Monitoraggio acque potabili. Come gestire il rischio nei sistemi di potabilizzazione?

Monitoraggio acque potabili. Come gestire il rischio nei sistemi di potabilizzazione?

Monitoraggio acque potabili

Il monitoraggio delle acque potabili è un processo che consente di tenere sotto controllo la qualità dell’acqua destinata al consumo umano.

La gestione del rischio nei sistemi di potabilizzazione consiste innanzitutto nel monitoraggio del sistema stesso.

I programmi di controllo per le acque destinate al consumo umano hanno i seguenti obiettivi:

  • verificare che le misure previste per contenere i rischi per la salute umana in tutta la catena di approvvigionamento (dal bacino idrografico all’estrazione, al trattamento e allo stoccaggio fino alla distribuzione) siano efficaci e che le acque siano salubri e pulite nel punto in cui i valori devono essere rispettati;
  • mettere a disposizione informazioni sulla qualità dell’acqua fornita per il consumo umano al fine di dimostrare che i valori parametrici stabiliti dalla normativa siano stati rispettati;
  • individuare le misure più adeguate per mitigare i rischi per la salute umana.

Le autorità competenti stabiliscono i programmi di controllo che rispettano i parametri e le frequenze stabilite dalla normativa, che consistono in raccolta e analisi di campioni delle acque oppure misurazioni registrate attraverso un processo di controllo continuo.

Inoltre, i programmi di monitoraggio acque potabili possono consistere in ispezioni delle registrazioni inerenti alla funzionalità e allo stato di manutenzione delle attrezzature e/o ispezioni del bacino idrografico, estrazione delle acque, trattamento, stoccaggio e infrastrutture di distribuzione (direttiva UE 2015/1787).

Come effettuare il monitoraggio acque potabili?

Il monitoraggio acque potabili può essere effettuato mediante controlli interni ed esterni, intesi a garantire che le acque destinate al consumo umano soddisfino i requisiti normativi, che devono essere effettuati (D.Lgs. 31/2001):

  • ai punti di prelievo delle acque superficiali e sotterranee da destinare al consumo umano;
  • agli impianti di adduzione, di accumulo e di potabilizzazione;
  • alle reti di distribuzione;
  • agli impianti di confezionamento di acqua in bottiglia o in contenitori;
  • sulle acque confezionate;
  • sulle acque utilizzate nelle imprese alimentari;
  • sulle acque fornite mediante cisterna, fissa o mobile.

I controlli interni sono quelli effettuati dal gestore del servizio idrico integrato per la verifica della qualità dell’acqua destinata al consumo umano. I punti di prelievo dei controlli interni possono essere concordati con l’azienda unità sanitaria locale e per l’effettuazione dei controlli il gestore si avvale di laboratori di analisi interni, ovvero stipula un’apposita convenzione con altri gestori di servizi idrici. I risultati dei controlli devono essere conservati per un periodo di almeno cinque anni per l’eventuale consultazione da parte dell’amministrazione che effettua i controlli esterni (D.Lgs. 31/2001).

I controlli esterni, finalizzati a verificare che le acque destinate al consumo umano soddisfino i requisiti normativi, sono quelli svolti dall’azienda unità sanitaria locale territorialmente competente sulla base di programmi elaborati secondo i criteri generali dettati dalle Regioni che riguardano l’ispezione degli impianti e i punti e le frequenze dei campionamenti che devono essere rappresentativi della qualità delle acque distribuite durante l’anno.

Inoltre, l’azienda unità sanitaria locale assicura una ricerca supplementare, caso per caso, delle sostanze e dei microrganismi per i quali non sono stati fissati valori di parametro dalla normativa, qualora vi sia motivo di sospettarne la presenza in quantità o concentrazioni tali da rappresentare un potenziale pericolo per la salute umana. La ricerca dei parametri supplementari è effettuata con metodiche predisposte dall’ISS.

Come validare le misure messe in atto con il monitoraggio acque potabili?

Il monitoraggio acque potabili operativo è composto da tutte quelle azioni e misure necessarie per valutare il corretto funzionamento delle misure di controllo del rischio in un sistema idropotabile.

Le misure di controllo sono operazioni compiute dai tecnici (controllo visivo, campionamento, ecc.), tecnologie (te­lecontrollo, timer, manometri, ecc.) e trattamenti (filtri, disinfezione, ecc.) che hanno il compito di mitigare il rischio di contaminazione fisica, chimica, microbiologica e radiologica dell’acqua in un sistema di approvvigionamento (Lucentiniet al., 2014).

A tal proposito, bisogna verificare l’efficacia delle misure esistenti, considerando gli eventi pericolosi che possono causare la ricontaminazione dell’acqua sia direttamente che indirettamente. È necessario, quindi, verificare l’effettivo funzionamento di ciascuna misura di con­trollo, ovvero effettuarne la validazione (OMS, 2009).

La validazione consiste nel verificare che una misura di controllo o una combinazione di misure di controllo, se propriamente implementata, stia efficacemente operando al fine di controllare il rischio. È un’attività basata su valutazioni e osservazioni scientifiche volte a determinare se le misure di controllo intraprese assicurino l’eliminazione del pericolo o la sua riduzione a livelli accettabili.

I metodi di validazione possono comprendere:

risultati di monitoraggio estensivi in condizioni normali o eccezionali (ad esempio la performance di un trattamento di disinfezione sulla rimozione dei microorganismi in condizioni ordinarie e in seguito ad eccezionali piovosità o eventi alluvionali);

raccolta dati sulle misure di mitigazione esistenti, consultazione di dati tecnici sulle prestazioni delle misure di controllo da validazioni di impianti pilota o specifiche di fabbrica;

validazione sul campo delle prestazioni mediante uno studio sito-specifico che simuli il pericolo (ad esempio, è possibile validare una fonte di ener­gia alternativa simulando un’interruzione di energia elettrica e valutando se la fonte alternativa sia sufficiente a sopperire al fabbisogno energetico dell’intero impianto di trattamento).

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