Guida impianti trattamento aria stagione estiva ospedali. L'ing. Celano chiarisce aspetti Covid-19

Guida impianti trattamento aria stagione estiva ospedali. L’ing. Celano chiarisce aspetti Covid-19

Impianti trattamento aria stagione estiva ospedali

Il “Documento di orientamento per la gestione di impianti di trattamento aria nella stagione estiva in ambienti ospedalieri ai fini della riduzione dei rischi da agenti patogeni nella fase emergenziale epidemiologica da SARS-CoV-2” è una guida messa a disposizione dall’Ordine degli Ingegneri di Torino, redatta dalle Commissioni Energia e Impianti Tecnologici, Impianti Elettrici e Speciali e Clinica Biomedica dell’Ordine che si rivolge a chi opera nel settore sanitario e ospedaliero, dove nello specifico, con l’avvento della stagione estiva, nasce l’esigenza di rendere confortevoli gli ambienti che ospitano soggetti in precarie condizioni di salute deve coniugarsi con la necessità di operare in sicurezza a causa dell’attuale emergenza sanitaria in corso.

Per entrare nel dettaglio e chiarire alcuni dubbi ci viene in aiuto un esperto in materia, l’ingegnere Aldo Celano, membro della Commissione Parametri e della Commissione Impianti elettrici e Speciali dell’Ordine degli Ingegneri di Torino, Direttore dell’Esecuzione del Contratto Multiservizio Tecnologico Integrato dell’AOU San Luigi Gonzaga di Orbassano, che svolge attività, per enti pubblici e privati, di progettazione, direzione lavori e consulenza in vari campi dell’ingegneria con particolare riferimento agli impianti elettrici e speciali.

Di seguito l’intervista all’Ing. Aldo Celano, tra i professionisti che hanno collaborato alla redazione del documento tecnico con la supervisione del Prof. Marco Masoero (Politecnico di Torino).

D – Quale è l’obiettivo del documento di orientamento elaborato dalle Commissioni Energia e Impianti Tecnologici, Impianti Elettrici e Speciali e Clinica Biomedica dell’Ordine di Torino? A chi si rivolge il documento?

Ing. Aldo Celano, componente della Commissione Parametri e della Commissione Impianti elettrici e Speciali dell’Ordine degli Ingegneri di Torino

R – L’obiettivo del documento è fornire consigli e utili suggerimenti per la corretta gestione ed esercizio degli impianti di climatizzazione nelle fasi emergenziali. Il testo è il frutto del lavoro di un gruppo di professionisti che hanno messo a confronto le diverse esperienze per raccoglierle e condensarle nei vari suggerimenti proposti con la supervisione del Professor Marco Masoero del Politecnico di Torino.

D – Cosa è cambiato con l’emergenza sanitaria da Covid-19 nella gestione degli impianti di trattamento aria asserviti ad ambienti sanitari?

RÈ cambiato molto. Nella prima fase, nuova e molto caotica, il principale problema da affrontare è stato individuare e realizzare aree idonee, confinate per ospitare gli infetti e, nel contempo, evitare la diffusione del virus nell’ambiente ospedaliero. Per quanto possibile, le aree per essere idonee devono avere requisiti tali da garantire il confinamento (se il caso, realizzando apposite aree di separazione), disponibilità di una rete di distribuzione dell’ossigeno e un sistema di climatizzazione regolabile per un minimo di comfort ambientale e in modo da avere l’area di ricovero degli infetti in depressione rispetto agli ambienti limitrofi comunicanti.

D – Che differenza esiste tra il Covid-19 e una normale influenza, tale da richiedere un ragionamento sul modo di utilizzare e operare sugli impianti di trattamento aria?

R – Entrambi i virus interessano l’apparato respiratorio e si trasmettono per contatto e secrezioni della persona infetta. La differenza più evidente è nella virulenza, percentuali di patologie severe e nelle complicanze. L’influenza ha una percentuale di casi critici bassa, mentre per il Covid-19 i dati indicano per:

  • l’80% circa casi a bassa gravità,
  • il 15% casi con infezioni gravi e
  • il 5% di casi critici.

