Gremes: “Un investimento sicuro per le generazioni future”

Il Gruppo imprese fotovoltaiche italiane (GIFI) ha ormai una storia decennale. Le basi della sua costituzione furono gettate infatti nel 1999. Da allora l’associazione, federata ANIE, ha aggregato alcune tra le più importanti imprese operanti in Italia nel campo della produzione, progettazione e installazione di componenti e sistemi fotovoltaici, e rappresenta nell’ambito di Confindustria la sola realtà che copre l’intera filiera del mercato: dalla produzione alla progettazione, all’installazione di sistemi fotovoltaici.
In questa fase di fermento nel settore abbiamo voluto scambiare qualche battuta con l’ingegner Gert Gremes, presidente del GIFI.

Ingegneri. Con la proposta comune per la revisione del Conto Energia, che avete presentato al Governo insieme ad APER e Assosolare, si sta arrivando finalmente a definire la prossima evoluzione della politica di sviluppo e sostegno del settore. Come si è arrivati a questa piattaforma condivisa?
Gert Gremes. La recente proposta è il risultato finale di un lavoro iniziato tempo fa. Già lo scorso febbraio abbiamo avuto contatti non ufficiali con il Governo. Poi a ottobre, durante il PV Rome 2009, GIFI ha elaborato la prima proposta di revisione del Conto Energia che ha subito incontrato l’approvazione sia del mondo politico che del GSE e delle altre associazioni. Il nostro lavoro è infatti stato il risultato di un’attenta analisi svolta con ricerche di mercato, grazie alle numerose collaborazioni con le imprese associate e con il professor Lorenzoni dell’Università di Padova.

Ingegneri. E poi c’è stato l’accordo con APER e Assosolare.
GG. Esatto. L’accordo comune è stata una naturale evoluzione del percorso svolto dal GIFI con alcune ovvie modifiche della proposta originaria, per soddisfare le esigenze legittime di tutti i soggetti che vi hanno partecipato.

Ingegneri. Quali sono le sue aspettative?
GG. Gli auspici sono buoni e speriamo si possa avere finalmente il nuovo Conto Energia entro breve e senza grossi cambiamenti rispetto alle nostre proposte. Tra le istanze che più ci stanno a cuore vorrei evidenziare la necessità di garantire una continuità della politica di sostegno e sviluppo del settore per garantire alle imprese una certezza dei propri investimenti. Questo obiettivo si può raggiungere tramite l’aumento della durata del meccanismo di incentivazione (cinque anni) e l’introduzione di nuovi scaglioni di potenza.

Ingegneri. Una battuta sulla situazione associativa italiana è d’obbligo …
GG. Come lei sa i fondatori di Assosolare provengono dal GIFI; ne sono, per così dire, una costola. Secondo la nostra opinione la situazione attuale rappresenta un danno per il settore che rappresentiamo, oltre che uno spreco di risorse. Durante il PV Rome del 2008 ho proposto agli amici di Assosolare di lavorare insieme. Il sasso lanciato oltre un anno fa ha iniziato a dare i suoi frutti e la recente proposta comune è un risultato concreto in questo senso.

Ingegneri. Rinnovabili e politica di Governo. Da un lato si vuole incentivare il settore delle Fonti di energia rinnovabile (FER), dall’altro si continua a ribadire la volontà di ricorrere alla tecnologia nucleare per risolvere il problema della dipendenza energetica dell’Italia. Cosa ci può dire in merito?
GG. Il più grosso problema dell’Italia non è se ricorrere al nucleare o meno. Quello che manca è una politica energetica definita. Oggi noi non abbiamo una strategia, delle linee guida che indichino chiaramente come intende muoversi nei prossimi anni il Paese nei confronti del nodo energia. In ogni caso, ritengo che l’impiego dei combustibili fossili non sia nel medio lungo-periodo in discussione. È però certo che più passa il tempo, maggiore sarà la difficoltà di reperire a prezzi competitivi l’energia da fonti tradizionali per supportare le attività produttive.
Ogni Paese dovrà sfruttare al meglio le risorse disponibili per integrare il proprio consumo di fonti energetiche tradizionali con quelle rinnovabili. Nel Nord Europa, ad esempio, si dovrà potenziare l’eolico e l’uso delle biomasse, l’area del Mediterraneo, invece, avrà nel Sole il proprio principale alleato. L’obiettivo dovrà essere quello di garantire a ogni Paese, Italia compresa, un mix energetico tale da mettere al riparo dalle fluttuazioni del mercato dell’energia o da eventi politici completamente fuori controllo. Si tratta di un lavoro lungo e non semplice, ma ritengo si possa ottenere nel futuro. Se non nel nostro, in quello dei nostri figli.

Ingegneri. Fin dove potrà crescere il fotovoltaico in Italia?
GG. Molto, senz’altro. Ma per chiedermi dei numeri precisi dovrebbe anche darmi la sfera di cristallo! Battute a parte, l’Italia ha un irraggiamento solare buono e, se consideriamo solo il Sud, eccezionale. Investire risorse sulle energie rinnovabili rappresenta una assicurazione sul futuro. Non è pensabile di poter avere dei risultati davvero significativi nel breve periodo, ma certamente il ritorno dagli sforzi economici che si fanno oggi saranno sicuri e molto positivi. Ottenere una maggiore indipendenza energetica, diminuire le emissioni di anidride carbonica e ridurre i costi sono risultati ambiziosi che verranno; ripeto, se non per la nostra generazione, lo sarà per quelle future.

A cura di Mauro Ferrarini


Lascia una risposta

L'indirizzo email non verrà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

News dal Network Tecnico