Mobilità elettrica: un’esperienza milanese e qualche considerazione

La settimana scorsa ero in riunione a Milano, presso un’importante multinazionale, quando, durante la pausa, dalla finestra vediamo una macchina un po’ particolare. Dopo la riunione io e il mio collega incuriositi ci facciamo mostrare quella che altro non è che una macchina elettrica.
Una 5 porte, piccola, ottimale per il traffico caotico milanese (e di tutte le città direi). E vediamo la torretta di alimentazione, lo spinotto … Insomma il kit completo dell’auto elettrica.

Chiediamo informazioni e scopriamo che quest’auto è al 100% elettrica (anche il condizionamento, come si apprestano a precisare, non va a benzina!), che va bene per piccoli spostamenti, in quanto la carica permette un’autonomia di 80 km (le dimensioni della macchina sono comunque piccole, quindi ipotizziamo la batteria sia dimensionata per le sue prestazioni).
Poi io e il mio collega salutiamo e ci incamminiamo verso la stazione dei treni. L’aria è a dir poco pesante (e siamo solo al primo caldo). Ma quando arriviamo in Corso Buenos Aires decisamente l’aria si è volatilizzata per lasciar spazio allo smog.

Mi viene allora in mente l’auto elettrica e penso a quanta CO2 si potrebbe evitare. Ma Quanta? (Leggi anche Quanta CO2 Produci? Te lo dice Internet)

Un’autovettura in media emette circa 2,5 kg di CO2 per litro di combustibile, il che vuol dire che ogni volta che facciamo 30 euro di carburante ci apprestiamo a rilasciare in atmosfera 75 kg di CO2.
E non tranquillizza pensare che ogni anno circolano quasi 900.000 milioni di passeggeri al km e 150.000 milioni di tonnellate di merci al km.
Un altro aspetto negativo del traffico è il rumore. E anche su questo fronte il mezzo elettrico si dimostra notevolmente silenzioso.
Occorre intervenire, soprattutto sviluppando linee di trasporto pubbliche moderne nella tecnologia e nella concezione.

Ovviamente se l’auto elettrica fosse pronta per il mercato automobilistico, non ci sarebbero motivi per non lanciarla, ma purtroppo ci sono ancora due scogli:
1. la durata limitata della batteria (si arriva a 200 km di percorrenza) e il tempo necessario per la ricarica (servono ore, contro i pochi minuti necessari per rifornirsi di carburante convenzionale);
2. i costi (se si vuole spingere a scegliere questa tecnologia occorre garantire prezzi concorrenziali non solo al momento d’acquisto, ma anche per le successive fasi di rifornimento).

Occorre inoltre che la mobilità sostenibile trovi sostegno nei Sistemi Intelligenti di Trasporto (ITS), i quali possono contribuire a sostenere l’introduzione di nuove strategie, quali la gestione di corsie dedicate a veicoli di tipo specifico e il calcolo dei tempi di percorrenza in tempo reale per favorire flussi efficienti dal punto di vista energetico. Si parla di vere e proprie campagne di eco-driving.

In attesa di potermi permettere una macchina elettrica, nel mio piccolo cerco di usare il meno possibile l’auto. Sto sperimentando 2 volte a settimana la bicicletta come mezzo di trasporto per andare al lavoro. In totale sono 40 km per volta e un po’ di rischio lo corro laddove viene a mancare la pista ciclabile, in concomitanza di una rotonda di solito, però è una bella sensazione quando arrivo ai tratti immersi nel verde.

Pian piano forse anche da noi la cultura della mobilità inizierà a cambiare e chissà che non diventi sostenibile il prima possibile.

Articolo di Roberta Lazzari

Fonti: L’Ingegnere Italiano – marzo 2011


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