Lo stesso mare per due progetti

È notizia recente che il Regno Unito ha deciso di diventare il leader mondiale nel business dell’energia ricavata dal mare.

A partire dal 2009, infatti, il governo britannico indirizzerà il doppio dei finanziamenti stanziati per l’energia eolica verso progetti che prevedono lo sfruttamento e la trasformazione di energia meccanica in energia elettrica a partire dalle correnti e dalle maree, sperando di diventare regina indiscussa del settore, così come la Danimarca per l’eolico e la Germania per il solare.
Tra i progetti al vaglio, il più promettente è il prototipo di Anaconda. Nulla di trascendentale, semplicemente un tubo di gomma galleggiante lungo 8 metri che, agitato dalle onde, convoglia energia meccanica in una turbina di profondità, fissata al fondale marino.
Un impianto sperimentale ha dimostrato la potenzialità di produrre energia elettrica al costo di 12 centesimi al kWh.
La collocazione in mare aperto è stata individuata tra le coste britanniche ed irlandesi, per sfruttare le maree, dove le turbine verrebbero poste a circa 40 metri di profondità. Si attende ora la prova in mare aperto.

Dall’altra parte delle coste appena citate, lo stesso mare sta dando non pochi problemi all’Olanda, complice anche il cambiamento climatico il cui effetto principale è lo scioglimento dei ghiacciai e il conseguente innalzamento del livello del mare.
L’Olanda da sempre è in lotta contro il mare, visto che circa la metà del suo territorio si trova ad un metro sotto il livello del mare. Dopo il 1953, anno dell’inondazione che mise in ginocchio il paese, è stato studiato e messo in opera un complicato sistema di dighe, chiuse e argini.
Attualmente, il progetto proposto al governo dell’Aja dalla Delta Commissie (costituita l’anno scorso) viene visto come il piano salvezza da 100 miliardi di euro, da spendersi entro il 2100. Esso consiste nel sottrarre al mare centinaia di chilometri quadrati di terra, rinforzare le dighe esistenti e costituire una mega riserva di acqua dolce contro la siccità. Questi interventi serviranno a combattere l’innalzamento progressivo del Mare del Nord, 130 centimetri previsti in un secolo, l’erosione delle coste e l’aumento delle acque nei fiumi.
Obiettivo del 2050 è l’ampliamento di un chilometro delle coste del sud, per una lunghezza di 400 chilometri. Il prosciugamento avverrà grazie a navi dotate di sistemi simili ai cannoni spara neve, solo che in questo caso ad essere sparata in mare sarà sabbia. Verranno creati 400 chilometri quadrati di territorio nuovi, che serviranno per proteggere l’entroterra e che ospiteranno riserve naturali. Verranno inoltre rinforzate tutte le strutture(dighe e chiuse) già presenti.
La costa nord sarà oggetto di altri interventi, che consisteranno principalmente nel rinforzamento del bacino di acque basse con nuovi argini.
Oltre alle coste un altro progetto interessa l’Ijsselmeer, ovvero il canale che taglia in due il Paese. Esso sfocia a nord in un bacino chiuso e separato dal mare da imponenti chiuse. Si prevede di innalzare in suoi argini di un metro e mezzo così da garantire la completa separazione tra acque dolci e acque salmastre, creando un maxi contenitore di acqua potabile, di cui la popolazione potrà fruire durante la grande siccità preannunciata.

Lotta alla schiavitù dal petrolio e cambiamenti climatici hanno messo in moto gli scienziati di due grandi nazioni europee, al fine di sfruttare e fronteggiare la stessa risorsa naturale: il mare.

Articolo dell’ing. Roberta Lazzari
Fonte La Repubblica


Lascia una risposta

L'indirizzo email non verrà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

News dal Network Tecnico