Pedalare!

La definizione di pista ciclabile che si trova sull’enciclopedia virtuale Wikipedia è la seguente: “pista ciclabile (o percorso ciclabile o ciclopista) è un percorso protetto o comunque riservato alle biciclette, dove il traffico motorizzato è escluso”.

Qui sorge la prima perplessità, in quanto a chi di noi non è capitato di dover far largo a scooter ad alta velocità che vedono nelle piste ciclabili dei rettilinei o delle curve da cavalcare come se fossero al  Moto GP?

Proseguendo nella descrizione di Wikipedia si legge: “Lo scopo di tali percorsi è separare il traffico ciclabile da quello motorizzato e da quello pedonale, che hanno velocità diverse, per migliorare la sicurezza stradale e facilitare lo scorrimento dei veicoli. Il codice della strada prevede che i ciclisti utilizzino la pista ciclabile quando disponibile”.

Non sono un’appassionata di bici, ma quando inizia la bella stagione, amando stare all’aria aperta, sovente nel week end prendo la mia city bike, e mi è capitato di girare in diverse città (italiane e non), e devo ammettere che purtroppo, spesso e volentieri, utilizzare le piste ciclabili così come concepite, non sempre è facile. Ad esempio, con l’avvento delle rotatorie (anche laddove non hanno motivo di esistere) un ciclista è costretto ad abbandonare sempre la propria corsia preferenziale. E a volte la segnaletica non è chiara o è del tutto assente. Non resta allora che munirsi di coraggio e … girare!

La frase finale dice: “Talvolta lo stesso percorso deve essere condiviso tra ciclisti e pedoni e viene detto di conseguenza ciclo-pedonale”.
Quello che è capitato sovente nella realizzazione delle piste ciclabili è la sostituzione dei marciapiedi con quest’ultime. Accade quindi che si creino le piste singhiozzo, ovvero :
1. piste che si interrompono ogni 5-10 metri per il passo carraio delle case che hanno i cancelli che si affacciano sulla corsia preferenziale
2. slalom ciclistico ove i paletti sono i pedoni, che spesso si fermano in centro a far le chiacchiere, incuranti del traffico a due ruote.

Guardando le statistiche di quante bici ci sono in Europa, l’Olanda sfreccia al primo posto; se invece si guarda la percentuale di rete ciclabile realizzata rispetto a quella prevista, la Danimarca la fa da padrona.
Tuttavia, essendo da poco tornata dalla meravigliosa Amsterdam, dove per 760.000 abitanti sono 600.000 le biciclette che circolano, su una rete ben distribuita con tanto di parcheggio su più livelli, esclusivamente dedicato alle bici, in prossimità della stazione, sono a dire che la disciplina anche li non è molto di casa. È capitato infatti di vedere gente senza casco, non solo in bici, ma anche in motorino (rigorosamente sulla pista ciclabile). Ma non solo, anche le macchine per disabili utilizzano le corsie preferenziali.

Intanto continua l’impennata della produzione delle bici (come riporta il sito di ecoblog). Un grosso contributo è stato dato dalla produzione dei mezzi elettrici, ovvero la pedalata assistita, la cui produzione e’ raddoppiata dal 2004, fino ad arrivare a 21 milioni di unità nel 2007.
Tutto questo spinge sempre di più le amministrazioni municipali ed urbanistiche ad attuare politiche in favore dell’uso della bicicletta.
In molti comuni italiani vengono proposti dei servizi per alleggerire i centri cittadini dal traffico veicolare, ad esempio proponendo di lasciare l’auto in parcheggi convenzionati appena fuori dal centro e affittare una bici per raggiungere il posto di lavoro (Mestre in Provincia di Venezia).
Ma anche da Oltreoceano ci si sta attrezzando. Il settimanale Internazionale del 5 giugno 2009 riporta la notizia che il sindaco di Montreal ha lanciato la rete di biciclette più grande del Nord America: il servizio Bixi, che offre 3.000 biciclette in 300 stazioni da maggio a novembre al costo annuale di 78 dollari canadesi.

E le iniziative non mancano.
Resta solo un piccolo problema: siamo tutti capaci di andare in bici? Non solo pedalare, ma anche rispettare le regole del codice stradale?

Articolo dell’Ing. Roberta Lazzari


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