I principali player della filiera fotovoltaica italiana secondo l’Energy Strategy report 2009

Secondo il rapporto Il sistema industriale italiano nel business dell’energia solare: il futuro oltre la crisi, curato dall’Energy Strategy Group, presentato ieri a Milano nel corso del convegno organizzato dal Politecnico di Milano, le imprese italiane nel 2009 hanno prodotto circa 200MW di moduli, a fronte di una capacità produttiva installata di circa 500MW. La capacità a fine 2010 dovrebbe crescere ulteriormente per attestarsi su valori prossimi a 700 MW.

Tra i produttori italiani di moduli fotovoltaici, secondo il rapporto del Politecnico, il primo per capacità produttiva è l’azienda brianzola Solarday: 60MW nel 2009 e 60MW attesi per il 2010, con un fatturato passato dai 57 milioni di euro del 2008 ai 61 milioni di euro del 2009.

Per Alessandro Sotgiu, amministratore delegato di Solarday, si tratta di un riconoscimento importante e premia la qualità di prodotto, oggi più che mai un elemento di valutazione importante per gli utilizzatori finali.
Infatti”, spiega Sotgiu, “il ritorno dell’investimento è sul lungo periodo e una scelta sbagliata può vanificare il risultato di questo investimento. È anche importante sottolineare che la Grid Parity avviene soprattutto grazie all’utilizzo di prodotti qualitativamente validi, che abbiano durata e soprattutto rendimento costante nel tempo”.

Prodotto di qualità: come garantirlo?
Per garantire un prodotto è indispensabile la presenza di strutture “super partes” che possano fungere da garanti verso il consumatore finale.
Secondo l’amministratore delegato di Solarday è necessario introdurre un maggior controllo sulle qualifiche delle aziende che rilasciano i certificati dei prodotti distribuiti in Europa e promuovere un’adeguata campagna di informazione rivolta al consumatore, per fornirgli tutti gli elementi necessari per poter valutare al meglio l’acquisto e, salvaguardare nel contempo, l’investimento.

La concorrenza asiatica
Nel corso della presentazione del rapporto del Politecnico, Sotgiu ha avuto modo anche di esprimere una posizione forte sulla concorrenza delle grandi aziende asiatiche del settore FV.
La gran parte dei produttori asiatici, infatti, è riuscita a certificare i propri prodotti con tempi ragionevoli e veloci e immettere il loro prodotto sul mercato europeo.
Tutto ciò, però, deve avere logiche globali”, ha concluso Sotgiu, “che vadano in entrambe le direzioni. Per le aziende europee è oggi ancora quasi impossibile, ad esempio, ottenere le certificazioni UL per gli USA. Così facendo i nostri concorrenti si avvantaggiano della possibilità di accedere a nuovi mercati senza consentire la stessa cosa nei propri territori”.


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