Il progettista ed il contesto nell'autorizzazione paesaggistica

Il progettista ed il contesto nell’autorizzazione paesaggistica

il progettista ed il contesto

Nel processo dell’autorizzazione paesaggistica un ruolo importante spetta al progettista, tecnico ambientale, agronomo, geometra, architetto, ingegnere, che oltre ad elaborare il progetto richiesto dalla committenza, deve saper valutare l’ambito territoriale delle opere proposte.

L’incidenza sulla sensibilità territoriale e le modifiche ad essa apportate sono valutabili oltre all’approccio personale e culturale del tecnico stesso, attraverso criteri resi disponibili dagli studi e dalla produzione letteraria e soprattutto nella legislazione vigente (linee guida, manuali, leggi regionali, regolamenti edilizi, ecc.).

In base a tali valutazioni, si rileva in prima analisi l’impatto paesaggistico del progetto.

La redazione della relazione paesaggistica, supportata da idonea documentazione fotografica, appunti grafici o di altra natura agevola la lettura delle considerazioni adottate in merito al sito e alla soluzione progettuale che sarà realizzata. Questo consente a chi deve esaminare il progetto, sia in prima istanza, che in sede più approfondita, di valutare l’efficacia della soluzione progettuale e la coerenza con la tutela e la valorizzazione del paesaggio.

Il progettista ed il contesto. L’aspetto dimensionale

Molta attenzione deve porsi all’aspetto dimensionale e compositivo del programma di lavorazione.

Negli interventi di trasformazione edilizia ed urbanistica, le modifiche del paesaggio sono direttamente proporzionali al dimensionamento dei manufatti in progetto.

Anche se l’ingombro stereometrico è di solito in rapporto con gli edifici presenti nel contesto già relazionanti con la morfologia territoriale, occorre valutare attentamente le relazioni di “percezione” del manufatto. I fattori di percezione sono molti e non fanno solo riferimento al carattere dimensionale, ma anche ad esempio all’aspetto cromatico, all’utilizzo di materiali da costruzione, alla composizione delle superfici e dei volumi, alle altezze e all’organizzazione dei pieni e dei vuoti, all’introduzione di vegetazione nel sistema progettuale, ecc. Tali valutazioni risultano più semplici quando si crea un rapporto diretto con i manufatti circostanti e si fanno notare le possibili criticità.

Risulta più difficile il confronto nel caso di costruzioni isolate e distanti da zone antropizzate. Fondamentale nel lavoro di valutazione-progettazione deve essere il consolidamento degli aspetti ambientali e della matrice dimensionale nell’organizzazione del territorio.

I moduli (modelli dimensionali) dipendono appunto dalle funzioni e dalla localizzazione. Ad esempio in ambito collinare, con un territorio legato a coltivazioni agricole, i moduli saranno articolati in base ai servizi di lavorazione, oltre ad avere una distribuzione volta all’otti­mizzazione dell’energie naturali (bio architettura, energia verde e costruzioni passive, ecc.) ci saranno volumi minimi e semplificati. I volumi più importanti dei contesti antropizzati saranno legati ad edifici di rappresentanza storica, politica e religiosa.

In merito a il progettista ed il contesto risulta quindi fondamentale l’aspetto dimensionale e la nozione di ritmo e di modulo, di distribuzione planimetrica, tracciati stradali, tracciati arborei, recinzioni, canali, confini, ecc. utili per predisporre una adeguata progettazione da parte dei proponenti.

Partendo dall’attenta considerazione dei ritmi del paesaggio esistente, si definisce in termine paesistico, che cosa è piccolo o grande, largo o stretto, alto o basso ed esulando dalla normativa edilizia ed urbanistica, si deve valutare in progetto l’articolazione dei volumi, la loro compattazione e la possibilità di modificare il dimensionamento verticale o orizzontale. Questo costituisce elemento significativo di organizzazione del paesaggio e di lettura dei segni paesaggistici che l’uomo costantemente introduce.

Come enunciato prima, in merito all’altezza, storicamente gli edifici sono simbolicamente più importanti se collegati allo sviluppo verticale.

Ad esempio la predominanza di castelli o fortezze nei territori di quasi tutte le regioni italiane definisce l’importanza storica del territorio.

Il progettista ed il contesto. Disordine visivo e collocazione

Attualmente, il disordine visivo che viviamo è frutto di mescolanze di fabbricati di dimensioni diverse in altezza e per caratteristiche volumetriche e materiali.

L’altezza visiva è quella percepita. Non corrisponde necessariamente a quella plani-volumetrica. Per quanto riguarda lo sviluppo orizzontale del costruito, assume importanza soprattutto in ambito collinare, quando tende a chiudere una situazione visiva o crea un contrasto di scala con il contesto.

Altro fattore importante è la collocazione delle costruzioni rispetto ai tracciati viari ed agli allineamenti precostituiti composti da filari di alberi o confini o dal contesto edificato non rilevabile ad un primo impatto visivo. Spesso infatti il disordine visivo deriva semplicemente da un discostamento orientativo dell’edificio.

Anche la costruzione in rapporto all’andamento del terreno è determinante nel rapporto con il paesaggio e con l’integrazione nell’ambiente.

Oggi, grazie alle nuove tecnologie, si rimodella più facilmente il terreno, e non si pensa invece ad un adattamento della costruzione allo stesso. Si creano quindi continui cambiamenti morfologici del panorama e spesso, come accade negli ultimi anni, i danni che ne derivano sono tangibili durante gli eventi atmosferici. Le frane e le esondazioni, soprattutto in aree montane o collinari, sono oggi un fenomeno frequente e di grande devastazione.

Altro fattore rilevante di questo “disordine” progettuale è la trascuratezza del linguaggio architettonico. I rapporti costruttivi, i materiali, le forme, i colori, le finiture, gli spazi di pertinenza, che sono interconnessi e propedeutici, spesso si avvertono come risultato di elementi linguistici casuali o di tendenza estemporanea e modaiola.

La scelta da catalogo e da realtà costruttive lontane dai luoghi di progetto, la casualità dell’assemblaggio stilistico, diviene norma costruttiva.

Il valore del linguaggio è la base del progetto e delle relazioni progettuali che si creano, tale che la mancanza di un elemento o la modifica dello stesso provoca ripercussioni sul contesto edificato e paesaggistico. Il problema è quindi la mancanza di un alfabeto logico di elementi costruttivi.

Il testo è di Giulio Berruquier e Mauro Corino.

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