Piano Casa: “Abbattere per ricostruire”

Approvare subito e in separata sede la norma di “demolizione ricostruzione” (il c.d. progetto “Abbattere per Ricostruire”) con premio volumetrico subordinato a una dichiarazione di adeguatezza antisismica del progettista e a condizione di assicurare criteri di risparmio ed efficienza energetica.
Questa, in estrema sintesi, la richiesta di Finco al Governo in vista dei prossimi confronti per varare il decreto sul Piano Casa (leggi articolo).

La Federazione di Confidustria, che riunisce le associazioni delle imprese di prodotti, impianti e servizi per le costruzioni, sottolinea anche la necessità di non limitare il provvedimento  alla tipologia di carattere civile, escludendo quindi gli edifici industriali, commerciali e ricettivi, estensione che attualmente sembra lasciata alla discrezione delle regioni

Ricordiamo brevemente cosa prevede, allo stato attuale, la versione in discussione delle norme urgenti previste per il Piano Casa.
1) È stata eliminata la deroga agli strumenti urbanistici comunali, che ora vanno, al pari di quelli regionali, osservati.
2) È stata eliminata la facoltà di installare arredi urbani e aree ludiche senza preventiva autorizzazione.
3) È stato introdotto l’obbligo di preventiva comunicazione agli uffici comunali dell’inizio lavori (nel testo precedente vi era una successiva comunicazione entro i trenta giorni).
4) È stato subordinato l’ampliamento dell’esistente e il bonus volumetrico del 35% nel caso di demolizione e ricostruzione all’attestazione documentale da  parte del progettista del rispetto della normativa antisismica vigente; manca tuttavia la precisa  indicazione di come si possa dare per acquisita la suddetta attestazione e perfezionato il diritto ad eseguire l’opera
5) È stata cassata l’ulteriore proroga all’entrata in vigore delle Norme tecniche per le costruzioni, che saranno quindi operative dal 30 giugno 2009 e non più dal 30 giugno 2010
6) È stata resa  meno efficace la semplificazione in materia ambientale.
7) È stato istituito un Fondo per l’accesso al credito per l’acquisto della prima casa.

Riguardo il punto 4) la Finco è intervenuta presso il Ministero delle infrastrutture perché tale procedura possa perfezionarsi con una dichiarazione resa dal progettista. È inoltre stato previsto che gli atti di compravendita immobiliare possano essere effettuati solo in presenza – per gli immobili ultimati dopo la emanazione del decreto in questione – di una dichiarazione del venditore recante gli estremi del certificato di collaudo statico.
Sulla base di queste premesse la Federazione di Confindustria che rappresenta le associazioni delle industrie e dei sistemi per le costruzioni e manutenzioni edili e stradali ha espresso alcune perplessità

Se il testo approvato fosse quello attuale (ma ci dovrà essere un ulteriore, non semplice, confronto Stato-Regioni)”, si legge in una nota diramata oggi (28 aprile), “sarebbe più restrittivo rispetto al precedente per alcuni aspetti, a eccezione del giusto rafforzamento della normativa antisismica.
Positiva è senza dubbio l’istituzione di un Fondo per l’accesso al credito per l’acquisto delle prime case (su cui tuttavia le regioni sembra abbiano posto un problema politico), con priorità per i nuclei familiari i cui componenti non abbiano rapporti di lavoro a tempo indeterminato, in particolare giovani coppie. Positivo altresì l’ulteriore richiamo, all’art. 1, alla efficienza energetica e alla sicurezza.”
 
Tuttavia alcune delle semplificazioni eliminate nulla hanno a che vedere con gli aspetti sismici e, viceversa, non sembra venire adeguatamente approfondito il tema della responsabilità degli operatori. Si teme, in particolare, che il comportamento superficiale quando non illecito di alcuni soggetti in loco stia penalizzando anche la “tempestività” di un provvedimento che doveva rappresentare inizialmente uno strumento importante ai fini del rilancio del settore delle costruzioni e  dell’economia nazionale.
Intanto è stato anche studiato nel dettaglio il Piano Casa cosiddetto di “Grenelle” (microcredito a tasso zero massimo 30.000 euro per 10 anni) per la riqualificazione degli alloggi privati attraverso sei distinti tipi di intervento, approvato il 31 marzo scorso dal Ministero dell’ambiente e dell’energia francese. Tra i protagonisti della misura potrebbero esserci, in Italia, le fondazioni bancarie.

Fonte: Finco


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