La ricetta del compost

La raccolta differenziata, anche se non ugualmente in tutt’Italia, sta pian piano prendendo piede nel nostro quotidiano. In cucina di solito troviamo due bidoni, uno per il rifiuto secco e uno per l’umido. Plastica, vetro, latta e carta hanno i loro raccoglitori a parte nelle cosiddette isole ecologiche.

Inoltre, per chi “vive verde” il concetto di compostaggio non è una novità.
Tutti conosciamo gli innumerevoli benefici che questa semplice pratica apporta: arricchimento del suolo, piante sane, riduzione dell’inquinamento.
Oltre ai grandi impianti di compostaggio, che poi sono anche i rivenditori del compost, non tutti però sanno che anche a casa si può provare con gli scarti domestici a produrne un sacchetto.
Per fare questo oltre ad un idoneo compostatore occorre conoscere alcune regole fondamentali.
Prima fra tutte: il compost non deve puzzare. Se tutto viene svolto secondo una corretta linea guida l’odore che dovremmo sentire potrebbe essere definito “aroma di terra”.
Per ottenere questo occorre un giusto mix tra materiale umido e materiale asciutto (tutto rigorosamente biodegradabile ovviamente).
Il materiale asciutto deve essere ricco in carbonio, mentre quello umido in azoto. Per materiale asciutto si intende ad esempio l’erba o le foglie secche piuttosto che la segatura (di legno non trattato), mentre nel materiale umido rientrano gli scarti di frutta e verdura, le bustine del the o i fondi di caffè.
Il giusto rapporto tra carbonio e azoto (secco e umido) è 30:1. Soddisfando tale condizione si garantirà una buona decomposizione e nessun odore sgradevole.
Andando sopra tale rapporto si diminuirà il contenuto in azoto e quindi anche il processo di compostaggio diverrà più lento; viceversa andando sotto tale rapporto si implica un apporto maggiore di azoto, ovvero di materiale umido, che per la sua densità impedirà il flusso d’aria necessario per la decomposizione del cibo.
Se il materiale umido però è prodotto quotidianamente è anche vero che quello secco non sempre è disponibile. Occorre quindi fare una specie di scorta di foglie secche, ad esempio, e sapere cosa rientra nel gruppo materiale secco, come ad esempio il cartone, e cosa invece è riciclabile ma non compostabile, come la carta delle riviste.
Il cartone delle confezioni delle uova, piuttosto che scarti di tessuto o i cartoni corrugati sono ottimi apportatori di carbonio, avendo inoltre il vantaggio di far circolare bene l’aria, condizione necessaria per prevenire i cattivi odori.
Occorre tuttavia sapere anche cosa non deve mai varcare la soglia del nostro compostatore: ovviamente nessun oggetto contenente sostanze chimiche o plastiche, che oltre ad intaccare il processo di compostaggio rischierebbero di contaminare il terreno una volta che il compost venisse utilizzato quale fertilizzante. Anche gli scarti della carne o l’olio non vanno bene, perché anche se compostabili magari in tempi lunghi, sono grassi e rischiano solo di impaccare il mix e di farlo marcire anziché decomporre.
I gusci delle uova sono compostabili, ma richiedono un tempo leggermente superiore, quindi, come per una qualsiasi ricetta di cucina occorre conoscere i giusti tempi di “cottura”.

Il compostaggio non è una passeggiata, è un processo naturale e quindi nella sua naturalezza molto articolato. Tuttavia, dopo che l’uomo ha prodotto molte tonnellate di rifiuti non compostabili e innaturali, adesso ognuno di noi ha la possibilità di dare il proprio contributo per aiutare madre natura a svolgere il proprio ciclo: ridare alla terra ciò che lei per prima ci ha fornito.

Articolo dell’Ing. Roberta Lazzari


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