Ingegneri al servizio di ingegneri: i nuovi attrezzisti digitali

Il termine “ingenius”, dal latino tardo medievale, qualifica etimologicamente l’ingegnere come colui che intuisce concetti mentali e li gestisce mediante macchine. Non è pertanto una novità che i professionisti del congegno si dedichino alla fabbricazione di strumenti per agevolare il lavoro di colleghi appartenenti al proprio settore di interesse, reinventando la professione dell’ingegnere come quella di un moderno “attrezzista”.

Nel campo dell’edilizia questa attitudine si manifesta spesso, attraverso professionisti che mettono a disposizione i loro strumenti quasi artigianali soprattutto informatici (come dimostrano i numerosi fogli di calcolo reperibili in rete), o più compiutamente con ingegneri che diventano imprenditori di software house più o meno verticalizzate su campi specifici di indagine, distribuendo i propri prodotti su licenza commerciale o open source. Tuttavia questa tendenza è solamente figlia della crisi, oppure la figura dell’ingegnere “attrezzista digitale” è indispensabile per garantire il reperimento di strumenti affidabili e di qualità?

L’inganno perpetrato dai media negli anni, secondo il quale il mercato è perennemente alla ricerca di ingegneri, dietro il miraggio di lauti guadagni in grado di innalzare magicamente il neolaureato al di sopra della nube plumbea della crisi, è irrimediabilmente stato compromesso, privando il titolo di quell’aura di onnipotenza che pur tuttavia l’immaginario collettivo ancora esige da chi se ne fregia.

Statistiche e previsioni, infatti, vedono diminuire sempre di più la domanda del mercato a fronte di un’offerta di posti di lavoro di anno in anno più esigua rispetto al numero di persone che conseguono la laurea, specialistica, magistrale o triennale che sia.

Senza addentrarsi nella querelle che proprio nell’istituzione delle laure triennali e magistrali ha visto impoverirsi l’offerta formativa e il contenuto qualitativo dei corsi accademici, la professione ha subito da qualche tempo uno svilimento graduale ma progressivo, dovuto parzialmente all’attitudine, in parte condivisibile, dei novelli ingegneri (ma non solo) di reinventarsi accreditandosi competenze non sempre dominate con padronanza tecnica e culturale.

Ecco quindi che i ruoli si confondono e tutti cercano di fare tutto, anche in risposta a un parco clienti che proprio questo si aspetta dal professionista: l’ingegnere risolve problemi, quindi appare ai più lecito consultarlo e per lui doveroso dare una risposta a diatribe giuridiche, atti notarili, interpretazioni cavillose di normative magari completamente estranee al campo disciplinare di appartenenza! Soprattutto a seguito delle parcelle onerose che l’ingegnere presenta! Ma spesso l’ingegnere quelle parcelle le utilizza per mantenere attive proprio le polizze assicurative di responsabilità civile che è costretto ad attivare per fornire soluzioni che saranno contestate e lo porteranno continuamente a uno snervante contraddittorio. Magari proprio con quelle figure che le competenze per fornire quelle risposte le avevano, in quanto specialiste.

Quanto scritto è naturalmente una provocazione: il professionista che a ragione può definirsi tale deve naturalmente avere presenti i propri limiti giurisdizionali in termini di conoscenze e competenze, evitando di prestare orecchio a richieste che implicano saperi non posseduti. Si tratta della responsabilità etica, questa sì autenticamente dovuta a chi richiede la prestazione professionale del progettista. Purtroppo però l’ampia scelta di strumenti, soprattutto informatici, che caratterizza l’offerta commerciale di questi anni ha indotto molti a sperimentarsi come esperti pure in quei settori dove si crede che il programma del calcolatore possa sopperire alla ridotta esperienza personale.

Disquisendo nello specifico di questi moderni strumenti dell’ingegnere, fa quindi sorridere leggere attentamente i disclaimer presenti nei pacchetti software di largo utilizzo, il più delle volte confezionati da altri ingegneri: l’utente si assume ogni responsabilità derivante dall’uso del programma, sollevando l’azienda XYZ da ogni imputabilità scaturita da un’interpretazione impropria dei risultati ottenuti

Simone Garagnani, Ingegnere, PhD, Università di Bologna

L’articolo di Simone Garagnani continua sulla e-zine n. 11 di Ingegneri interamente dedicata alla evoluzione della figura dell’ingegnere.

Sul numero 11 della e-zine
– Per aprire un dibattito sulla figura del progettista nell’Italia contempranea
di Luigi Bartolomei
– Laureato in ingegneria: cosa farò da grande?
di Luisa Bravo
– Ingegneri al servizio di ingegneri: il nuovo “attrezzista” digitale per i progettisti delle costruzioni
di Simone Garagnani
– Il tecnico progettista come produttore di norme
di Luca Gullì
– Dall’ingegnere artista all’ingegnere moderno
di Alberto Bortolotti

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