Fosforo … (parte I)

Non è la prima volta che capita di discutere di quanto una materia si faccia notare alla nostra attenzione solo nel momento in cui il suo prezzo inizia a salire.

Pensiamo al caso dell’acqua, risorsa preziosissima e indispensabile per la nostra sopravvivenza, ma della quale inizieremo a regolare lo sfruttamento solo una volta che il suo prezzo inizierà a salire. Al momento la sprechiamo, finché forse un giorno non leggeremo al supermercato la frase: “Da oggi non si beve più acqua!”, che per certi versi è simile a quella che si è trovata qualche tempo fa nelle farmacie: “I termometri a mercurio vanno in pensione”.

In quel caso però nessuno si è preoccupato del vero motivo di questa inversione di mercato. Anzi la maggior parte di noi avrà pensato che anche il sistema di misurazione della nostra temperatura stava seguendo lo sviluppo tecnologico nonché le norme di salvaguardia per l’ambiente.
In realtà, andando a osservare i dati storici della produzione di mercurio, si nota una curiosità. La produzione mondiale di mercurio ha avuto un picco verso la fine degli anni Sessanta per poi pian piano decrescere. Non è stato deciso di smettere all’improvviso di usare il mercurio per la sua natura inquinante. C’è stato qualcos’altro. Certo è stata una cosa graduale, via via che il mercurio lo eliminavamo dal mercato, la produzione diminuiva perché c’era meno domanda. Ma occorre anche confrontare la curva di produzione storica con i dati geologici; ovvero le stime delle riserve mondiali, e allora si giunge alla verità ovvero: è stato estratto tutto il mercurio che potevamo estrarre.

Ecco che allora la prospettiva cambia: non è stata una libera scelta mandare a riposo i termometri classici, bensì: una scelta imposta dalla nostra scarsa capacità di sfruttare le risorse che ci offre la Terra, sino ad andare a esaurirle? O forse la risposta è legata alla nostra crescita esponenziale?
Tuttavia il mercurio è un classico esempio di materia sostituibile, in modo talmente semplice che nessuno (o quasi) si e’ posto la semplice domanda: perché?

Molto diverso è il caso del fosforo
I composti del fosforo sono coinvolti nelle funzioni vitali di tutte le forme di vita conosciute. Infatti i gruppi fosfato sono parte delle molecole del DNA, dell’RNA, dell’ATP e dei fosfolipidi, senza contare che il fosfato di calcio è un componente essenziale delle ossa.
Il fosforo è un metalloide multivalente del gruppo dell’azoto, normalmente trovato nelle rocce fosforose inorganiche naturali e in tutte le cellule viventi. A causa della sua alta reattività, non si trova mai come elemento libero in natura. Si presenta in parecchie forme allotropiche, ed è un elemento essenziale per gli organismi viventi.
Il fosforo nella sua forma pura ha un colore bianco, pertanto viene denominato fosforo bianco, ed esso è anche la forma più pericolosa di fosforo nota. Quando il fosforo bianco si presenta in natura esso può costituire un pericolo serio per la nostra salute. Il fosforo bianco è estremamente tossico e in molti casi l’esposizione ad esso è mortale.

Gli acidi fosforici concentrati vengono utilizzati in agricoltura sottoforma di fertilizzanti. Non occorre dimenticare che le condizioni che determinano la crescita delle piante sono riconducibili a tre elementi: azoto (N), fosforo (P) e potassio (K), che devono avere le seguenti percentuali nei fertilizzanti: 19, 12 e 5.
Se si guarda la curva della produzione di fosfati si nota che essa ha fatto un bel picco ed ora è in declino. Anche se non allo stesso modo del mercurio. I fosfati sono ancora ad un buon 80% del massimo della produzione. Ma nonostante ciò, la tendenza è il declino. E in questo caso ciò che dovrebbe preoccupare di più è che i fosfati non sono sostituibili.

Tuttavia questo problema potrà farsi molto pesante nel futuro. E non c’è modo di risolverlo con  tecnologie avanzate. Occorrerà ristrutturare l’agricoltura in modo da usare meno fosfati e riciclarli il più possibile. E la cosa non sarà per niente facile.

Articolo dell’Ing. Roberta Lazzari

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