Impariamo a bere (parte I)

In questi giorni di caldo torrido ci è stato più volte ripetuto quanto sia importante bere molta acqua (almeno 1,5 – 2 litri di acqua) e aumentare il consumo di frutta e verdura.
Attualmente in commercio troviamo i più svariati tipi di acqua: le oligominerali, le naturali, le frizzanti, le leggermente frizzanti, le diuretiche, quelle povere di sodio… Per non parlare delle bottiglie: blu, verdi, trasparenti, rosa… Basta fare un salto al supermercato sotto casa per farsi un’idea!

Proviamo a pensare che quindi 65 milioni di italiani circa devono bere 1 bottiglia al giorno da 1,5 litri d’acqua minimo. Ipotizzando di utilizzare esclusivamente bottiglie di plastica, 65 milioni di bottiglie ogni giorno dovranno essere buttate nelle apposite campane o sacchetti della raccolta differenziata. Stimando che una bottiglia pesa in media 30 gr, avremo al giorno 1.950 tonnellate di plastica da smaltire. Non male direi!

Se poi partiamo dall’origine, ovvero da come si producono le bottiglie di plastica, occorre fare le considerazioni che seguono.
La plastica deriva dal petrolio, o comunque da combustibili fossili come il gas naturale. La bottiglia è fatta di PET (polietilene tereftalato) mentre il tappo è di polietilene, ma di fatto la materia prima di partenza resta la stessa. Considerando che la resa di reazione non è mai il 100%, per fare una tonnellata di plastica ci vuole perlomeno una tonnellata e mezzo di petrolio. Se ci riferiamo all’anno 2007 (anno critico per il costo del petrolio, ma non lontano dalle stime pessimistiche previste per i prossimi anni) in media il costo al barile era di 100 dollari, e una tonnellata di petrolio costava circa 500 euro. Con quella stessa quantità di petrolio si potrebbe anche produrre energia elettrica, con una resa di circa il 30%. Quindi se una tonnellata di petrolio contiene energia per circa 11 MWh, si potrebbero fare circa 3MWh (il fabbisogno giornaliero per una persona al giorno è circa 0,11 MWh).

Ritornando alle nostre 1.950 tonnellate di bottiglie al giorno, i conti sarebbero i seguenti:
–  ton plastica:1,5 ton petrolio=1.950 ton plastica:x -> x = 2.295 ton petrolio
– 1.475.000 di Euro spesi per la produzione di bottiglie di plastica
– 8.850 MWh di energia elettrica non prodotta ma spesa in ri-sintetizzazione.

Sorge quindi spontaneo pensare il modo migliore per minimizzare l’impatto sull’ambiente dovuto al nostro consumo di acqua in bottiglie di plastica. Gli scenari sono 4:
1. riutilizzare
2. riciclare
3. bruciare
4. discarica

1 – Riutilizzare
È una prassi molto utilizzata in Germania. La bottiglia viene restituita come vuoto, quindi lavata, sterilizzata e rimessa in circolo. L’unico costo sostenuto è quello di trasporto, un costo piccolo rispetto all’energia contenuta nel materiale. Ovviamente ci saranno alcune bottiglie che non potranno essere riutilizzate, si stima un 10%, che dovrà subire il processo di ri-sintetizzazione dal petrolio, ovvero 100 kg di PET o polietilene per ogni tonnellata di bottiglie e tappi in ogni ciclo di utilizzo. Sulla base dei dati considerati prima, si stima un costo di 50 Euro e 0,1 MWh.

2 – Riciclare
Primo passo fondamentale: separare i tappi dalle bottiglie, quindi sminuzzarli e rifonderli per ottenere nuovo PET e polietilene. Il valore del polietilene di recupero, riferito allo stesso anno 2007, si attestava attorno a 300-400 Euro la tonnellata, quindi comunque inferiore rispetto al costo del petrolio.
In termini energetici, i costi del riciclaggio sono dovuti al costo di trasporto e a quello di processo. Considerando l’energia richiesta per le operazioni di fusione, sminuzzamento etc. e la resa del processo, si può ipotizzare che l’energia richiesta per il riciclo di una tonnellata di polietilene è pari a 0,2 MWh (molto esigua rispetto ai 3 MWh di ri-sintetizzazione).

3 – Bruciare
In un inceneritore con recupero energetico, si possono bruciare bottiglie e tappi con una resa del 15% circa, ovvero ottenere 1,5 MWh per tonnellata di plastica. Tuttavia bruciare implica eliminare dal mercato bottiglie e tappi, che quindi dovranno essere prodotte nuovamente, e guardando i conti fatti fino ad ora, risulta che con questo sistema siamo in perdita!

4 – Discarica
L’ultima e peggiore delle ipotesi! In questo caso non solo non vi è recupero energetico, ma tutto il costo per tonnellata di plastica, sia in termini monetari che energetici, è a pieno carico della collettività.
Se posso permettermi: da evitare!

Conclusione: la soluzione migliore è riusare, la peggiore è la discarica. Fra riutilizzare e bruciare, il riciclo ha la meglio.

Articolo dell’Ing. Roberta Lazzari

Impariamo a bere (parte II)


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