Linee Guida per l’Autorizzazione degli impianti alimentati da fonti rinnovabili

Dopo sette anni (ma in Italia si sa le cose devono prima essere studiate per bene, prima di farle), escono le Linee Guida del d.lgs. 387/2003 (legge quadro sulla promozione di energia elettrica prodotta da fonti rinnovabili).

Le Linee Guida sono rappresentate dal d.m. 10 settembre 2010 pubblicato in G.U. del 18 settembre 2010 n. 219 e saranno efficaci a partire dal 4 ottobre 2010. Esse sono così costituite:
– Art. 1 – approvazione ed entrata in vigore
– Parte I – disposizioni generali (p.ti 1-9)
– Parte II – regime giuridico delle autorizzazioni (p.ti 10-12)
– Parte III – procedimento unico (p.ti 13-15)
– Parte IV – inserimento degli impianti nel paesaggio e sul territorio (p.ti 16-17)
– Parte V – disposizioni transitorie e finali (p.to 18)
– Allegato 1 – elenco indicativo degli atti di assenso che confluiscono nel procedimento unico (rif p.to 13.2)
– Allegato 2 – criteri per l’eventuale fissazione di misure compensative (rif p.ti 14.15 e 16.15)
– Allegato 3 – criteri per l’individuazione di aree non idonee (rif p.to 17)
– Allegato 4 – impianti eolici: elementi per il corretto inserimento nel paesaggio e sul territorio ( rif p.ti 14.9, 16.3 e 16.5)

Molte iniziative a fonti rinnovabili sono state e vengono promosse in ambiti agricoli, in quanto l’art. 12 comma 7 del d.lgs 387/2003 cita: “Gli impianti di produzione di energia elettrica, …., possono essere ubicati anche in zone classificate agricole dai vigenti piani urbanistici. …” e il comma 1 dello stesso articolo sostiene: “Le opere per la realizzazione degli impianti alimentati da fonti rinnovabili, nonché le opere connesse e le infrastrutture indispensabili alla costruzione e all’esercizio degli stessi impianti, …, sono di pubblica utilità”.

Tuttavia molte di queste iniziative trovano opposizioni da più parti in quanto accusate di deturpare il paesaggio e non supportate da indirizzi di settore.
Con la parte IV e l’Allegato 3 del d.m. 10 settembre 2010 si cerca di individuare dei criteri di scelta delle aree idonee e non per gli impianti alimentati a fonti rinnovabili.

Si parte dal concetto che andando a progettare in aree agricole assume rilevanza l’integrazione dell’impianto con il contesto locale legato alle tradizioni agroalimentari locali e al paesaggio rurale, sia in fase di realizzazione che di esercizio dell’impianto. Si ritiene opportuno il coinvolgimento dei cittadini prima della fase autorizzativa, al fine di poter spiegare loro come il progetto si andrà a collocare nel loro territorio e quali saranno i suoi risvolti nella società. Laddove le aree agricole siano caratterizzate da culture di qualità (D.O.P., D.O.C. o biologiche ad esempio) e/o di particolare pregio per il contesto paesaggistico-culturale, si deve verificare che l’insediamento e l’esercizio dell’impianto non comprometta e non interferisca negativamente con le disposizioni a sostegno dell’agricoltura.

Le aree non idonee devono essere individuate dalle regioni, tenendo conto delle disposizioni volte alla tutela dell’ambiente, del paesaggio, del patrimonio storico e artistico, delle tradizioni agroalimentari locali, della biodiversità e del paesaggio rurale. Tali aree vengono individuate durante l’atto di programmazione con cui sono definite le misure e gli interventi necessari per raggiungere la quota minima di produzione di energia da fonti rinnovabili loro assegnata.
Le zone classificate come agricole dai vigenti piani urbanistici non possono essere genericamente considerate aree o siti non idonei.

Resta da capire adesso se e quando le regioni procederanno agli atti di programmazione territoriali individuando le aree adibite alla produzione di energia da fonti rinnovabili.

Articolo dell’Ing. Roberta Lazzari


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