La Green Economy raccontata dai Top manager

Nel 2009 sono stati installati oltre 38 GW di eolico che in termini di produzione elettrica significano 12 centrali nucleari. L’industria dell’atomo ci ha messo più di 5 anni per realizzare una simile potenza.

Sono alcuni dei dati emersi ieri durante il convegno La corsa della green economy, che si è tenuto a Solarexpo, mostra convegno internazionale su energie rinnovabili e generazione distribuita.
Il fotovoltaico – ha detto Gianni Silvestrini, direttore scientifico del Kyoto Club e relatore al convegno – in un anno molto difficile a causa della crisi economica e del crollo del mercato spagnolo, dopo il boom del 2008, è sorprendentemente cresciuto del 20% e nel 2010 si dovrebbe tornare a incrementi del 40-50%”.
 
Pasquale Pistorio, presidente onorario di Kyoto Club ed ex vicepresidente di Confindustria, ha parlato con entusiasmo di quanto sia conveniente l’impegno ambientale per un’azienda. “Questo – ha detto – porta sempre ad un ritorno economico importante: gli investimenti in risparmio ed efficienza energetica nella ST Microelectronics, di cui ero amministratore delegato, hanno portato negli anni ad un risparmio, al netto degli investimenti, di 600 milioni di dollari”.
Pistorio ha voluto mettere in luce che le vere soluzioni, simbolo della nuova green economy e in contrapposizione con la scelta ‘ideologica del nucleare’, sono l’efficienza energetica, dalle potenzialità infinita, e le fonti rinnovabili, che già oggi hanno costi competitivi con l’atomo. “Per avere una politica che abbia un impatto sostanziale in questi settori bisogna mettere sempre insieme tre soggetti e tre strumenti. I tre soggetti sono le istituzioni, le imprese e i cittadini. I tre strumenti sono gli incentivi, le normative, l’educazione. Allora i risultati sarebbero formidabili”, ha concluso.
 
Ma la green economy non è solo energia rinnovabile o efficienza energetica. Riguarda anche interventi innovativi che puntano all’abbattimento delle emissioni di gas serra e che guardano al ciclo del prodotto.
Numerosi esempi ci sono anche in comparti come quello dell’energia tradizionale e dell’industria, come quella chimica.
Oggi un modo semplice per guadagnare è investire in settori crescita e quello energetico-ambientale è forse l’unico che stia crescendo a ritmi importanti. Per far capire come questi comparti stiano tirando l’economia basti pensare che il nostro fondo dedicato a tali investimenti è stato aperto e chiuso nel 2009, proprio in un anno di gravissima crisi”, ha detto Nino Tronchetti Provera del Fondo Ambienta Sgr.

Un’interessante esperienza italiana di green economy è poi quella del Gruppo Loccioni, presentata nel corso del workshop da Enrico Loccioni. Una realtà marchigiana con 320 occupati che nasce 40 anni fa e che oggi ha fatto una scelta di innovazione nel campo dell’impiantistica elettrica e ora – dice Loccioni – “ha creato un laboratorio-impresa dove la prima motivazione è creare lavoro e cogliere le opportunità per migliorare la qualità, inclusa quella ambientale. Ora siamo diventati leader di nicchia in molti settori come nei sistemi di alimentazioni dei motori dell’auto, negli elettrodomestici e nel medicale”.
La green economy italiana esiste. È vero sono casi isolati, ma che potrebbero moltiplicarsi se solo la politica avesse una visione di sistema e puntasse a creare un terreno favorevole per una vera politica industriale di questo tipo.

Durante il convegno è stato presentato anche il libro La corsa alla green economy, di Gianni Silvestrini e Antonio Cianciullo (edizioni Ambiente). “Il compito di questo libro – ha detto Silvestrini – era quello di far capire al cuore di Confindustria e al mondo politico italiano che c’è una rivoluzione in atto e non averlo compreso o forse averlo fatto in ritardo rischia di non farci agganciare il treno dei paesi più avanzati”.
Secondo Antonio Cianciullo, giornalista de La Repubblica e tra i relatori al convegno, “attraverso questa formula della green economy si riescono a mettere insieme pezzi della società che finora erano andati per conto loro: oltre alle ragioni economiche di questo approccio, va trovata l’altra radice forte di questa nuova tendenza, cioè la ricerca del benessere individuale: la green economy infatti non intende contrapporre l’interesse dell’industria con quello della qualità della vita delle persone”.


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