Parliamo di RAAE

RAEE (WEEE – Waste of Electric and Electronic Equipment) è la sigla con cui vengono identificati i Rifiuti di Apparecchiature Elettriche ed Elettroniche. In Italia il sistema di raccolta dei RAEE è normato dalla legge 151 del 2005, che tuttavia non è ancora entrato in funzione.

Dopo una serie di rinvii si spera che a partire dal 31 dicembre 2009 la competenza di smaltire tali apparecchiature smetta di gravare sulla collettività (attualmente sono i comuni che si occupano di ritirare e smaltire tali rifiuti), per passare direttamente come costo delle stesse case produttrici.

La corretta definizione di RAEE è la seguente: “apparecchiature che dipendono per un corretto funzionamento da correnti elettriche o da campi elettromagnetici […] progettate per essere usate con una tensione non superiore a 1.000 Volt per la corrente alternata e a 1.500 Volt per la corrente continua”.
Rientrano pertanto computer e apparecchiature informatiche in genere, apparecchiature per le telecomunicazioni, grandi e piccoli elettrodomestici, condizionatori, luci, giocattoli e attrezzature elettriche/elettroniche per lo sport e il tempo libero.
I RAEE contengono metalli preziosi al loro interno, che possono essere rivenduti, ma per estrarli occorre smontare le apparecchiature, bruciare i vari componenti e trattarli con sostanze corrosive. Inoltre i RAEE sono tra i rifiuti più inquinanti, contenendo materiali pericolosi e difficili da trattare quali cadmio e mercurio.

Secondo il rapporto di Greenpeace, l’80% dei RAEE negli Stati Uniti viene recapitato in paesi stranieri poveri, dove i sistemi di smaltimento sono dannosi e rudimentali, e il giornalista Fred Pearce ha raccontato di aver visto alla periferia di Nuova Delhi “bambini immergere schede e circuiti in una soluzione acida per estrarne il rame da vendere ad un vicino stabilimento”. Trattandosi di persone costrette a crescere in estrema povertà, il più delle volte non si pongono nemmeno la domanda di cosa stanno rischiando, perché l’alternativa sarebbe non avere lavoro e quindi non avere possibilità di vivere.

Occorrono quindi norme più severe e creare un circuito chiuso a partire dalla vendita dell’apparecchio sino alla sua dismissione e smaltimento. Il che non vuol dire far gravare all’utilizzatore, che decide di sostituire il proprio apparecchio, le spese per farlo recapitare alla casa produttrice, come spesso accade, ma dare la possibilità, per esempio, di lasciare il rifiuto presso i distributori dove era stato acquistato. Qui i consumatori dovranno pagare una quota al kg (visible fee o eco contributo), una sorta di spesa della gestione del rifiuto, che tuttavia non sarà molto gravosa, ma che consentirà al canale distributivo di disporre di un margine da spendere per il trattamento dei prodotti usati (raccolta, recupero, smaltimento).
Quindi in realtà anche l’utente sarà coinvolto economicamente nella gestione dei RAEE, mediante il trasferimento sul prezzo di vendita/dismissione di una quota dei relativi costi. Tuttavia, gli effetti sullo smaltimento delle apparecchiature elettroniche saranno estremamente positivi. Vi saranno due possibilità:
– consegnare gratuitamente (e non a pagamento) i RAEE al Centro di Raccolta più vicino;
– consegnare gratuitamente (e non pagare i costi di spedizione alla casa madre) i RAEE al rivenditore in cambio dell’acquisto di un’apparecchiatura nuova.

L’ultimo tassello spetterà ai colossi del settore dell’elettronica, che forti dell’incentivo ricevuto con la visible fee o l’eco contributo, dovranno introdurre nella propria responsabilità sociale anche lo smaltimento dei rifiuti, non ad opera di bambini e popolazioni povere, ma in impianti idonei e gestiti da persone competenti.
E forse questa è la sfida maggiore.

Articolo dell’Ing. Roberta Lazzari

Fonti:
Internet
L’internazionale n. 804 del 17 luglio 2009


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