Low Cost e Qualità. La ricetta per il futuro del Social Housing

Non c’è nessun motivo per associare il Low Cost alla cattiva qualità e a un estetica scadente. In controtendenza al vecchio adagio che recita “Chi più spende, mano spande”, il leit motiv della tavola rotonda Quale Casa per Quale Città, tenutosi a Milano in occasione dell’EIRE 2011 per discutere del problema abitativo, non si è stato quello “classico” degli aspetti finanziari, amministrativi e politici.

L’incontro ha visto infatti gli architetti Paolo Caputo, Marco Tamino e Cino Zucchi, con Michele Perini (presidente Fiera Milano), Giuseppe Roma (direttore generale del CENSIS) e il sociologo e saggista Francesco Alberoni, parlare delle caratteristiche, delle necessità, ma anche delle aspettative del nuovo “soggetto sociale” al quale è destinato questo particolare tipo di residenze, con l’obiettivo di mettere a fuoco i modelli abitativi e i contenuti che potranno guidarne i progetti.

Sono stati trattati i temi connessi ad un nuovo tipo di edilizia che coniuga gli obiettivi del Low Cost con quelli dell’innovazione tecnologica, che nel settore dell’edilizia residenziale più diffusa nel nostro paese non ha mai avuto spazio, e infine con una nuova progettualità attenta ai temi della sostenibilità, della qualità fisica dei luoghi e del valore urbano degli interventi.

L’idea è che l’housing sociale sia l’esatto opposto di quello che è stata l’edilizia ghettizzante, povera di qualità e di idee che nel nostro paese ha caratterizzato gli interventi “economici e popolari” del passato, e che possa costituire una spinta per dare vita ad insediamenti di qualità aperti, integrati, sicuri, dotati di spazi verdi e di quei servizi per le persone che possono rendere più facile la vita a chi ci abita e ci lavora. 

Una progettazione, ma soprattutto una gestione, attenta a queste necessità potrà avere ricadute importanti sul piano della qualità della vita sociale per tutti. Per le famiglie, per la donna che lavora come per i single più o meno giovani e quanti abiteranno l’housing sociale, che troveranno nei luoghi e nelle attrezzature che affiancano le abitazioni un aiuto consistente per le necessità quotidiane. Per raggiungere fenomeni positivi di integrazione tra persone ed etnie diverse e, non ultimo, per ottenere quelle forme di controllo e di sicurezza che spesso la città non riesce a dare.
Di tutto questo che avviene già in altri Paesi (pensiamo alla Spagna, all’Olanda ed al nord Europa in generale) è importante che si discuta  perché l’housing sociale non sia un’occasione sprecata.

Caputo ha descritto la standardizzazione ed i processi di prefabbricazione che potranno realizzare case flessibili, di qualità ed a basso costo (leggi anche Sistema costruttivo RDB. La casa Low Cost), mentre Tamino e Zucchi hanno raccontato esperienze progettuali in cui sono state sperimentate forme insediative che propongono nuovi valori architettonici e urbani.
Infine Michele Perini ha parlato del ruolo e delle prospettive che il settore dell’arredo Made in Italy potrà offrire per l’immagine e la funzionalità delle case economiche che si realizzeranno.

La sfida per un’evoluzione della cultura del progetto architettonico e urbano coerente con la domanda abitativa è stata lanciata”, è stata la chiosa finale di Marco Tamino di Ingenium RE, organizzatore dell’incontro.
Vedremo se e chi sarà disposto a raccogliere la sfida.


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