Formazione di condensa all’interno di un vetrocamera

Proponiamo un nuovo intervento degli ingegneri Fulvio Re Cecconi, direttore del tabloid Ingegneri, ed Enrico De Angelis, docente di Architettura tecnica presso il BEST di Milano, sul tema dei guasti in edilizia.

Nel precedente articolo si era trattato di deformazioni delle vetrate su facciate continue (leggi articolo), in questo approfondimento si analizzerà il problema della formazione di condensa all’interno di un vetrocamera. L’articolo è tratto dal numero di luglio di Ingegneri.

Descrizione dell’elemento oggetto del guasto e materiale oggetto di meccanismi di alterazione
L’elemento oggetto del guasto è una facciata continua in alluminio (infisso esterno verticale secondo la UNI 8290) che funge da chiusura della hall di un edificio per il terziario.
La particolarità della hall, che si sviluppa in altezza per più piani dell’edificio stesso, è quella di costituire un grosso volume che crea notevoli complicazioni per chi si occupa della progettazione impiantistica, in tali zone, infatti, non è banale mantenere le condizioni ottimali di comfort termico.

Descrizione del modo di guasto
Indipendentemente dalle considerazioni sulla difficoltà di mantenere il comfort interno, la condensa nell’intercapedine dei vetrocamera avviene generalmente per difetto di tenuta della sigillatura primaria costituita dal cordolo di butile, che lega le lastre di vetro al distanziatore, e per quella secondaria in silicone. L’alterazione di tenuta di questa doppia barriera genera migrazioni di vapore che possono portare al fenomeno dell’appannamento interno all’intercapedine.
Nell’intercapedine, in corrispondenza del distanziatore, è collocato un disidratante che ha il compito di assorbire il vapore acqueo contenuto nel vetrocamera immediatamente dopo la sua realizzazione.

Qualora vi siano delle infiltrazioni dall’ ambiente esterno verso l’interno del vetrocamera, il sale disidratante giunge a saturazione e non è in grado di assorbire il vapore acqueo proveniente dall’ambiente confinante. In particolari condizioni di temperatura superficiale si ha la condensazione del vapore.
La formazione di condensa sulle superfici in intercapedine provoca la variazione delle caratteristiche ottiche dell’ elemento tecnico, determinando una riduzione delle prestazioni ottico-energetiche.
Quando la presenza è prolungata nel tempo il fenomeno di alterazione può diventare di tipo chimico e irreversibile. In questo caso tra il vapore acqueo e la superficie trasparente, con la quale è a contatto diretto, si hanno dei fenomeni di scambio ionico, cioè alcuni ioni idrogeno entrano nel vetro da cui fuoriescono ioni sodio. Si innesca così il processo di degrado e dissoluzione della superficie del vetro.

Suggerimenti per il ripristino
Ovviamente è impossibile riparare un vetrocamera che abbia subito un simile degrado e quindi l’unico intervento possibile è la sostituzione dell’intero vetro.

Suggerimenti per la prevenzione
La prevenzione di un tale tipo di guasto si ottiene utilizzando vetrocamera di qualità, in particolare è necessario:
– utilizzare vetrocameramera conformi alla normativa di riferimento UNI EN 1279-1/2/3/4 “Vetro per edilizia – Vetrate isolanti”;
– scegliere vetrocamera dotati di un cordolo sigillante di butile in grado di assorbire le sollecitazioni meccaniche tipiche a cui viene sottoposto un infisso esterno verticale.

Articolo di Fulvio Re Cecconi ed Enrico De Angelis

Per saperne di più
Banca dati Guasti in edilizia Maggioli Editore


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