Fotovoltaico in Italia: in crescita, ma con troppe scartoffie

Fa piacere notare che oramai nelle riviste di settore, e non solo, viene trattata sì la crescita dell’uso di energia da fonti rinnovabile, quale quella fotovoltaica, ma si sottolinea come “dopo aver messo in moto il mondo privato, adesso bisogna mettere al passo le amministrazioni locali e il sistema elettrico italiano”.

Come già ribadito in altri articoli (leggi anche L’odissea del progettista: D.I.A. o A.U.), il Bel Paese si contraddistingue per una burocrazia ingestibile, frammentaria e spesso sostenuta da norme locali illegittime (leggi anche Limiti impossibili). Nonostante il d.lgs. 387/2003 e ora le attuali Linee Guida illustrate nel d.m. 10 settembre 2010 (leggi anche Linee Guida per l’Autorizzazione degli impianti alimentati da fonti rinnovabili), chi si trova ad operare nel settore delle autorizzazioni alla costruzione e messa in esercizio degli impianti a fonti rinnovabili, spesso deve perdere dei giorni per capire quale iter seguire e soprattutto a quale amministrazione rivolgersi.

Sicuramente non è facile nemmeno dalla parte delle pubbliche amministrazioni che si sono viste investite di questo nuovo compito, che il più delle volte comporta un aumento di lavoro a settori già notoriamente oberati, piuttosto che alla creazione di nuovi settori.
Ovviamente questo si riscontra anche in altri settori, non solo in campo energetico.

Rallentamenti delle pratiche autorizzative derivano anche dalla richiesta di connessione alla rete. Infatti la rete elettrica nazionale risulta satura dalle migliaia di richieste di connessione, ovvero di prenotazioni che poi non è detto vadano a buon fine, ma che di fatto occupano potenzialmente la capacità di rete disponibile. Per questo l’Autorità per l’energia elettrica e il gas nella deliberazione 4 agosto 2010 – ARG/elt 125/10, apportante modifiche alla deliberazione ARG/elt 99/08, nell’allegato B art. 5 prevede delle misure di garanzia per le connessioni in aree critiche o su linee critiche retroattive, ovvero il versamento di una fidejussione bancaria di importo proporzionale alla potenza per cui è richiesta la connessione, al fine di monitorare le possibili speculazioni. Infatti ora occorre liberare la rete dalle tante iniziative che sono e rimarranno solo su carta, per dare spazio a iniziative serie.

Nel frattempo i dati del GSE al 31 dicembre 2009 in merito al settore fotovoltaico sono confortanti, se si pensa alle difficoltà sopradescritte:
– a fine 2008: 431 MW installati per un totale di 32.018 impianti
– a fine 2009: 1.142 MW installati per un totale di 71.284 impianti

Il Conto Energia si sta dimostrando uno strumento in grado di attrarre investimenti continui ed importanti in questo settore, e infatti i dati del GSE rivelano che:
– la potenza media installata per popolazione passa da 7,01 W/abitante a 19 W/abitante (con Trentino e Basilicata ai primi posti)
– l’installato su superficie passa da 1,39 kW/kmq a 3,8 kW/kmq (con Puglia e Marche ai primi posti)

In termini assoluti la Puglia è la regione maggiormente sfruttatrice dell’energia del sole.

Per quanto riguarda le tipologie di impianti installati, il parco fotovoltaico italiano è costituito per il 26% da impianti integrati architettonicamente, per il 30% da impianti parzialmente integrati e per il 44% da impianti non integrati.
Un terzo della potenza è installata su aziende manifatturiere, il 26% su abitazioni, i grandi impianti a terra coprono il 23%, mentre il resto è spartito tra agricoltura, commercio e PP.AA.
È chiaro che con un portafoglio Clienti così vasto e vario sarà sempre più importante monitorare questo numero crescente di impianti, per avere una precisa visione di impatto sul territorio e sulla rete elettrica.
Sperando ovviamente che questa mansione di controllo non vada a sovraccaricare le stesse Autorità che non riescono a far fronte agli iter autorizzativi.

Articolo dell’Ing. Roberta Lazzari

Fonti
Acqua&Aria – n. 8 – ottobre 2010


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