L’ingegnere libero professionista “Resiste, Resiste, Resiste”, ma siamo al limite!

Come è ormai consuetudine, proponiamo la sintesi della recentissima indagine del Centro studi del CNI che analizza il mercato dei servizi di ingegneria nel biennio 2009-2010. Anche le stime al 2011 continuano a evidenziare, come già l’anno passato, una fase di declino del mercato delle costruzioni anche se in misura attenuata (stiamo parlando infatti di un -0,4%). Questo dato è comunque un’ulteriore conferma di come l’Italia si collochi nel gruppo delle economie avanzate che incontrano maggiori difficoltà a superare la crisi globale.

La flessione del mercato delle costruzioni si “porta dietro” anche il calo della domanda di servizi ingegneristici che, nel biennio analizzato, ha fatto registrare una flessione di circa 17 miliardi di euro nel 2009, questa sì una drastica riduzione se confrontata con i 21,5 miliardi del 2008.
L’anno scorso è andata un po’ meglio: la stima dei dati a consuntivo evidenzia un controvalore per i servizi di ingegneria pari a 16,3 miliardi con una flessione quindi più attenuata rispetto a quella del mercato principale delle costruzioni.

In questo contesto, assai difficile, la componente libero professionale, trainata dagli ingegneri, ha continuato a rafforzare la propria quota nel mercato dei servizi di ingegneria. I liberi professionisti nel loro complesso determinano ormai oltre la metà del fatturato complessivo con 9,3 miliardi di euro nel 2009 (e una stima di 8,9 miliardi nel 2010) pari al 54,5% del totale.

Gli ingegneri al primo posto, le società di ingegneria appena dietro
Gli ingegneri, il gruppo più forte del comparto libero professionale, hanno consolidato ancora di più il loro ruolo guida, raggiungendo 3,5 miliardi di euro nel 2009 (3,2 miliardi nel 2010). Al secondo posto , per fatturato nel mercato dei servizi di ingegneria, si trovano le società di ingegneria.
L’indagine mette in luce un dato interessante. All’interno del gruppo delle società di ingegneria, infatti, si rileva un progressivo spostamento del mercato verso la componente formata dalle organizzazioni più piccole, meno strutturate e fuori dall’Oice.

Poiché le proiezioni economiche al 2011 continuano a essere negative, occorrerà valutare in che misura gli studi professionali con il loro modello di lean organization fondato sul lavoro dei singoli professionisti e su costi di struttura assai ridotti, riusciranno a mantenersi competitivi, facendo ancora una volta leva quasi essenzialmente sul fattore prezzo.

L’ingegnere “Resiste Resiste Resiste” … Ma fino a quando?
La capacità di adattamento e la “resilienza” della figura dell’ingegnere libero professionista, se fino a oggi ha permesso di fronteggiare la contrazione della domanda (che in alcune aree del Paese, ed in alcuni comparti, ha raggiunto anche quote del 30-40%), hanno però prodotto un riflesso tangibile sul reddito disponibile degli ingegneri non oltre il sostenibile.

Secondo le stime al 2010, infatti, i circa 67.000 ingegneri iscritti a Inarcassa hanno percepito un reddito medio di 37.860 euro. Sebbene i livelli medi di reddito restino di gran lunga superiori di quelli di altri gruppi libero professionali (gli architetti hanno subito un tracollo, passando dai 26.325 euro percepiti nel 2008 agli attuali 23.513 euro), per gli ingegneri, in termini reali, significa porsi molto al di sotto del livello di reddito ottenuto nel lontano 2000 che, rivalutato, corrisponderebbe a quasi 42.000 euro!

Vi è dunque il rischio concreto che interi segmenti professionali in contesti più deboli e marginali finiscano, se il mercato dovesse assottigliarsi ancora, per essere spiazzati o per sommergersi, aprendo un nuovo fronte competitivo ma a rischio di irregolarità e ulteriore dequalificazione.


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