La VIA nella conferenza di servizi, per il diniego occorre motivazione adeguata

L’art. 20, Testo Unico Ambiente, in materia di valutazione d’impatto ambientale (VIA), riguarda una delle fasi antecedenti a quella in cui si proceda all’esame della compatibilità ambientale di un determinato progetto di opera/intervento che andrà a calarsi in un certo territorio, vale a dire quella in cui è ancora da verificare se quel determinato progetto vada oppure no assoggettato a VIA. Si tratta del cd. screening, il quale riguarda casi dubbi per i quali è, appunto, necessario sentire preventivamente l’autorità che sarebbe poi competente ad esprimersi con la VIA.

 

Detti “casi dubbi” riguardano, ad esempio, le modifiche/estensioni dei progetti elencati nell’allegato II (sottoposti obbligatoriamente a VIA statale) oppure progetti di sviluppo e collaudo di nuovi metodi o prodotti relativi a quegli stessi progetti che non sono utilizzati per più di 2 anni. L’art. 20 cit. disciplina e descrive la predetta procedura di screening, dettandone modalità procedurali e tempistiche. In particolare, il comma 4 dice che l’autorità competente chiamata a verificare l’assoggettabilità o meno a VIA del progetto proposto, entro la scadenza del termine (almeno 90 gg. dalla presentazione del progetto e anche a valle di una conferenza di servizi per condurre l’istruttoria necessaria alla decisione finale)  “deve comunque esprimersi”, parlando poi di “prescrizioni” in caso sia decisa l’esclusione dalla procedura. In aggiunta, il comma 7 dispone che il “provvedimento” di assoggettabilità, “comprese le motivazioni”, viene pubblicato sui mezzi ufficiali di pubblicità legale.

 

Alla fine, sembra evidente che l’autorità competente, in sede di screening, è tenuta ad esprimere il suo (primo) giudizio in maniera chiara, esplicita e motivata. In proposito, si segnala T.A.R. Lombardia, IV, n. 1643/2012, secondo cui il verbale di conferenza di servizi che, in motivazione, escluda la necessità di sottoporre un progetto a VIA, “deve correttamente argomentare circa i criteri di cui all’art. 20, d.lgs. 152/2006: è dunque richiesta una valutazione complessa che non può essere esplicitata superficialmente”.

 

Articolo di Paolo Costantino e Primiano De Maria tratto dal numero di luglio-agosto de L’Ufficio Tecnico

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