Homo oeconomicus vs homo creativus

Nulla è più meraviglioso che avere una idea nuova. Nulla è più meraviglioso che vedere una nuova idea funzionare. Nulla è più utile di un’ idea nuova che serva al nostro scopo
Edward de Bono (nato nel 1933)

Nella società attuale sembra che l’essere creativi e innovativi sia divenuto un “must”. Le persone, e di conseguenza le aziende, che non lo sono rischiano di essere tagliate fuori dallo sviluppo economico.
Nell’ attuale globalizzazione la competitività sembra si debba combattere solo con l’innovazione derivante da processi creativi.
Sono stati e continuano a essere pubblicati innumerevoli testi sull’argomento; sono nate scuole e società di consulenza che intendono insegnare a essere creativi e innovativi.
La politica industriale degli stati continua a promuovere bandi e progetti per l’innovazione nelle piccole e medie imprese.

È solo un tormentone speculativo? O è la presa di coscienza culturale dell’importanza della “creatività” come risorsa strategica alla base dell’ulteriore sviluppo scientifico, tecnologico ed economico mondiale?
Effettivamente qualcosa di vero c’è, se il Parlamento europeo ha proclamato il 2009 come “Anno europeo della creatività e dell’ innovazione”. Purtroppo non se ne è parlato ancora molto; forse c’è qualche difetto nella campagna informativa.

Immaginare – creare – innovare
È questo lo slogan dell’Anno europeo della creatività e dell’innovazione, che si celebra con numerosi eventi sul territorio nazionale ed europeo durante il 2009. L’obiettivo generale dell’Anno europeo della creatività e dell’innovazione è di sostenere gli sforzi degli Stati membri per promuovere la creatività attraverso l’apprendimento permanente in quanto motore dell’innovazione e fattore chiave dello sviluppo di competenze personali, professionali, imprenditoriali e sociali, nonché del benessere di tutti gli individui nella società.

L’iniziativa è volta a veicolare alcune tematiche che l’Ue si propone come obiettivi fondanti: incoraggiare nei ragazzi la scoperta della propria “vocazione personale” attraverso l’esplorazione di tutte le forme di creatività nel periodo pre-scolare e durante l’educazione primaria e secondaria, sollecitare il mantenimento di un rapporto con le forme creative nella vita adulta, non tenere separato il lato estetico-artistico da quello economico, per promuovere la crescita dell’industria culturale.

L’obiettivo specifico dell’Anno europeo della creatività e dell’innovazione consiste nel mettere in evidenza, tra l’altro, i seguenti fattori che possono contribuire a stimolare la creatività e la capacità d’innovazione:
creare un ambiente propizio all’innovazione e all’adattabilità in un mondo in rapida evoluzione;
stimolare la sensibilità estetica, lo sviluppo emozionale, il pensiero creativo e l’intuizione in tutti i bambini fin dalla tenera età, anche nelle attività prescolastiche;
sensibilizzare all’importanza della creatività, dell’innovazione e dello spirito imprenditoriale sia per lo sviluppo personale che per la crescita economica e l’occupazione; favorire una mentalità imprenditoriale, in particolare fra i giovani, attraverso la cooperazione con il mondo dell’impresa;
promuovere nel campo della matematica, delle scienze e delle tecnologie l’insegnamento di competenze sia di base che avanzate favorevoli all’innovazione tecnologica;
sollecitare l’apertura al cambiamento, alla creatività e alla risoluzione di problemi in quanto competenze favorevoli all’innovazione e applicabili ai più disparati contesti professionali e sociali;
aprire ulteriormente l’accesso a varie forme di espressione creativa sia lungo l’intero percorso scolastico, sia attraverso attività non formali e informali destinate ai giovani;
sensibilizzare il pubblico, sia all’interno che all’esterno del mercato del lavoro, sull’importanza della creatività, della conoscenza e della flessibilità ai fini di un’esistenza prospera ed appagante in un’epoca segnata da rapidi progressi tecnologici e da una sostenuta integrazione globale; offrire alle persone i mezzi per migliorare le loro prospettive di carriera in tutti i settori in cui la creatività e la capacità di innovazione svolgono un ruolo importante;
promuovere il design quale attività creativa che contribuisce significativamente all’innovazione, nonché le capacità di gestione dell’innovazione e della progettazione, ivi comprese nozioni di base in materia di protezione della proprietà intellettuale;
sviluppare la creatività e la capacità di innovazione nelle organizzazioni private e pubbliche attraverso la formazione, e incoraggiarle a utilizzare al meglio le capacità creative sia dei lavoratori sia dei clienti.

