Progetto Veneto City: un problema o un’opportunità?

I contrari a questo progetto sono molti e definiscono il tutto come errore di ieri, problema di oggi, catastrofe di domani. I promotori dicono che Veneto City si propone come luogo di incontro per lo sviluppo e il coordinamento di diversi progetti rivolti a promuovere nel mercato interno e, soprattutto, nei mercati esteri, le più significative produzioni del Veneto.

Fatto sta che a giugno 2011 è stato siglato l’accordo tra Regione Veneto, Provincia di Venezia, Comuni di Dolo e Pianiga e società Veneto City, e l’inizio dei lavori è previsto nel secondo semestre del 2012, a distanza di 15 anni dalla fondazione della società Veneto City.

Luigi Endrizzi (ingegnere padovano con all’attivo decine di piani urbanistici, residenziali e produttivi, tra cui spicca quello di Padova Est che ospita l’IKEA) e Rinaldo Panzarini, rispettivamente presidente e amministratore della società, stimano dagli 8 ai 10 anni per completare la prima fase dell’intervento.

Ma di fatto, che cosa prevede questo progetto?
Nella sua prima fase Veneto City si svilupperà su un’area di circa 718 mila metri quadrati (105 campi da calcio) in cui verranno realizzati uffici, negozi (dalla grande distribuzione alle piccole botteghe ai bar e ristoranti), spazi per le imprese, laboratori, strutture ricettive e altro. In cifre: 70 mila metri quadri di commerciale, tra i 200 e i 300 mila di direzionale, 50 mila di ricettivo, e tra i 150 e 300 mila di servizi, per 7.000 posti di lavoro. Il costo dell’intervento è stimato in 2 miliardi di euro.

Il primo stralcio vedrà in primis la costruzione della stazione della metropolitana di superficie, accesso principale all’area, prevedendo di costruire poi un people mover che permetterà di muoversi tra le varie aree della City. L’intervento riguarderà anche la sicurezza idraulica, andando a realizzare bacini per circa 100 mila metri cubi per la raccolta dell’acqua.
Nell’area gli edifici raggiungeranno al massimo 4-5 piani, e sarà prevista solo una (o forse due) torre di altezza compresa tra i 60 e i 90 metri.

La seconda fase del progetto si occuperà degli interventi di riqualificazione su un’area di quasi 600 mila metri quadrati, da definire con un secondo accordo, ad uso terziario.
La Regione Veneto, pur riconoscendo a Veneto City la rilevanza strategica nello sviluppo regionale, ha bocciato l’idea del polo fieristico nell’area contenuto nella proposta iniziale. È stata approvata la versione verde di Mario Cucinella e Andreas Kipar, presentata lo scorso inverno, anche se non cambia poi molto la sostanza delle cose.

Panzarini commenta: “E’ un progetto innovativo a livello nazionale, che risolve il rischio idraulico di tutta la zona, riqualifica l’area come è accaduto in altre città dove sono stati realizzati progetti simili, come a Bruxelles, e che sistema la viabilità“.
Attualmente “l’area in questione è agricola, ma comunque destinata”, ricorda Endrizzi, “dalla pianificazione esistente a divenire industriale, e per questo la proposta di Veneto City viene motivata come una valida alternativa all’ennesima distribuzione di capannoni”.

Di contro ci sono le smentite dei CAT – Comitati Ambiente e Territorio della Riviera del Brenta e del Miranese che, nel loro foglio informativo promozionale e all’indirizzo www.infocat.it, analizzano i (non) luoghi comuni quali “porta lavoro, fa bene all’ambiente e riqualifica il paesaggio” cercando di dimostrare come i sostenitori e i proponenti di Veneto City utilizzino in modo artificioso alcune argomentazioni per giustificare la bontà dell’operazione.

Chi sta nel mezzo? Di certo c’è l’Ordine degli Ingegneri di Venezia che ha istituito un gruppo di studio la cui prerogativa non è quella di schierarsi in una posizione a favore o contro, ma cerca semmai di comprendere in modo ampio cosa vuol dire sviluppare il sistema urbano in ambito metropolitano oppure continuare a mantenere le città attualmente presenti immutate.

Sicuro è che all’avvio dei lavori manca ancora un po’ e non resta che sperare che le scelte siano quelle giuste, onde scongiurare una cattedrale nel deserto (o nella Pianura Padana?) o viceversa lo svuotamento/fallimento degli esercizi commerciali dei paesi che si affacciano sulla Riviera del Brenta.

Articolo di Roberta Lazzari

Fonti:
Cemento, cemento, cemento via libera a Veneto City di Francesco Furlan La Nuova di Venezia del 30 giugno 2011
Veneto City: che cosa sta accadendo di Julian Adda Carta EstNord del 13 luglio 2011
Foglio informativo promozionale di CAT – Comitati Ambiente e Territorio della Riviera del Brenta e del Miranese


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