Per l’influenza sono disponibili dati storici, forme comportamentali note e, infine, molto ma molto importante, sono disponibili i vaccini e cure facilmente reperibili. A oggi, i dati disponibili indicano per il Covid-19 una percentuale di mortalità tra il 3-4%, mentre per l’influenza una percentuale molto bassa. Data la scarsa conoscenza della malattia e per quanto al momento attuale sembri decisamente improbabile, tranne che per peculiari situazioni,  non si può escludere con certezza che il virus non si diffonda anche per aerosol, un modo per evitare la possibile diffusione è una corretta gestione ed esercizio degli impianti di climatizzazione, riducendo la concentrazione di cariche virali in ambiente, la contaminazione fra ambienti limitrofi ed il tempo di esposizione.

D – Quale correlazione esiste tra la probabilità di contrarre il virus SARS-CoV-2 e la qualità dell’aria negli ambienti indoor?

R – A oggi non ci sono evidenze scientifiche che mettono in relazione la qualità dell’aria con la probabilità di contrarre il virus. Il Prof. Marco Masoero ed il Prof. Marco Simonetti del Politecnico di Torino hanno promosso l’istituzione di una borsa di dottorato per l’avvio di uno studio circa la diffusione del virus sulla base dei diversi parametri ambientali, fra cui anche la qualità e composizione dell’aria.

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D – Quanto è importante il numero dei ricambi d’aria al fine di ridurre la carica virale in un ambiente ospedaliero?

RIl numero di ricambi d’aria è molto importante per la riduzione e diluizione delle cariche virali in un qualsiasi ambiente chiuso e, quindi, anche ospedaliero. La probabilità di contrarre il virus in un ambiente indoor dipende principalmente dalla concentrazione di cariche virali e dal tempo di presenza in ambiente dell’infetto. La concentrazione, o meglio la diluizione di cariche virali in ambiente, è in funzione del numero di ricambi d’aria e cioè da quanta aria esterna (non infetta) viene immessa nell’ambiente.

D – Quali misure adottare per le specifiche aree di ricovero malati infetti o sospetti da COVID-19?

R – Le misure specifiche da adottare per le aree di ricovero di malati infetti o sospetti devono limitare, per quanto possibile, la diffusione del contagio verso le aree limitrofe comunicanti e nel contempo mantenere il confort ambientale.

I principali interventi consigliati riguardano la separazione delle diverse aree critiche e limitrofe comunicanti. La separazione può essere realizzata mediante limitate aree di collegamento dove, se possibile, effettuare l’estrazione dell’aria in modo da mantenerle in depressione rispetto alle aree limitrofe. Nel caso in cui non sia possibile realizzare delle aree di separazione in depressione, il suggerimento è di gestire le aree critiche in depressione rispetto alle aree limitrofe. Per la gestione in depressione delle aree occorre che l’aria esterna introdotta (mandata) sia inferiore rispetto all’area estratta (estrazione). In questo modo si crea un flusso d’aria dagli ambienti limitrofi all’area critica e, quindi, le cariche virali dall’interno sono espulse all’esterno. In genere questa gestione può comportare condizioni ambientali non confortevoli, in modo particolare nella stagione estiva.

La creazione di aree di separazione, se gestite a pressione negativa (in genere solo estrazione), può consentire la gestione dell’area critica anche a pressione positiva, migliorando il confort ambientale rispetto alla soluzione precedente.

D – Quali sono le azioni da intraprendere sugli impianti di trattamento aria nella stagione estiva in ambienti ospedalieri ai fini della riduzione dei rischi da agenti patogeni?

R – Ai fini della riduzione della probabilità di contrarre il virus le azioni da intraprendere devono riguardare una corretta gestione ed esercizio degli impianti. Diversamente dalla stagione invernale, in estate le condizioni climatiche degli ambienti interni sono influenzate principalmente dalle condizioni climatiche esterne. Pertanto le azioni da intraprendere devono essere attentamente valutate e, in modo particolare, devono essere coordinate con i referenti sanitari e il servizio di prevenzione e protezione. In molti casi la valutazione deve tener conto di diversi fattori e in contrasto fra loro. La valutazione deve essere effettuata con molta cura, in particolare, per tutte quelle aree di accesso al pubblico come le aree ambulatoriali, uffici, centri di prenotazione, ecc…

Si ritiene che debba essere effettuata una mappatura delle diverse aree in modo da individuare le possibili aree critiche come, per esempio, gli ambulatori che trattano pazienti con patologie respiratorie o che riguardano l’apparato otorinolaringoiatrico. Per queste aree, condizioni termoigrometriche ottimali sono necessarie per il benessere dei pazienti e degli operatori al fine di assicurare le migliori prestazioni in termini di servizi e di cure. Gli operatori sanitari indossano specifici DPI e i pazienti sono sottoposti a controlli specifici di prevenzione da possibile contagio. Pertanto, per queste aree, si ritiene che gli impianti di climatizzazione possano essere utilizzati nelle normali condizioni di funzionamento, ricordando che negli ospedali è vietato l’uso di impianti con ricircolo. Ai fini della riduzione della probabilità di contagio un utile suggerimento è quello di aumentare la frequenza dell’aerazione naturale o favorire l’installazione di adeguati estrattori d’aria ambiente. Lo stesso consiglio può ritenersi utile per le aree comuni, di attesa o corridoi. In particolare, è consigliabile installare un estrattore d’aria nelle cabine ascensore.