Ciò conferma quindi che l’attuale economia dell’innovazione rappresenta lo sforzo di combinare l’analisi dell’homo oeconomicus con quella dell’homo creativus.
Il primo cerca di ottenere il più possibile da quanto la natura gli concede; l’altro si ribella contro le leggi della natura. La creatività tecnologica, come tutti i tipi di creatività, è un atto di ribellione. Senza di essa, noi tutti vivremmo ancora viti difficili, brevi, faticose, fatte di lavoro ingrato e disagio”, Joel Mokyr (1990).

Capacità creativa e innovativa possono pertanto essere definite come l’abilità di fronteggiare e reagire ai limiti e agli ostacoli rappresentati dalla specifica struttura produttiva e organizzativa dell’impresa e dalle condizioni industriali, tecnologiche, geografiche e anche istituzionali che caratterizzano l’ambiente nel quale opera l’impresa.

Confermata quindi l’importanza strategica della creatività, che cosa significa essere creativi? E se non lo siamo possiamo diventarlo?
Per rispondere a questa domanda, bisogna a questo punto fare un passo indietro.
L’idea di creatività come atteggiamento mentale proprio degli esseri umani nasce nel Novecento.
L’atto del creare è stato a lungo percepito come attributo esclusivo della divinità: Catullo, Dante, Leonardo, infatti, non avrebbero mai definito sé stessi dei creativi. Propri dell’uomo erano invenzione, genio e, dal 1700, progresso e innovazione. La parola creatività entra nel lessico italiano solo negli anni Cinquanta.
Tra le moltissime definizioni di creatività che sono state coniate si segnala, per semplicità e precisione, quella fornita dal matematico Henri Poincaré (1854-1912): “Creatività è unire elementi esistenti con connessioni nuove, che siano utili”.
“Nuovo” e “utile” illustrano adeguatamente l’ essenza dell’atto creativo: un superamento delle regole esistenti (il nuovo) che istituisca una ulteriore regola condivisa (l’ utile). Si individuano anche le due dimensioni del processo creativo che unisce disordine e ordine, paradosso e metodo.
Poiché si fonda sulla profonda conoscenza delle regole da superare, la creatività non può svilupparsi in assenza di competenze preliminari. Caratteristiche della personalità creativa sono curiosità, bisogno d’ordine e di successo (ma non inteso in termini economici), indipendenza, spirito critico, insoddisfazione, autodisciplina.
Un guru contemporaneo, Steve Jobs, il fondatore e “creativo” della Apple, ha affermato semplicemente (beato lui!) che: “Essere creativi significa soltanto saper combinare in modo unico le cose che già esistono”.

Le teorie sul pensiero creativo ormai sono d’accordo sul fatto che esistono diversi modi di pensare e agire in maniera creativa e quindi diversi “processi creativi”: il pensiero immaginativo, il pensiero artistico, il pensiero filosofico-speculativo, il pensiero investigativo e, infine, il pensiero generativo.
Nei primi quattro processi creativi citati ritroviamo i “creativi” del design e della moda, i ricercatori e gli scienziati, i filosofi, gli artisti (pittori, scrittori, musicisti, ecc).
Questi tipi di creatività hanno ben poco a che fare con l’innovazione dell’impresa, col miglioramento dei processi, con la creazione di nuovi concetti di prodotto. In questo contesto è più adeguato il “pensiero generativo”: quello che conduce – come risultato finale – a un beneficio chiaro e supportabile con logica. E sono questi i principi, per una creatività adeguata alle reali esigenze imprenditoriali, che troviamo nei concetti e nelle tecniche del pensiero generativo e che sono classici del “Problem solving” e “Creative solution finding”.
In tale ambito sono nate numerose scuole di pensiero sulla creatività americane, francesi, russe e anglosassoni.

Un importante esponente di questa scuola è il maltese Edward de Bono. Egli è considerato uno degli studiosi di primo piano nel campo del pensiero creativo generativo, ha scritto oltre sessanta libri, tradotti in numerose lingue. De Bono afferma che se si affronta un problema con il metodo razionale del pensiero, si ottengono risultati corretti ma limitati dalla rigidità dei modelli logici. Quando si richiede invece una soluzione veramente diversa e innovativa si deve stravolgere il ragionamento, partire dal punto più lontano possibile, ribaltare i dati, mescolare le ipotesi, negare certe sicurezze e addirittura affidarsi ad associazioni di idee del tutto casuali. Si deve perciò abbandonare il pensiero verticale, cioè quello basato sulle deduzioni logiche, per entrare nella lateralità del pensiero creativo (“pensiero laterale”, termine coniato da De Bono stesso).

