Mar Rosso e Mar Morto collegate da un tunnel

Nell’ambito del programma della Banca Mondiale, finalizzato al ripristino ambientale del bacino del Mar Morto, compromesso dalla carenza d’acqua, è stata coinvolta la Thetis, società di ingegneria italiana con sede nell’Arsenale storico di Venezia.

L’ambizioso progetto, che porterà acqua dal Golfo di Aqaba/Eilat (Mar Rosso) al Mar Morto attraverso un tunnel sotterraneo che si snoderà per 180 chilometri nel deserto, si caratterizza per un’alta valenza ingegneristica ed ambientale.

Siamo impegnati in un importante progetto di rilievo internazionale, che interessa una zona “calda” del Medioriente, compresa fra Giordania, Israele e l’Autorità Palestinese”, dichiara Antonio Paruzzolo, amministratore delegato di Thetis. “Un programma che non solo ha importanti peculiarità sul versante tecnico e ingegneristico, ma per il quale si prevedono rilevanti ricadute geopolitiche, sociali ed economiche sull’intera area”.

L’obiettivo del programma degli interventi è colmare il deficit idrico del Mar Morto, che si prevede in accentuazione entro il 2040, e generare un maggior apporto di acqua dolce, ottenuta tramite un impianto di desalinizzazione, per le popolazioni giordane, israeliane e palestinesi. Il programma, tra la fase di studio e quella attuativa, prevede lo stanziamento di circa 20 miliardi di dollari da parte della Banca Mondiale.

L’attività di Thetis
Thetis è stata incaricata di realizzare uno dei cinque studi necessari alla valutazione di fattibilità del progetto, ovvero l’esame del potenziale impatto ambientale dell’infrastruttura transnazionale sul Golfo di Aqaba/Eilat. La portata del tunnel che trasferirà acqua nel Mar Morto è infatti ingente, per una stima pari a circa due milioni di metri cubi l’anno, e per costruirlo si renderà necessaria una significativa opera di infrastrutturazione del territorio interessato. Thetis è incaricata di valutare l’impatto dell’opera, sulla circolazione delle acque e sull’ambiente marino del reef.
La task force del progetto Mar Rosso sarà composta da una squadra di professionisti, coordinati da Andrea Barbanti, responsabile della Divisione di Ingegneria ambientale e del territorio.
I primi passi dello studio si muoveranno già nelle prossime settimane. Dopo la prima fase di raccolta dati, lo staff procederà all’avvio di una serie di misurazioni sul campo e all’elaborazione dei modelli per la valutazione degli effetti dell’opera sul Mar Rosso, e in particolare sul Golfo di Aqaba/Eilat e trasmetterà una perizia alla Banca Mondiale.


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