D – In caso di sostituzione filtri, come procedere per poi eseguire lo smaltimento?

R  – La questione è molto delicata perché può comportare un aggravio di gestione e relativo aumento dei costi per lo smaltimento dei filtri.

Parere dello scrivente è che occorre fare una netta distinzione tra filtri di sistemi di climatizzazione in aree critiche o asserviti ad aree critiche (cioè dedicate a ospitare pazienti infetti o presunti tali) e aree non critiche.

  • I filtri di sistemi di climatizzazione all’interno o asserviti ad aree critiche devono essere trattati come rifiuti contaminati e, quindi, smaltiti di conseguenza.
  • I filtri di sistemi di climatizzazione all’interno o asserviti ad aree non critiche devono essere trattati come rifiuti speciali e, quindi, smaltiti di conseguenza.

Per entrambi i casi si consiglia di effettuare la sostituzione secondo specifica procedura a cura di addetti formati e lo smaltimento tramite ditta specializzata del settore. In via precauzionale, per le aree non critiche, si consiglia all’atto della rimozione di riporre il filtro all’interno di un doppio sacchetto di plastica opportunamente codificato e datato e mantenerlo, prima dell’avvio a discarica, in apposita area delimitata e controllata per almeno 72 ore in modo inertizzare il virus.

In occasione della sostituzione dei filtri (da effettuare secondo le indicazioni del produttore o disposizioni contrattuali) è consigliata, in modo particolare per i sistemi in ambiente, anche la sanificazione con vapore a una temperatura di circa 120°C.

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D – Seppure il tema si discosta dagli ambienti ospedalieri, può fornirci ulteriori chiarimenti sull’effetto del temuto ricircolo d’aria negli impianti di ventilazione meccanica controllata (VMC) che l’ISS suggerisce di eliminare negli uffici e nei luoghi pubblici?

R – Purtroppo, indicazioni contrastanti fra loro hanno creato falsi miti e tante preoccupazioni. Prima di tutto occorre specificare con chiarezza cosa si intende per aria di ricircolo.

L’aria di ricircolo è l’aria estratta da un ambiente, rimandata al sistema di trattamento e riutilizzata come aria di immissione anche in ambienti diversi. Non è aria di ricircolo l’aria prelevata da un locale, trattata e reimmessa nello stesso locale.

Per maggior precisione, non è aria di ricircolo l’aria trattata da un ventilconvettore o condizionatore split che movimenta l’aria nello stesso ambiente.

È parere dello scrivente che una attenta valutazione sia necessaria per i sistemi che prevedono il ricircolo dell’aria per più ambienti. La valutazione deve essere effettuata sulla base di fattori diversi quasi sempre in contrasto tra loro. In particolare, deve essere messa a confronto la probabilità di diffusione del virus con l’esigenza di garantire condizioni termoigrometriche accettabili degli occupanti. In questo senso il sistema di trattamento dell’aria comporta effetti contrastanti. Se, da una parte, contribuisce alla possibile diluizione del virus, dall’altra, comporta la diffusione tra ambienti diversi.

Purtroppo, non sono noti studi scientifici che aiutano a dirimere la questione in un senso o nell’altro e, quindi, in via cautelativa il consiglio è di mantenere spenta questa tipologia di impianti oppure, se possibile, interdire il bypass che consente il ricircolo dell’aria anche a discapito delle prestazioni del sistema. Può essere utile valutare eventuali alternative come, per esempio, favorire l’aerazione naturale aumentando la frequenza, valutate la tipologia di occupanti con particolare riferimento al caso in cui si tratti dello stesso nucleo famigliare.

Per concludere, le unità di trattamento locale (ventilconvettori, unità di trattamento locale, ecc..) possono essere mantenute nelle normali condizioni di funzionamento, possibilmente evitando velocità eccessive o flusso diretto verso la persona.

