Il business dei cambiamenti climatici

Chi l’avrebbe mai detto che i cambiamenti climatici fossero anche creatori di nuove professioni e di nuovi mercati?
Dal 2005, ovvero da quando è entrato in vigore il Protocollo di Kyoto, si è aperto anche un nuovo mercato inerente la compravendita di carbonio, ovvero un mercato che si basa sulla mancata consegna di una sostanza invisibile. E i valutatori di questa nuova merce sono gli “esperti del carbonio”.

Vediamo meglio di cosa si tratta.
I maggiori produttori di gas serra con sede in Giappone, Europa, Stati Uniti e Nuova Zelanda, ad esempio, non possono superare un certo tetto massimo di emissioni, tuttavia possono comprare dei crediti, i cosiddetti offset, ovvero compensazioni che consistono in crediti generati da progetti di riduzione delle emissioni nei Paesi in Via di Sviluppo. Tali progetti vengono controllati dalle Nazioni Unite, che emettono anche dei veri titoli a se stanti. Per verificare che le promesse di riduzione delle emissioni vengano rispettate a distanza di anni, sono state individuate dalle stesse Nazioni Unite 26 Doe (Designated operational entities – Entità operative designate).

Le Doe valutano le potenzialità di un progetto e redigono un rapporto che trasmettono alle Nazioni Unite. Una volta approvato il progetto lo stesso è da considerarsi “convalidato” e i crediti potenziali vengono messi sul mercato sotto forma di contratti a termine. Essi subiscono quindi le leggi della compra-vendita, tuttavia chi compra questi titoli non ne ha immediato possesso dovendo le Doe prima verificare che le emissioni siano state realmente ridotte, e questa ulteriore verifica può avvenire in qualche mese ma anche a distanza di anni. Dopo tale verifica i crediti diventano Cer (Certificated emission reduction – Riduzioni di emissioni certificate) e possono essere utilizzati dalle società che devono rientrare nei limiti di emissione.

Tuttavia proprio la convalida risulta essere il punto debole di questa procedura. Infatti senza la vendita dei Cer non sarebbe possibile realizzare un progetto. Tuttavia la riduzione delle emissioni è un concetto traslato nel futuro e i progettisti sono pertanto tenuti a dimostrare che le tecnologie adottate per ridurre le emissioni sono le migliori disponibili e che i finanziamenti del Cdm (Clean development mechanism – meccanismo di sviluppo pulito) delle Nazioni Unite sono indispensabili per la realizzazione degli stessi progetti. In parole semplici si tratta di andare a certificare delle circostanze puramente teoriche.

L’ufficio europeo del Wwf di Bruxelles sottolinea come sia un problema se una società che produce energia utilizza crediti dubbi per rientrare nei limiti di emissione. Infatti i crediti possono valere 7 anni, rinnovabili altre 2 volte per la stessa durata, e durante quest’arco di tempo si teme che non vengano eseguiti i debiti controlli né nei Paesi Industrializzati, né tanto meno in quelli in Via di Sviluppo.

Il problema reale è che, come ogni mercato, anche quello delle emissioni in atmosfera viene regolato da interessi privati: le aziende che inquinano, i progettisti e i governi spingono per convalidare il maggior numero di progetti. La domanda e l’offerta di carbonio vengono stabilite da politici e burocrati che fissano limiti di emissione e criteri di compensazione.
E anche questa volta la salvaguardia dell’ambiente sembra passare in secondo piano.

Articolo dell’ing. Roberta Lazzari

Fonti:
Il business del clima di Mark Shapiro su Internazionale – n. 835 del 26 febbraio 2010


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