Energia elettrica e aumento dei costi. Quando è giusto?

Agli aumenti del costo dell’energia elettrica cui tutti siamo soggetti anno dopo anno, si può reagire in due modi: panico o cambiamento di abitudini. Di solito il primo è la reazione immediata che abbiamo quando, dopo i botti di Capodanno, al telegiornale a ricevere la botta siamo noi, quando ci viene annunciata la nuova stangata prevista per la primavera. A questo punto dobbiamo solo imparare a far nostro il secondo comportamento: diventare più efficienti e fare più con meno.

Se in Italia per il costo che dobbiamo pagare dovremmo essere quasi propensi a tornare ad usare le candele, nei paesi produttori di grossi quantitativi di energia, quali il Canada, dove il costo medio si aggira attorno a 0,07 USD/kWh (circa 0,047 euro/kWh, contro l’offerta dell’Enel prezzo bloccato per due anni di 0,103 euro/kWh, al netto delle imposte) il problema è proprio il costo troppo basso.
Insomma, laddove il costo dell’energia è troppo economico non c’è la giusta spinta per essere efficienti.
Attualmente una delle più grosse compagnie distributrici canadesi, la BC Hydro, ha previsto un aumento del 14% della bolletta, decisamente un grosso aumento, che sta mettendo in difficoltà non poco la popolazione, avvezza a trascurare l’importanza di lasciare le luci sempre accese. Diversamente dall’utilizzo delle proprie autovetture, dove ciascuno è costretto a spendere immediatamente un consistente quantitativo di soldi per il carburante, la bolletta della luce arriva solo dopo uno o due mesi e quindi a comportamenti errati e reiterati passati.
Si è quindi giunti alla conclusione che così come nelle macchine esiste una lancetta che misura il consumo di carburante, anche per le utenze domestiche deve esistere un contatore dei kWh consumati da ogni apparecchio.
Sono quindi cominciate le campagne di educazione, dove vengono spiegati come a ogni dollaro speso in maniera efficiente corrispondano 5 dollari risparmiati in generazione. Come in molti altri paesi vengono promosse le energie rinnovabili, ma quello che la gente apprezza di più, anche se allo stesso tempo fa trasalire, è il sapere quanta energia richiede lo stereo piuttosto che il forno microonde. E rimangono sorpresi quando scoprono che la loro odiata radiosveglia consuma al giorno 360 Wh.

Quello che sta accadendo in Italia invece, e che sta passando un po’ in sordina visti gli altri problemi affrontati dal Bel Paese in questo periodo, è che è stato votato l’art. 23 bis del decreto legge 112 del Ministro Tremonti, che prevede l’introduzione della gestione dei servizi idrici nel mondo dell’economia capitalista, ovvero la privatizzazione dell’acqua. Quello che molti sottovalutano è che l’acqua non è sostituibile nella maggior parte dei suoi impieghi e non è economicamente conveniente il suo trasporto a distanze superiori a qualche centinaio di chilometri. C’è chi come Rosaria Ruffini e Beppe Grillo s’indignano a sentire tutto ciò, piuttosto chi, per scaramanzia o perché teme anche questo, comincia a progettare di aprire ditte che vendono l’aria che respiriamo, prossimo possibile bene soggetto a privatizzazione?

Tuttavia resta un unico grande punto interrogativo: senza dare un prezzo ad ogni cosa che ci circonda, siamo in grado a stabilirne un valore?

Articolo dell’Ing. Roberta Lazzari


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