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D – Può riassumere in tre/quattro punti le principali azioni da intraprendere e/o gli aspetti imprescindibili che devono essere garantiti all’impianto di trattamento aria e/o gli ambienti ospedalieri al fine di limitare la diffusione di contaminanti presenti nell’aria e quindi la probabilità di infezioni?

R – Prima di tutto occorre precisare da quali contaminanti difendersi (batteri o virus). A seconda della tipologia di contaminati occorre implementare idonee strategie di difesa. È parere dello scrivente che tali strategie siano da condividere, ognuno per le proprie competenze, con i referenti sanitari e il servizio di prevenzione e protezione. Allo stato dell’arte, a seconda dei casi, sono possibili diverse strategie ed è sempre consigliabile che siano attuate da specialisti del settore.

In linea di principio le possibili strategie sono essenzialmente due.

  1. Per i batteri, presenti in un ambiente “sporco”, occorre evitare che vengano a contatto con il paziente e, quindi, immettere aria pulita in ambiente in quantità tale da avere una idonea pressione positiva in ambiente rispetto ai locali limitrofi comunicanti. Nella pratica occorre creare un flusso d’aria dall’ambiente verso l’esterno. L’aria immessa nel locale deve essere priva di contaminati e, quindi, preventivamente fatta passare in appositi filtri, detti “assoluti”.
  2. Per i virus, prodotti dal paziente, la strategia di difesa deve fare in modo che la contaminazione non si propaghi dall’ambiente in cui è presente l’infetto verso gli ambienti limitrofi comunicanti. In questo caso la direzione del flusso d’aria deve andare dai locali limitrofi verso l’ambiente critico. Per realizzare questa condizione l’ambiente critico deve essere in depressione rispetto agli altri ambienti e, quindi, la quantità d’aria estratta deve essere superiore alla quantità d’aria immessa.

Condizioni critiche e particolari si possono presentare nelle sale operatorie dove entrambe le esigenze devono essere contemperate. In questo caso la soluzione può essere rappresentata dalla creazione di una zona di separazione (locale preparazione e lavaggio chirurghi) gestito in depressione. Nella pratica si crea il cosiddetto “pozzo”, dove sia l’aria in uscita dalla sala (gestita a pressione positiva) e sia l’aria dagli ambienti limitrofi è estratta verso l’eterno.

Per riassumere e semplificando sulla gestione impianti trattamento aria stagione estiva ospedali:

  • promuovere il coordinamento con i referenti sanitari e il servizio di prevenzione e protezione;
  • gestione, esercizio, interventi di manutenzione e regolazione realizzati da ditte e specialisti del settore;
  • protezione da batteri: ambiente gestito a pressione positiva, aria pulita (trattata con filtri assoluti) immessa dall’esterno maggiore di quella estratta dall’ambiente;
  • prevenzione della diffusione del virus: gestione a degli ambienti a pressione negativa, aria estratta dall’interno maggiore dell’aria immessa dall’esterno non necessariamente trattata;
  • fra le precedenti azioni è da preferire o promuovere la creazione di zone di separazione fra ambienti comunicanti e, a seconda dei casi, gestirli a idonea pressione:
    1. protezione da batteri: pressione negativa rispetto alla sala operatoria e positiva rispetto agli altri locali;
    2. prevenzione diffusione del virus: pressione negativa rispetto alla sala operatoria e negativa rispetto agli altri locali.

Quest’ultima condizione consente una gestione con condizioni climatiche più favorevoli – se non normali – rispetto alle precedenti.

Hanno collaborato al documento: Arch. Giuliana Barbano, Ing. Aldo Celano, Ing. Claudio Chiocchia, Ing. Cristina Molineris, Ing. Alessandro Moschini, Ing. Silvano Nieddu, Dott Alessandro Paudice, Ing. Alberto Portugalli, Ing. Carlo Sala, Ing. Gian Franco Sillitti, Ing. Patrizia Vanoli, Ing. Remo Giulio Vaudano, Ing. Roberto Vinchi delle Commissioni Chimica Biomedica, Energia e Impianti Tecnologici, Impianti Elettrici e Speciali dell’Ordine degli Ingegneri della Provincia di Torino nel seguito elencati i referenti del consiglio e coordinatori: Ing. Paola Freda, Ing. Alessio Attilio Candido Rebola, Ing. Fabrizia Giordano, Ing. Andrea Bauchiero, Ing. Elisa Lazzari, Ing. Paolo Visca.

Si ringrazia l’Ordine degli ingegneri di Torino.

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