Energy Performance of Buildings Directive, un’analisi dei contenuti

Considerato che gli edifici sono responsabili del 40 % del consumo globale di energia dell’Unione, nel documento comunitario 2010 (la nuova direttiva europea n. 31/2010 è entrata in vigore il 9 luglio 2010; la precedente direttiva 2002/91/CE sarà abrogata dal 1° febbraio 2012) viene sottolineata la necessità di ridurre ulteriormente quanto previsto prima dal Protocollo di Kyoto e poi dal pacchetto Clima Energia che prevedeva di ridurre del 20 % le emissioni di gas a effetto serra, di aumentare del 20 % il risparmio energetico e di raggiungere il 20 % di consumo da fonti rinnovabili entro il 2020.

In Italia negli ultimi venti anni l’indice delle emissioni di gas serra è rimasto inalterato. Resta un punto fermo l’obbligo degli Stati membri di redigere una propria legislazione nazionale che indichi le metodologie da seguire e le prestazioni minime di legge (requisiti minimi di efficienza energetica degli edifici) per poter raggiungere gli obiettivi. Con edificio a energia quasi zero si intende un edificio ad altissima prestazione energetica, determinata tenendo conto dei consumi legati al riscaldamento, raffrescamento, ventilazione, illuminazione, produzione ACS; il fabbisogno energetico dovrebbe essere coperto in misura significativa da energia da fonti rinnovabili.
La Commissione europea entro il 20 giugno 2011 dovrebbe elaborare un quadro metodologico comparativo che consenta di calcolare livelli ottimali in funzione dei costi per i requisiti minimi di prestazione energetica, validi sia per i nuovi edifici, sia per il patrimonio edilizio esistente da riqualificare.
Negli edifici esclusi dall’applicazione, oltre quelli già previsti dalla direttiva 91/2002 e dal d.P.R. 59/2009, rientrano anche gli edifici residenziali utilizzati meno di quattro mesi all’anno o con un consumo energetico previsto inferiore al 25 % del consumo totale annuo.

Si può suddividere la nuova direttiva in quattro aspetti fondamentali: ambiti di applicazione, obiettivo di edificio ad energia quasi zero, incentivi e certificazione energetica.
Tra gli ambiti di applicazione, gli edifici di nuova costruzione dovranno soddisfare i requisiti minimi che verranno prescritti dal decreto nazionale di recepimento. Nel caso di “ristrutturazioni importanti”, gli Stati membri dovranno prevedere l’applicazione dei requisiti minimi di prestazione energetica.
Gli Stati membri stabiliscono inoltre i requisiti relativi al rendimento energetico, alla corretta installazione e alle dimensioni, regolazione e controllo su impianti di riscaldamento, di produzione di acqua calda sanitaria, di condizionamento d’aria e di ventilazione.

L’obiettivo principale della direttiva è che entro il 31 dicembre 2020 tutti gli edifici di nuova costruzione siano ad energia quasi zero; tale data viene anticipata al 31 dicembre 2018 per gli edifici di proprietà pubblica od occupati da enti pubblici.
Gli Stati membri adottano le misure necessarie per l’istituzione di un sistema di certificazione energetica degli edifici. L’attestato di prestazione energetica comprende la prestazione energetica di un edificio e valori di riferimento quali i requisiti minimi di prestazione energetica. Viene ribadito il concetto che gli enti pubblici devono svolgere un ruolo guida.
La certificazione energetica e l’ispezione degli impianti devono essere effettuati in maniera indipendente da esperti qualificati e/o accreditati, operanti in qualità di lavoratori autonomi o come dipendenti di enti pubblici o di imprese private.

Attualmente in Italia a livello nazionale vale quanto presente sul decreto legislativo 115/2008; le norme di riferimento restano le UNI TS 11300.
Per quanto riguarda gli incentivi, sono due i settori che presentano le maggiori potenzialità di risparmio energetico: trasporti ed edilizia. La Commissione proporrà incentivi agli investimenti e strumenti di finanziamento innovativi entro la metà del 2011.

Articolo dell’ing. Valeria Erba, presidente Anit (tratto dalla rivista neo Eubios n. 34, dicembre 2010)


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