Tutte le scuole insegnano le “tecniche creative” (brainstorming, matrice delle idee, tecniche di divergenza e convergenza, ecc.) sulle quali non ci soffermeremo, ma ci servono ad affermare che la creatività può essere stimolata, guidata, canalizzata; obiettivi tutti presenti nell’Anno europeo della creatività e dell’innovazione.
Tutti sono d’accordo ormai sul fatto che, al di là della creatività innata dei bambini in età scolare, con il passare degli anni, la scuola e la famiglia prima, le istituzioni, il contesto sociale, l’azienda poi, riducono considerevolmente l’attitudine creativa degli individui che, salvo poche eccezioni, perdono quasi completamente in età adulta.
Ha dell’incredibile, ma si è scoperto che il più basso livello di creatività si misura al termine degli studi universitari, livello che diminuisce ancora per quanti proseguono verso il dottorato.
Non è vero anche il fatto che per essere creativi occorre una elevata intelligenza. De Bono afferma: “Al di sopra di un certo livello base di intelligenza, non ritengo che, per essere creativa, una persona debba avere una intelligenza eccezionale”.
Ovviamente i “geni” (vedi Galilei, Dante, Leonardo, Michelangelo, Einstein, ecc.) sono anche creativi, ma non è vero ovviamente il contrario!

E in ambito tecnico e professionale?
La strada dell’innovazione è una strada comunque difficile che non si può percorre da soli. Come afferma George Bernarde Show (1856-1950): “Se ho una mela e tu hai una mela e ce la scambiamo, restiamo con una mela ciascuno. Ma se io ho un’idea e tu hai un’altra idea e ce la scambiamo, avremo due idee ciascuno”.
“Problem solving” e “Creative solution finding” sono alla base del pensiero progettuale che richiede oltre a una buona dose di “creatività” anche la condivisione di una pluralità di idee e contributi nonché una notevole preparazione tecnica e scientifica di base.
Per “volare alto” occorre una buona … rincorsa!
Ma l’innovazione non è solo scienza e tecnologia, non è solo pura razionalità: è anche emozione, passione, creatività, arte. La propensione a unire estro e pensiero creativo con la conoscenza tecnico-scientifica è la caratteristica specifica della cultura e della storia italiana passata e recente.

A tal proposito mi piace anche ricordare la bottega italiana della creatività con il milanese Bruno Munari (1907-1998), artista, designer, educatore, quando ha affermato che un modo di progettare (ideare) molto diffuso nelle nostre scuole è quello di incitare i giovani allievi a trovare idee nuove “tout court” , come se dovessero inventare tutto daccapo ogni giorno. In questo modo non si aiutano i giovani, ma li si spinge in direzioni sbagliate, creando frustrazioni. È bene perciò fare subito una distinzione tra il progettista (ideatore) professionale, che ha un metodo e una base scientifica notevole, e il progettista romantico che ha una idea “geniale” e cerca di costringere la tecnica a realizzare qualcosa di estremamente difficoltoso e poco pratico.
Si deve infatti parlare, nel pensiero creativo tecnico e professionale, di “innovazione incrementale” e non “assoluta”.

Le ultime parole famose …
Per concludere, desidero riportare qualche frase famosa che dimostra le difficoltà che si incontrano con gli avversari della creatività e dell’innovazione, che purtroppo esistono, e sono di ostacolo al “cambiamento”:
A chi diavolo vuoi che interessi sentire la voce degli attori?
(Anno 1927,H.M. Warner fondatore della Warner Bros)
Gli americani hanno bisogno del telefono; noi no. Abbiamo fattorini in abbondanza
(Anno 1876, Sir W. Preece, capo delle poste britanniche)
Abbiamo un computer qui a Cambridge, ce n’è uno a Manchester e uno al laboratorio nazionale di fisica. Immagino che sarebbe giusto averne uno in Scozia, ma non di più
(Anno 1951, Douglas Hartree, fisico inglese).

Enzo Fornasari, ingegnere libero professionista

Il presente articolo è tratto dal tabloid Ingegneri n. 6-7/2009 di Maggioli Editore.
La redazione di Ingegneri.cc augura a tutti i suoi lettori buone ferie. Ci rivediamo lunedì 24 agosto.


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