Impariamo a bere (parte II)

Ho concluso il mio intervento di ieri (leggi articolo) esaminando sinteticamente alcune soluzioni per minimizzare l’impatto sull’ambiente dovuto al nostro consumo di acqua in bottiglie di plastica. Esiste un’alternativa? Consumare meno plastica munendosi di una caraffa filtrante per acqua potabile!

L’acqua del rubinetto (o acqua del Sindaco), anche se sicura, generalmente può contenere sostanze che ne alterano il sapore e l’odore. Una caraffa filtrante per acqua utilizza filtri sostituibili che riducono le impurità che alterano il sapore, l’odore e il colore dell’acqua di rubinetto, ovvero:
– cloro: utilizzato come disinfettante protettivo, ma il suo odore e il suo sapore sono piuttosto sgradevoli;
– sedimento: materiale inorganico o vegetazione naturale, che può provocare depositi nelle tubature domestiche, nonché cattivi odori e sapori;
– durezza dell’acqua: dipende da minerali disciolti come magnesio e calcio. Questi 2 elementi con il tempo formano accumuli di calcare nei bollitori e negli apparecchi che utilizzano acqua calda. La durezza dell’acqua causa, inoltre, un cattivo sapore e una sgradevole patina su tè e caffè.

La cosa fondamentale da sapere è che: l’acqua che arriva nelle nostre case è potabile e può esser bevuta da tutta la famiglia, bambini compresi. Il motivo principale per cui si tende a snobbarne il consumo è la sua durezza, quindi occorre capire innanzitutto di cosa si tratta. La durezza totale dell’acqua è composta dalla durezza permanente e dalla durezza temporanea. La durezza permanente (causata da solfati di calcio e magnesio e anche da cloro) non compromette il gusto dell’acqua o la funzione degli elettrodomestici. È la durezza temporanea (causata da bicarbonato di calcio e magnesio) ad alterare soprattutto il sapore dei cibi e quello di bevande preparate con acqua calda. Essa è anche responsabile di depositi di calcio (calcare) che si formano negli elettrodomestici che riscaldano l’acqua. Tuttavia è sbagliato pensare che un’acqua meno dura (più dolce) faccia meglio alla salute: l’acqua è più povera di sali minerali importanti per l’organismo. Risulta quindi importante capire come un filtro debba rimuovere solo parzialmente i minerali dall’acqua potabile, in particolare solo quelli responsabili della durezza temporanea.
Il cloro viene introdotto negli impianti di potabilizzazione dell’acqua in corrispondenza del P.O.E. (Point of Entry, punto di ingresso), al fine di rimuovere germi e fare in modo che non ricompaiano durante i chilometri percorsi dall’acqua attraverso i tubi del rubinetto (P.O.U. Point of Use, punto d’uso). La quantità di cloro aggiunta è normata e non è considerata dannosa, tuttavia il cloro compromette il sapore e l’odore dell’acqua.
I filtri proposti sul mercato sono composti principalmente da carbone attivo, le cui applicazioni nell’industria della potabilizzazione dell’acqua si susseguono da molto tempo in Europa e negli USA. Il carbone attivo è in grado di assorbire cloro (riduzione sino al 99%), pesticidi e agenti inquinanti organici, migliora il sapore ed elimina odori. Solitamente i filtri contengono anche antiossidanti che impediscono la crescita dei batteri, nonché una resina a scambio ionico che rimuove la durezza temporanea e alcuni metalli, quali alluminio, rame e piombo.

I filtri sono completamente riciclabili, anche se in Italia ci si sta ancora attivando su questo servizio. Come i carboni attivi utilizzati nei sistemi di Pump & Treat di Messa in Sicurezza dei siti sottoposti a bonifica, si presume che anche questi filtri potranno essere sottoposti a “rigenerazione”.
La durata dei filtri ovviamente dipende dalle condizioni al contorno, ovvero: quanta acqua viene filtrata al giorno, la tipologia di acqua filtrata, il corretto utilizzo ecc.
Di solito le caraffe dispongono di un “Sistema Calendario o Memo” che avvisa che oltre un certo tempo il filtro va sostituito, almeno ogni 4 settimane o in base al numero di litri filtrati.
La capacità delle caraffe varia, da 1,5 litri a 2,5 litri. Così come il materiale del contenitore: plastica o il preferibile vetro.
Una volta filtrata l’acqua si può pensare di imbottigliarla in bottiglie di vetro o in termos, pratici anche da portare in giro.
Questa è solo una delle proposte di mercato. Va ricordato che si possono predisporre dei sistemi filtranti direttamente nel sistema di erogazione dell’acqua. Ovviamente in questo caso i costi da sostenere variano.

Nel frattempo si può pensare di utilizzare anche acqua in bottiglie di vetro, che tuttavia si fa sempre più fatica trovare, salvo poi fare sempre i debiti conti in tasca. L’acqua in vetro è decisamente più cara!

Articolo dell’Ing. Roberta Lazzari

Impariamo a bere (parte I)

Fonti:
Sui motori di ricerca: costo riciclo delle bottiglie di plastica; caraffe con filtro a carbone attivo
http://www.solargenia.it/osmosi/home_acqua.htm
http://www.ping.be/~ping5859/It/PVCLCA.It.html
Sito della Caraffa BRITA
Sito di ALTROCONSUMO


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