Opere pubbliche, la progettazione torni protagonista

Il ruolo dei professionisti nella progettazione delle opere pubbliche secondo la normativa comunitaria e nazionale”. Questo il tema affrontato durante il convegno organizzato dal Rotary Club Catania Est, che ha visto la presenza del presidente nazionale dell’Ordine degli Ingegneri Paolo Stefanelli.

Tanti gli addetti ai lavori presenti per l’occasione, con gli interventi– tra gli altri ‐ del presidente della Consulta Ordini Ingegneri di Sicilia Gaetano Fede, del Consigliere Ordine geologi di Sicilia Carlo Cassaniti, del presidente dell’Ordine degli Ingegneri di Catania Carmelo Maria Grasso, del vicepresidente e del segretario dell’Ordine degli Architetti Gigi Longhitano e Giuseppe Scannella.
È necessario ripristinare gli equilibri nell’iter delle opere pubbliche – ha commentato Stefanelli – gli appalti, infatti, sono ancora troppo sbilanciati verso la fase esecutiva, che troppo spesso prescinde dall’idea e dalla progettazione: quest’ultima, invece, dovrebbe avere a nostro avviso un ruolo centrale rispetto alla sola realizzazione”.
Un ragionamento comune sulle conseguenze di un progetto “che non tenga conto delle necessità dell’ambiente antropico e naturale in cui è inserita l’opera”. Lo sviluppo dell’Italia ‐ e della Sicilia in particolare ‐ troppo spesso ha dimenticato il bisogno di coniugare la crescita al rispetto del territorio, “sono le nostre bellezze naturali e i beni artistici – ha continuato Longhitano ‐ la risorsa più preziosa che abbiamo e sulle quali occorre puntare anche per il rilancio economico”.

Diverse le problematiche registrate. Una “macchina burocratica” troppo complessa e un certo scetticismo verso i nuovi strumenti normativi; una corsa al ribasso che mette in ginocchio tantissimi professionisti e che può essere evitata attraverso due sistemi: i concorsi di progettazione e la valutazione dell’offerta economicamente più vantaggiosa, in grado di quotare non solo l’aspetto economico ma le competenze tecniche dei partecipanti; impostazioni e schemi del passato legati a leggi (la Merloni su tutte) che da più parti venivano considerate valide.
Le ultime normative – ha continuato l’ing. Grasso – stanno portando alla soppressione della libera professione, perché non sono state mediate con le esigenze della popolazione”. Su tutte le considerazioni, è prevalsa comunque la consapevolezza di un’etica che continua a guidare le diverse categorie a tutela della qualità professionale e soprattutto dell’ambiente, patrimonio di tutti.


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