimo caso nel passato si era cercato di spingere all’uso di sacchetti in Mater-Bi.
Il Mater-Bi è un derivato dell’amido di mais, di patate o di grano allo stato naturale, che, opportunamente trattato e mischiato con una piccolissima parte di polimeri sintetici, derivati essenzialmente dal petrolio, ma con particolari procedimenti, ha la caratteristica di avere molecole completamente biodegradabili. Il Mater Bi è quindi adatto ad essere utilizzato con i rifiuti organici per produrre compost, ed è certificato dal marchio “OK compost” che garantisce la conformità alle norme europee per il packaging biodegradabile.
Tuttavia aveva un unico grosso problema. Era troppo facilmente biodegradabile e dopo un paio di giorni in cui vi veniva gettato il rifiuto umido il sacchetto cominciava a perdere liquidi maleodoranti (sintomo si che il processo di compostaggio era in atto, ma decisamente poco gradevole quando questo avveniva nelle cucine delle nostre case).
Si è quindi passato allo studio di nuovi materiali più resistenti, partendo sempre dal presupposto che l’umido va differenziato dal secco.

Nel luglio 2007 la Scuola di Agraria di Monza ha studiato un nuovo sacchetto in carta riciclata, traspirante. Tutto al fine di aumentare la qualità del compost (infatti il rifiuto ossigenato inizia a degradarsi senza marcire) e diminuire gli odori molesti. La carta riciclata permetteva un abbondante assorbimento dei liquidi in sospensione. Il sacchetto, facilmente chiudibile, era dotato di un fondo speciale piatto per stare in piedi da solo e limitava la fuoriuscita di liquidi.
A oggi in molte case italiane si continua a non differenziare e di questo sacchetto miracoloso non si sa più molto, o comunque sembra non aver raggiunto una buona diffusione.
Inoltre resta un’altra sostanziale domanda: come sta andando il mercato del compost in Italia? Per questa risposta rimando a un successivo articolo.

Articolo dell’ing. Roberta Lazzari


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