Il cellulare ambientalista

Non solo auto ecologiche, energie pulite, raccolta differenziata, termo valorizzazione dei rifiuti, carta riciclata …
Adesso il progresso lancia nel mercato anche i cellulari ambientalisti!

La casa cinese Hi-Tech Wealth propone un telefonino alimentato a energia solare: l’S116. L’apparecchio se esposto al sole per un’ora garantisce un’autonomia di 40 minuti di conversazione. La ricarica avviene anche sotto luce artificiale o durante una giornata uggiosa, ovviamente in questo caso l’energia accumulata sarà inferiore. In condizioni ottimali di ricarica, il cellulare solare consente di effettuare e ricevere telefonate e SMS, scattare foto e memorizzarle.

La Motorola, la Sony Ericsson, la Nokia e la Nec sono solo alcune delle case produttrici di apparecchi telefonici a proporre cellulari realizzati a partire da materiali riciclati (vecchie bottiglie di plastica per la Motorola) o con materiali biodegradabili (derivati dall’amido e zuccheri di mais e di patate per la Nec). Nel primo caso si conta un risparmio del 20% dell’energia normalmente impiegata, nel secondo invece il grande vantaggio sta nel fatto che, una volta dismesso, il corpo del cellulare si dissolverà nell’ambiente sotto forma di acqua e anidride carbonica.

Ma tutte queste innovazioni sono oramai datate di un paio d’anni. La grande novità attualmente non sta più solamente nel realizzare i cellulari a basso impatto ambientale, ma a perfezionare i software che li compongono per rendere gli utilizzatori più sensibili alle problematiche ambientali del mondo in cui viviamo.
Eric Paulos, ricercatore dello Human-computer interaction della Carnegie Mellon University, sta conducendo degli studi per verificare se l’inserimento all’interno dei cellulari di particolari software in grado di misurare temperatura, umidità o sostanze inquinanti nell’aria sono in grado di cambiare il nostro modo di spostarci.
Stando al suo esperimento condotto nel 2007 in Ghana, la risposta è sì. Agli studenti di Accra sono stati forniti dei telefoni in grado di rilevare la qualità dell’aria e dopo due settimane hanno cominciato a cambiare i loro percorsi per ridurre l’esposizione alle sostanze inquinanti.
La speranza di Paulos è di creare una sorta di scienziati-cittadini in grado di definire la qualità dell’ambiente in cui vivono e sensibilizzarli al fine di ottenere un cambiamento volto al positivo.
I sensori disegnati e progettati dall’equipe di Paulos sono in grado di rilevare al momento: polveri sottili, monossido di carbonio, ozono e composti organici volatili. Attualmente i dati di qualità dell’aria vengono raccolti a livello regionale o cittadino, senza considerare le variazioni all’interno degli spazi urbani.
Il problema cui si sta cercando soluzione è quello di programmare i sensori in modo che vengano attivati durante il funzionamento del telefono, che viceversa spesso si trova in borsa o nelle giacche e quindi non a contatto con l’aria, oppure di installare gli stessi sensori all’interno di cuffie auricolari o dispositivi Bluetooth. Inoltre altro passo decisivo è l’autenticazione dei dati, che, se falsati, potrebbero essere utilizzati per far crollare i prezzi degli immobili di una determinata zona, solo perché falsamente non ritenuta salubre atmosfericamente.

Un paio di domande …
Tutte queste innovazioni per avvicinarci e sensibilizzarci all’ambiente!
Ma se invece cominciassimo ad avere solo un telefono, e non due o tre come spesso accade? Inoltre, un telefono che misura la qualità dell’aria sarà di facile accesso per tutti? O oltre a saperlo utilizzare dovremmo pagare noi per questo servizio che alla fine facciamo alla collettività?
Dal punto di vista tecnologico le barriere pian piano si sgretolano, ma sul sociale c’è ancora da lavorare.

Articolo dell’Ing. Roberta Lazzari

Fonti:
Internet
Internazionale n. 796 maggio 2009


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