Edilizia scolastica, Covid-19 e l'occasione per ripensare gli edifici scolastici

Edilizia scolastica, Covid-19 e l’occasione per ripensare gli edifici scolastici

Edilizia scolastica

Nel periodo post emergenza si è parlato tanto di smart working e dei vari ambienti di lavoro: tant’è che in maniera tempestiva, si è provveduto a progettare e pensare i luoghi del lavoro in modo completamente diverso. Poco o nulla invece si è detto per quando riguarda la scuola. Eppure il tema della scuola non è solo un “affare post Covid”, ma è un argomento sempre caldo e problematico che ha radici profonde.

Facciamo un passo indietro: negli anni scorsi, eventi drammatici e luttuosi hanno spinto a riconsiderare il tema della sicurezza degli edifici scolastici. Già il fatto che l’attenzione sull’edilizia scolastica sia stata sollevata in seguito a crolli e tragedie la dice lunga su quanta poca cura l’Amministrazione Pubblica dedichi alla sua “cosa pubblica” più importante, generatrice del futuro del Paese e del mondo.

La scuola è la vita di un Paese, lo scrigno in cui si custodisce il tesoro del futuro. C’è bisogno di rispetto, di attenzione, di impegno. La scuola…è un piccolo ecosistema, è un ambiente di vita in cui tutti, crescendo, passiamo molti anni importanti della nostra vita: deve essere sano, accogliente, sicuro, ecologico” (cit. Umberto Eco).

Garantire la sicurezza dei fruitori degli ambienti scolastici dovrebbe essere un pre-requisito in termini assoluti, ma quanto sono sicuri gli edifici scolastici?

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Quali sono i costi per recuperare il patrimonio edilizio?

È sotto gli occhi di tutti lo stato di degrado in cui versa gran parte del nostro patrimonio edilizio ad uso scolastico per la semplice ragione che su questo terreno il Governo, negli anni passati, ha ridotto in maniera significativa le risorse destinate scaricando oneri e responsabilità agli enti locali e ai dirigenti scolastici.

Edilizia scolastica

Fig.1_Distribuzione percentuale delle date di realizzazione degli edifici scolastici presenti sul territorio italiano ©CRESME

Gli edifici scolastici in Italia, secondo l’Anagrafe dell’edilizia scolastica del Miur, sono circa 40mila; hanno un’età media avanzata e in due casi su tre sono stati costruiti più di 50 anni fa. Molte scuole sono fragili e insicure, edificate senza attenzione ai criteri antisismici e con l’impiego di materiali scadenti. Con diverse carenze sia nelle strutture portanti, sia negli impianti; così come sono numerosi i casi in cui non sono state adottate misure per l’abbattimento delle barriere architettoniche.

Non solo. Sia gli edifici degli anni Settanta sia quelli antecedenti mancano dal punto di vista della sostenibilità ambientale e dell’efficienza energetica: materiali non isolanti, vetrate e infissi che disperdono il calore, fonti di riscaldamento o raffreddamento inquinanti e inefficienti.

A pesare sull’intero quadro c’è anche una scarsa manutenzione ordinaria e straordinaria, dovuta probabilmente alla frammentazione di responsabilità e competenze distribuite tra Stato, regioni, enti locali e singole scuole in merito alla proprietà e alla conduzione degli edifici.

Il ritorno a scuola passa anche per la ristrutturazione degli edifici scolastici, punto fondamentale per la ripresa a (ogni) settembre.

La Fondazione Agnelli stima che per ristrutturare e rinnovare i 40mila edifici scolastici (oggi attivi) servirebbero 200 miliardi di euro. Si tratta di una cifra pari a poco più dell’11% del Pil ed equivalente a tre anni dell’attuale spesa complessiva per l’istruzione.

Si tratta di un investimento imponente, che non può che essere realizzato in pochi anni. – sottolinea il direttore della Fondazione Agnelli, Andrea GavostoMa proprio per questo è importante che l’ambizioso programma di riqualificazione delle scuole italiane venga programmato sin da adesso e perseguito senza incertezze e cambiamenti di rotta nei prossimi decenni”.

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Edilizia scolastica: ricostruire l’esistente e ripensare gli spazi

Non sempre gli interventi di riqualificazione sono risolutivi e difficilmente rappresentano la migliore soluzione in termini di costi-benefici. Uno dei grandi problemi è che gli edifici scolastici non sono mai stati ripensati, al massimo adeguati sotto il profilo della sicurezza (solo l’8% degli edifici è progettato secondo la normativa antisismica e il 54% si trova in zone a rischio sismico).

Oggi, per tutta una serie di circostanze, è indispensabile ripensare gli spazi. Dove non ci sono vincoli e condizioni ostacolanti, la dismissione, la demolizione e la ricostruzione consentono di ripensare, anche in termini di opportunità economica, l’edificio.

In questo quadro infatti, ricostruire l’esistente potrebbe essere un’efficace rivalorizzazione del nostro patrimonio scolastico, che andrebbe sostenuto e incoraggiato dallo Stato nell’ambito di un più ampio programma di salvaguardia dell’ambiente. Al contempo, rappresenterebbe una via per rilanciare l’economia ed affrontare la crisi, creando una nuova edilizia fondata sulla rigenerazione urbana, sull’efficienza energetica, sulla qualificazione e la sicurezza: un’edilizia legata alla qualità e che non consuma territorio.

L’architettura scolastica deve cambiare. Un augurio nella speranza che nella nuova scuola vengano annullati i vuoti progettuali del passato.

Quale occasione, se non il Coronavirus, per ripensare spazi sicuri, areati, verdi e dove la distanza tra le persone è perennemente modificabile grazie all’assenza di un perimetro rigido?” (cit. Arch. Alfonso Femia).

Ripensare gli spazi o pensare scuole nuove significa in primis differenziare gli spazi, ottimizzandoli, non solo per fini didattici, ma anche e soprattutto per utilizzare al meglio la superficie disponibile, garantendo così all’utenza, spazi abitabili e fruibili anche al di fuori di attività didattiche, amministrative e di programmazione.

Le nuove scuole non dovrebbero esser più concepite secondo schemi rigidi o modelli riferiti al passato, che le ‘imprigionano’ in standard oramai obsoleti (modello di architettura funzionale all’era industriale, con aule e laboratori rigidamente divisi e collegati da corridoi): gli spazi di apprendimento dovrebbero adattarsi a qualsiasi cambiamento futuro. La flessibilità e la multifunzionalità degli ambienti può rappresentare una risposta rispetto alle sfide e all’incertezza del futuro.

Per configurare una dimensione nuova della struttura scuola, in secondo luogo, è necessario aprire la scuola al territorio: ciò non significa fare edifici con grandi giardini, ma creare relazione tra la scuola ed il contesto, attraverso posizioni e percorsi protetti che consentano un’interazione tra gli studenti e i luoghi limitrofi. L’obiettivo deve essere il superamento dell’idea di istituto scolastico come luogo del far lezione a favore di una concezione che vede la scuola espressione del territorio (e in quanto tale al suo servizio). Tale concezione deve essere collegata ad un più ampio concetto di inclusione: realizzare scuole inclusive rispetto all’intera comunità in cui la scuola è situata.

Ad oggi ci troviamo di fronte ad uno scenario preoccupante: sarà confermato o scongiurato per il futuro?

Scarica il Protocollo Sicurezza Scuola del 6 agosto 2020

Scarica le linee guida per la ripresa della scuola dell’infanzia (0-6 anni) del 31 luglio 2020

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