Protezione antisismica di strutture in muratura. Modalità di intervento (parte II)

Riprendiamo il tema della protezione antisismica delle strutture in muratura, iniziato con l’articolo Antisismica. Gradi di conoscenza e Strutture in muratura (parte I), passando in rassegna alcune delle modalità operative di protezione antisismica degli edifici esistenti in muratura. Innanzitutto, per individuare delle macro-linee di intervento su edifici in muratura, possiamo distinguere tra gli obbiettivi d’intervento “globale”, tra i quali in primis abbiamo l’assicurazione di comportamenti da organismi tridimensionali e la prevenzione delle rotture parziali, e l’interesse alle caratteristiche materiche puntuali della muratura.

Per quanto riguarda le prime modalità d’intervento, citiamo l’inserimento di catene, la realizzazione di cordoli, il rifacimento di solai e la realizzazione di chiodature. Per ciò che invece riguarda le modalità operative sulle strutture in muratura, possiamo ricordare:
– la tecnica dello “scuci-cuci”,
– la realizzazione di intonaci armato,
– l’inserimento di pareti c.a.,
– le iniezioni di malta,
– i diatoni artificiali,
– l’inserimento di telaio metallici,
– le cerchiature.

L’obiettivo della tecnica dello “scuci-cuci” è quella di ripristinare la resistenza di un muro in prossimità delle lesioni. Lo “scuci-cuci” contribuisce a ripristinare la resistenza della muratura mediante l’attribuzione alla nuova muratura sostituita delle caratteristiche meccaniche della muratura esistente.

La realizzazione di interventi con intonaco armato prevede il consolidamento dell’edificio con la realizzazione di due pareti di materiale cementizio aderenti alla parete in muratura da migliorare che vengono armate con una rete metallica e rese tra loro solidali per mezzo di tiranti di acciaio, i connettori trasversali, che siano passanti attraverso la muratura.

Per rendere efficaci i connettori trasversali occorre che essi siano ancorati alle pareti in calcestruzzo. Le miscele con le quali vengono realizzate le lastre possono essere essenzialmente di tre tipi.
Possiamo infatti ricorrere alla gunite, una malta spruzzata, con un tenore di cemento più alto, con una granulometria massima di 4 mm, usata soprattutto per impermeabilizzazioni e rivestimenti sottili, realizzata con una mescola di sabbia e cemento con rapporto 4:1 diluita con acqua fino a raggiungere una buona fluidità. È poi possibile fare ricorso ad un intonaco di malta cementizia con alto contenuto di cemento, il cosiddetto betoncino, da applicare su entrambe le facce delle pareti da trattare.
Quando si possa intervenire solo su di una delle due facce si ricorre, ma deve costituire un’eccezione, al conglomerato cementizio. Possiamo dire che generalmente nelle miscele vengono utilizzati dei prodotti antiritiro o espansivi, al fine di evitare indesiderate fessurazioni.

Come criterio guida possiamo dire che le operazioni di consolidamento debbono avvenire quanto più possibile in modo simmetrico in pianta e con regolarità in elevazione, in modo da non indurre effetti torsionali. Si ricorda che l’intonaco armato altera in misura notevole la distribuzione delle rigidezze dell’intero edificio e quindi quando si esegue questo tipo di consolidamento è consigliabile partire dai piani più bassi, in modo da poter creare una continuità di resistenze fino al piano delle fondazioni.

Articolo di Pierpaolo Cicchiello, Ingegnere strutturista e collaboratore del Politecnico di Milano

Leggi il dossier
1. Antisismica. Gradi di conoscenza e Strutture in muratura (parte I)

Leggi il precedente dossier sulla modellazione di strutture in muratura:
1. Antisismica. Modellazione di edifici esistenti in muratura (parte I)

2. Antisismica. Metodo POR per la modellazione di edifici murari (parte II)

3. Antisismica. Metodo degli Elementi Finiti nella modellazione strutturale (parte III)

4. Antisismica. I metodi a telai equivalenti per la modellazione di strutture murarie (parte IV)


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